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Albergo confiscato alla mafia, si scatena la tempesta politica sull'hotel Smart

Dopo la proposta di abbattimento della struttura da parte del sindaco di Riccione si sono levati gli scuri del Partito Democratico che ha attaccato il primo cittadino per l'idea di ricavarne dei parcheggi

A dar fuoco alle polveri era stata il sindaco di Riccione Renata Tosi che intervenendo sull'hotel Smart, la struttura della Perla Verde confiscata alla mafia e finita nel patrimonio indisponibile della Perla Verde, aveva dichiarato che per risistemare la palazzina fatiscente erano necessari almeno 3 milioni di euro che sarebbero dovuti uscire dalle casse del comune e quindi dalle tasche dei cittadini. Per il primo cittadino, quindi, la soluzione migliore sarebbe stata quella di abbatterlo per realizzare dei parcheggi. Un'idea immediatamente contestata dal Pd cittadino che aveva prontamente ribattuto attaccando la Tosi sostenendo che "Il valore sociale di un bene riconvertito e assegnato alla città non può essere biecamente calcolato pensando ai costi che il comune dovrebbe sostenere per attuarlo". A inserirsi nella polemica è stata poi l'onorevole Elena Raffaelli con un perentorio "Come Lega amiamo l’arrosto più del fumo e soprattutto le ruspe…quando servono". La parlamentare riccionese, infatti, ha puntato il dito contro le posizioni dei dem che sono "lontani dall’amministrazione da diversi anni". L'onorevole Raffaelli ha quindi ricordato che "un edificio vetusto, collabente, devastato al suo interno, di alcuna qualità architettonica e funzionale, senza standard e parcheggi – tipo la palazzina ex-Smart – costa più ristrutturarla che costruirla ex novo. La sostituzione edilizia, ove possibile, è un’operazione virtuosa che porta alla sostituzione dei vecchi fabbricati senza qualità, energivora e sismicamente precaria, funzionalmente datata e sottodotata, con il nuovo paradigma del buon costruire eco-compatibile sia in termini edilizi che urbanistici, a costi, come detto, comparabili, se non inferiori. E’ quello che abbiamo fatto con le proprietà pubbliche tipo le scuole, con il museo, che faremo con l’ex macello, e che molti operatori economici, sfruttando le opportunità delle nostre norme edilizie, stanno realizzando in città sulle loro piccole e grandi proprietà. Per cui demolire è un presupposto per ricostruire ed è, nel caso specifico, anche un segnale iconico ‘di buttare via il vecchio – macchiato di sangue – e costruire il nuovo’ tipo le ruspe sulle ville dei Casamonica a Roma. Non ultimo consiglierei agli amici qualche ripetizione anche dall’ex magistrato Giancarlo Caselli che in una recente lettera aperta al Governo richiede alcune mosse sulla gestione dei beni confiscati; “Beni confiscati, la svolta in tre punti” che appoggia sull’assioma che sottoscrivo integralmente, “più legalità=meno mafie; meno mafie=più sviluppo”: fornire dell’Agenzia nazionale risorse adeguate per smaltire la gran mole di lavoro accumulata; fornire risorse ai Comuni per gestire i beni assegnati; accelerare le procedure penali di confisca e riassegnazione. Proposte concrete che controfirmo come Onorevole e come Assessore e che mi impegno ad appoggiare per ottenere risultati concreti, oltre le chiacchere e le passerelle che cedono alla tentazione del professionismo anti-qualcosa".

A stretto giro di posta è quindi arrivata la replica di un altro esponente del Pd, il consigliere regionale Nadia Rossi, che si è detta "esterefatta" della "polemica imbastita ad arte dal sindaco Renata Tosi sul riutilizzo dell’Hotel Smart e sul ruolo dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata, di cui Riccione fa parte da anni. Mi sembra chiaro che il sindaca confonda i piani e voglia trasformare anche la lotta alla mafia, che dovrebbe vedere tutti uniti, in una lotta politica. Mi si permetta di spezzare una lancia in favore dell’Osservatorio, eccellenza del nostro territorio che ha il compito - e lo svolge con concretezza - di studiare, analizzare, sensibilizzare la cittadinanza sui fenomeni emergenti in termini di rischi sulla criminalità, non di gestire o intervenire sui beni confiscati nel territorio. Tenere la luce accesa sul radicamento di forme imprenditoriali illecite è fondamentale, ma è prerogativa delle Istituzioni locali tenere conto delle informazioni del monitoraggio dell’Osservatorio per poi porre in essere azioni adeguate che permettano di restituire il maltolto alla collettività".

"Ecco, questo il sindaco Tosi non l’ha fatto - prosegue la Rossi - l’Hotel Smart è entrato nel patrimonio indisponibile del Comune di Riccione per mezzo dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC) tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, ormai quattro anni fa. Da allora le “misure concrete a favore dei territori che hanno il diritto di riappropriarsi dei beni della criminalità organizzata”, per citare i suoi slogan, ci sono state, sia nazionali che regionali. Esempio lampante è il Testo unico sulla legalità approvato nel 2016 dalla Regione Emilia-Romagna che prevede all’art. 19, la possibilità di interventi regionali anche economici a sostegno delle amministrazioni locali che hanno avuto, come Riccione, l’assegnazione di beni immobili confiscati. Oppure ancora sarebbe bastato fare ricorso agli importanti finanziamenti messi a disposizione dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che già nel 2017 prevedeva fondi per milioni di euro proprio per la riqualificazione degli immobili confiscati da restituire alla collettività. Nel complesso le risorse finanziarie da utilizzare per la valorizzazione dei beni confiscati sono quindi molteplici, basta volerle intercettare presentando progetti degni di territori che fanno della lotta alla criminalità una priorità. Peraltro, piuttosto che lanciare la palla alla Regione che non è deputata a tali scelte, la sindaca dovrebbe verificare, come correttezza istituzionale le impone, la fattibilità delle sue proposte - ad esempio quella del parcheggio sbandierata sui giornali - con l’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati. E segnalo alla Sindaca e all’assessora alla sicurezza del Comune di Riccione nonché Deputata della Repubblica Elena Raffaelli, nel caso fosse sfuggito: anche nel "PNRR - Piano nazionale di ripresa e resilienza" sono stati stanziati 300 milioni di euro che possono essere utilizzati anche per queste finalità. I fondi ci sono: sarebbe quindi il caso si abbandonassero polemiche sterili facendo rimbalzare la responsabilità su altri e si iniziasse a lavorare per il bene della comunità riccionese. È chiaro che sia più facile demolire piuttosto che costruire, ma un’amministrazione che ama la sua città dovrebbe restituire ricchezza sociale ed umana alle future generazioni".

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