Legambiente presenta Ecomafia 2014: "La camorra ha puntato in particolare sulla Romagna"

"Nel corso del 2013 l'Emilia Romagna ha registrato ben 837 infrazioni accertate, 1.219 denunce e 237 sequestri - viene evidenziato dal rapporto -. Insieme ad altre regioni del Nord Italia, anche l’Emilia-Romagna si conferma quindi come uno dei “palcoscenici” prediletti dalla ‘ndrangheta e dei suoi alleati"

"Sono 29.274 le infrazioni accertate nel 2013: più di 80 al giorno, più di 3 l’ora. In massima parte hanno riguardato il settore agroalimentare: ben il 25% del totale, con 9.540 reati (erano stati 4.173 nel 2012), mentre il 22% delle infrazioni ha interessato la fauna, il 15% i rifiuti e il 14% il ciclo del cemento". E' quanto emerge da Ecomafia 2014, il dossier di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale, dedicato quest’anno alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin, e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta proprio a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio.

Il rapporto evidenzia come "il fatturato, sempre altissimo nonostante la crisi, ha sfiorato i 15 miliardi di euro grazie al coinvolgimento di numerosi clan (ben 321) che per i loro traffici hanno potuto contare spesso sull’aiuto di funzionari e dipendenti pubblici consenzienti o decisamente disonesti che hanno semplificato iter e processi autorizzativi in cambio di sostanziose mazzette. E se l’aggressione ai beni comuni continua senza sosta e senza troppi scossoni, cambia la geografia degli ecocrimini, sempre più insofferente ai confini territoriali e amministrativi (sia regionali che nazionali o internazionali), così come mutano le strategie criminali e il modus operandi. I rifiuti, ad esempio, non finiscono solo sotto terra, ma anche nei circuiti del riciclo in nero o del finto riciclo, i soldi incanalati nei circuiti finanziari internazionali".  

Reati ambientali e corruzione sono strettamente connessi”, ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. “E all’inizio di quest’anno sembrava possibile uno scatto politico in avanti per affrontarli finalmente con strumenti adeguati. Il disegno di legge sui reati ambientali approvato alla Camera e la gestazione in Parlamento di un disegno di legge sulla corruzione sono iter necessari e a nostro avviso non più rinviabili. Invece, ancora una volta, sono bloccati. E gli inquinatori festeggiano. Perché senza l’approvazione della legge che inserisce i reati ambientali nel codice penale, che seppure troppo limitata e imperfetta rappresenterebbe un chiaro indirizzo e magari anche un punto di non ritorno nella lotta alle ecomafie, sarà difficile istituire inchieste e colpire gli ecocriminali che nonostante i danni pesantissimi inferti alla comunità e all’ambiente continueranno a farla franca”.

Ecomafie in Emilia-Romagna - "Nel corso del 2013 l'Emilia Romagna ha registrato ben 837 infrazioni accertate, 1.219 denunce e 237 sequestri - viene evidenziato dal rapporto -. Insieme ad altre regioni del Nord Italia, anche l’Emilia-Romagna si conferma quindi come uno dei “palcoscenici” prediletti dalla ‘ndrangheta e dei suoi alleati, come ha rilevato dalla Dna nella sua Relazione annuale, quando rileva che la nostra regione è al secondo posto in Italia per numero di “segnalazioni di matrice ‘ndranghetista” (ben 50), tallonando da vicino la capofila Lombardia che registra 55 segnalazioni".

"Seguendo la traccia dei soldi, una prima importante conferma di ciò proviene dal boom di operazioni finanziarie sospette pervenute all’Uif (Unità di informazione finanziaria) della Banca d’Italia - sottolinea Legambiente nello studio -. +20% rispetto all’anno precedente, che aveva registrato 5.192 operazioni, facendo balzare l’Emilia-Romagna al quarto posto in Italia dopo Lombardia (12.171), Lazio (7.877) e Campania (7.594). Una complessa geografia criminale nella nostra regione, che appare da questo punto di vista divisibile in tre macro-aree: l’Emilia, la Romagna e Bologna". La camorra ha puntato in particolare sulla Romagna, e, nella patria del divertimento, è ormai presente “ai massimi livelli del crimine organizzato casalese”. “Stabilmente inseriti in traffici illeciti nella Romagna” sono anche i clan Sacco e Stolder, entrambi napoletani. Da queste parti gli affari si fanno soprattutto con la droga e col riciclaggio nel settore immobiliare e in genere nel ciclo del cemento: hotel, ristoranti, discoteche, pub.

Per Legambiente "il controllo delle forze dell'ordine e delle autorità preposte deve essere supportato anche da una definitiva presa di coscienza e di riconoscimento della presenza mafiosa in regione da parte della cittadinanza. Per questo Legambiente Emilia Romagna ha partecipato ad un bando regionale nell’ambito delle "Politiche per la sicurezza e della polizia locale” con la proposta di un progetto dal titolo "Ecolegalità 2.0." Il progetto, che vede coinvolti alcuni Istituti superiori di Bologna, Modena, Forlì e Parma, si concluderà a maggio 2015 dopo un percorso di coinvolgimento degli studenti non solo in un’attività di formazione sui temi dell’ecomafia, ma soprattutto nella preparazione di un prodotto educativo/comunicativo realizzato con strumenti in versione 2.0.

“Così facendo – afferma Lidia Castagnoli della segreteria regionale di Legambiente – l’attività di sensibilizzazione dei ragazzi sul fenomeno delle ecomafie e dell’illegalità ambientale, e la promozione di una cultura del territorio come strumento di contrasto alla criminalità, si combinerà con la valorizzazione del loro protagonismo nella progettazione e nella realizzazione di prodotti di comunicazione capaci di essere efficacemente assimilatati dai loro coetanei”. A conclusione delle attività, il progetto prevede che le scuole coinvolte partecipino ad un concorso per il migliore prodotto educativo sull’ecomafia, premiato nel corso di un evento pubblico a valenza regionale durante il quale sarà presentato e dibattuto anche il Rapporto Ecomafia di Legambiente.

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