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Province, il Governo fissa i criteri: per la Romagna è fusione

Almeno 350mila abitanti e una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati. Questi sono i criteri minimi fissati dal Consiglio dei ministri

Almeno 350mila abitanti e una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati. Questi sono i criteri minimi fissati dal  Consiglio dei ministri che si è riunito venerdì per stabilire, tra le altre cose, i criteri sulla base dei quali accorpare le Province italiane. Si tratta di criteri che non vengono rispettate da nessuna delle tre Province romagnole, che vengono così costrette ad avviare il processo di accorpamento. Il tutto deve entrare in funzione al massimo il 1º gennaio 2014.

TEMPI - Il calendario istituzionale prevede che nei prossimi giorni il Governo trasmetta la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (CAL), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali. La proposta finale sarà trasmessa da CAL e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all’effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura.

COMPETENZE - Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto “Salva Italia”).

LA ROMAGNA - Nessuna delle tre attuali Province della Romagna rispetta i criteri fissati da Monti. Mentre se dal punto di vista della popolazione sia Forlì-Cesena che Ravenna superano il dato fissato, è lo scoglio dell'estensione territoriale a non essere superato da nessuna delle tre.

La Provincia di Forlì-Cesena ha all'incirca 400mila abitanti e ha 2377 km quadri di estensione. La Provincia di Rimini vanta circa 330mila abitanti e un'estensione di 863 km quadrati. La Provincia di Ravenna 390mila abitanti e un'estensione di 1858 km quadrati.

 

LE REAZIONI. Tra le prime reazioni ci sono quelle di Mazzuca e Pizzolante del PdL: "Con la definizione dei nuovi criteri di dimensionamento delle Provincie si spalancano le porte alla Provincia unica romagnola . È un punto di arrivo perché questo risultato consente ai Romagnoli di unire le forze, è però, soprattutto, una sfida per far contare di più la Romagna a Bologna, Roma e Bruxelles. Adesso, affinché non sia una fusione a freddo, occorre convocare gli Stati generali, per costruire un profilo strategico unitario della Romagna. La Romagna deve diventare perno e collante di una più ampia Regione adriatica, che va da Venezia ad Ancona, per far uscire il Medio-Alto Adriatico da un imbuto logistico e per disegnarne un nuovo protagonismo verso i grandi mercati dell’Est e dell’Oriente, dalla Russia alla Cina".

E ancora: "Occorre inoltre una prova di maturità delle classi dirigenti romagnole affinché si possano definire in maniera unitaria assetti e collocazioni delle nuove funzioni di area vasta, dalla sanità, ai trasporti, ai comandi di Polizia, alla Camera di Commercio e agli insediamenti statali. Tenendo conto, in maniera responsabile, dei ruoli e delle vocazioni di ciascun territorio".
 

 

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