Abolizione delle Provincie, cambia la gestione dell'Università: "Aprirsi ad altri soggetti economici"

“Un bilancio che parte dalla soddisfazione per i risultati ottenuti ma anche dalla consapevolezza di essere di fronte ad un bivio che tocca tre aspetti cruciali: l’identità dell’Università a Rimini; l’integrazione dell’Università con il territorio di Rimini e il rapporto con Bologna; lo sviluppo di UniRimini"

“Tra chi ha contribuito in maniera sostanziosa a realizzare e sostenere l’Università a Rimini c’è, sin dalla nascita, anche la Provincia di Rimini. Un ruolo mantenuto per quasi 20 anni, costantemente diretto alla valorizzazione dell'impianto riminese. Trovo dunque quanto mai opportuno compiere una riflessione su quali scenari futuri si apriranno nel momento in cui proprio la Provincia si appresta a cambiare natura e funzioni. Dovendo quindi mettere forzatamente in discussione il proprio ruolo nella società consortile UniRimini, mi pare logico tracciare un minimo bilancio con qualche proiezione sulle prospettive”. Si apre così la riflessione del vicepresidente della Provincia di Rimini, Carlo Bulletti

“Un bilancio che parte dalla soddisfazione per i risultati ottenuti ma anche dalla consapevolezza di essere di fronte ad un bivio che tocca tre aspetti cruciali: l’identità dell’Università a Rimini; l’integrazione dell’Università con il territorio di Rimini e il rapporto con Bologna; lo sviluppo di UniRimini. Ho sempre sostenuto che l’università per Rimini rappresenti uno dei nodi cardini per lo sviluppo futuro del nostro territorio, non solo a livello educativo e culturale ma anche identitario. Questo a patto di compiere il vero salto di qualità, quello che permetta all’università riminese di diventare un vero e proprio fulcro accademico di livello internazionale che punti sulle nostre eccellenze riconosciute, su tutte il turismo e il benessere, la qualità della vita e della moda, ambiti nel quale Rimini può davvero fare scuola e che giustamente sono stati posti come asset del Dipartimento riminese.  - sottolinea Bulletti-  Chi si forma al lavoro a Rimini non è più solo ‘offerto’ alla realtà socioeconomica di Rimini ma va a competere con un mondo del lavoro globale e quindi è necessario spostare sempre più in alto l’asticella formativa. Resta allora da approfondire la concretizzazione che sta sotto quel titolo felice, qualità della vita. Non è un dettaglio da poco, in una realtà come quella locale che già non si distingue in Emilia Romagna per capacità del suo tessuto economico ad assorbire laureati”.

“La questione dell’integrazione è duplice: da una parte c’è quella della relazione tra sede e corpo studentesco (più o meno problematica anche in altre città italiane, dove comunque l’università è sempre ‘città nella città’), dall’altra quella più propriamente didattica, con il problema storico dell’Università di Rimini a potere contare su docenti incardinati e un rapporto ancora problematico con Bologna che raramente concede e più spesso sottrae. Certo è che, dopo aver lavorato in maniera strutturale per offrire servizi e contenitore in grado di ospitare aule e studenti, attraverso un vero e proprio ripensamento dei servizi e dell’offerta complessiva di un intero territorio, oggi lo sviluppo dell’università passa attraverso la capacità e la possibilità di poter incardinare nel nostro polo docenti e ricercatori. Questo passa certamente attraverso atti concreti come la possibilità di poter offrire assegni di ricerca e borse di studio, ma a monte anche attraverso un diverso rapporto con Bologna, che puntando sull’autonomia permetta all’università riminese di diventare qualcosa di più di un polo decentrato bolognese. Occorre completare quanto fatto negli anni attraverso un lavoro capillare, con il quale si sono definiti e sistemati razionalmente tutti i pezzi del puzzle affinché ogni investimento sulla sede di Rimini (contenitori, ricerca, docenti) corrispondesse, fosse coerente e dialogasse con la vocazione e le eccellenze del territorio e le linee di sviluppo delineate dalle istituzioni locali. Ancora una volta la sfida si gioca anche all’interno della nostra stessa comunità”, continua il vicepresidente.

“È qui arrivo all’ultimo aspetto della mia riflessione, quello del futuro di UniRimini, che non può che transitare da una progressiva apertura di UniRimini nei confronti di altri soggetti, anche economici, che hanno il diritto/dovere di avere un ruolo da protagonista (e non più da comparsa o da spettatore) nella prospettiva di far crescere questa leva strategica straordinaria per il nostro territorio; su questo sono in accordo con le ‘linee di indirizzo’ affermate dal presidente di UniRimini, Leonardo Cagnoli. L’occasione, paradossalmente, può essere proprio quella dell’estinzione della Provincia, la cui quota nella società consortile dovrà essere assorbita o dagli altri o da nuovi soci. Questo cambiamento radicale, se fatto in maniera aperta e senza paura, può trasformarsi in un occasione di rilancio, coinvolgendo chi oggi assiste senza impegno diretto”.

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