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Ambiente, riforma 'via' al centro di un'udienza conoscitiva

l progetto di legge di riforma della legge regionale che disciplina la procedura di Valutazione di impatto ambientale è stato al centro di un'udienza conoscitiva in Regione

l progetto di legge di riforma della legge regionale che disciplina la procedura di Valutazione di impatto ambientale è stato al centro di un'udienza conoscitiva convocata congiuntamente dalle commissioni Bilancio, affari generali e istituzionali e Territorio e ambiente, presiedute rispettivamente da Marco Lombardi e Damiano Zoffoli.

Il progetto di legge di iniziativa della Giunta - ha spiegato la relatrice Monica Donini - riscrive la Disciplina della procedura di valutazione dell’impatto ambientale (L.r.9/1999 ) innanzitutto al fine di adeguare, anche dal punto di vista formale, l’ordinamento regionale alle recenti innovazioni intervenute a livello statale, a seguito dell’entrata in vigore del cosiddetto “Codice ambiente” (Dlgs n. 152 del 2006) e delle sue successive modifiche. L’impianto della proposta si muove all’interno di una cornice molto definita, costituita dai vincoli delle norme statali e comunitarie, dentro la quale vengono riconosciuti al legislatore regionale alcuni autonomi spazi di intervento, utilizzati per porre rimedio ad alcune delle storture riscontrate nella prassi applicativa della previgente disciplina e per riempire alcuni vuoti dello stesso Codice ambiente. Il principale obiettivo del progetto di legge - ha ricordato - è quello di introdurre meccanismi finalizzati alla generale semplificazione dei procedimenti di Via e di verifica (screening), prevedendo misure di temporalizzazione e strumenti di razionalizzazione.

Barbara Zanetti (Tavolo regionale Imprenditoria) ha espresso condivisione per l’impianto generale del progetto di legge “che corrisponde a quanto si doveva fare per recepire la normativa statale” e, per quanto riguarda le parti del provvedimento lasciate all’autonomia regionale, ha suggerito di cogliere l’occasione per uniformare la difformità di interpretazioni delle norme che spesso si è verificata in passato negli ambiti locali. Tra i rilievi di merito Zanetti in particolare ha poi giudicato “ridondante” la previsione di un’assemblea pubblica nella quale il progetto o il relativo Istudio di impatto ambientale possono essere presentati in quanto, a suo giudizio, in un procedimento già fortemente lungo rappresenterebbe un aggravio nei tempi di istruttoria. Altro punto criticato come “fortemente penalizzante” la previsione dell’automatismo della Via nelle zone Sic e Zps. 

In sintonia con il precedente intervento Gianluca Rusconi (Confindustria) ha tra l’altro condiviso la proposta di prevedere, nell’articolo relativo allo screening, la possibilità di presentare integrazioni volontarie che - ha sottolineato - rappresentano uno strumento di flessibilità utile nel dialogo tra imprese e pubblica amministrazione. Giudizio particolarmente positivo invece per quanto riguarda la previsione di un rimborso delle spese di istruttoria in caso di ritardi della P.a., mentre è stata chiesta una misura di scomputo delle spese per chi, avendo già pagato lo screening, deve poi versare le spese per la Via. Un punto che non attiene direttamente al progetto di legge, ma che andrà successivamente chiarito - ha concluso Rusconi, riprendendo anche osservazioni di altri sulla questione - riguarda le problematiche legate all’assoggettamento allo screening dopo modifiche agli impianti, in quanto il legislatore nazionale parlando di “impatti significativi sull’ambiente” lascia una discrezionalità troppo ampia.

Da Sergio Baroni (Confservizi) piena condivisione per gli obiettivi e la parte applicativa del progetto di legge. Relativamente al sistema di delega alle Province, “importante e condivisibile” ha poi segnalato a sua volta la necessità di una maggiore omogeneità rispetto ai margini di discrezionalità lasciati alle autorità locali, auspicando un modello applicativo che fornisca maggiore certezza sui termini di applicabilità delle procedure specie per quanto riguarda lo screening che presenta maggiori margini di incertezza.

Sulla stessa lunghezza d'onda i rilievi mossi alla proposta di legge dai rappresentanti di Italia Nostra e WWF Emilia-Romagna che hanno criticato la scelta operata dalla Regione di tenere separati in due distinti progetti di legge Via e Vas, quando a loro giudizio sarebbe stato utile un raccordo tra i due procedimenti in un’unica proposta normativa. In particolare Marina Foschi (Italia Nostra) ha poi sottolineato, rispetto alla delega alle Province, la necessità di una valutazione su area vasta, tanto più che - ha detto - spesso le Province non hanno specificità e compentenze. Altro rilievo riguarda la debolezza delle fasi di controllo che oltre a riguardare la tempistica dovrebbero entrare con opportuni organismi nel merito delle effettive ricadute dei progetti realizzati. D’accordo Marco Galaverni (WWF Emilia-Romagna) che ha avanzato poi la proposta che i risultati dei monitoraggi siano pubblicati e messi in rete a disposizione di tutti. Galaverni ha anche detto no alla valutazione di impatto ambientale come variante ai piani provinciali e sì alle previsioni aggiuntive della nuova norma che riguardano Sic e Zps considerate aree protette.

Alfredo Negri (Democrazia dal basso) ha a sua volta sottolineato l’importanza dei controlli e della repressione, a suo avviso è necessaria una integrazione con il codice penale in materia di inquinamento. Obiettivo della legge - ha detto - non deve essere quello di fluidificare e rendere tutto possibile.

Per Mara Roncuzzi (Provincia di Ravenna) i trasferimenti di deleghe stabiliti nel nuovo testo dai comuni alle province, in assenza di maggiori risorse e personale, anziché attuare semplificazione rischiano di produrre un blocco delle autorizzazioni. Da valutare inoltre l’incognita che pesa sul futuro delle province stesse, visto quanto stabilito in proposito dal decreto ‘Salva Italia’ di fine anno.

Emanuela Bedeschi (Ausl di Reggio Emilia) ha sottolineato che il tema della salute della popolazione è ricompreso tra gli obiettivi, ma non si chiarisce come le Ausl possono essere coinvolte nella valutazione. Da qui la necessità di definire contenuti di minima per la partecipazione delle Ausl che ad oggi trovano un diverso coinvolgimento a seconda dei territori e dei casi.

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