Anpi sul piede di guerra: "Non accetteremo spostamenti del 25 aprile"

"Nessuna crisi economica può giustificare lo spostamento nei giorni festivi delle celebrazioni più importanti del nostro calendario civile". Daniele Susini, presidente dell'Anpi provinciale di Rimini, commenta la decisione del Governo

“Nessuna crisi economica può giustificare lo spostamento nei giorni festivi delle celebrazioni più importanti del nostro calendario civile”. Daniele Susini, presidente dell’Anpi provinciale di Rimini (l’associazione dei partigiani italiani) si schiera contro la decisione del Governo di unificare alla domenica successiva le feste del 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.

 

“Non possiamo accettarlo, come Anpi Rimini saremo in piazza il prossimo 25 Aprile, a celebrarlo come da oltre 60 anni – dice Susini -. Queste misure, varate, a dire del governo, per aumentare la produttività della nostra economia, non solo sviliscono i valori fondanti di un intera nazione, ma non possono essere decontestualizzate da una serie di attacchi sempre più incisivi da parte dell'attuale governo, che cerca in tutti i modi di cambiare lo spirito profondo della nostra Repubblica”.

 

“La tentata modifica costituzionale, l'attacco alla magistratura e ai diritti sindacali, la destrutturazione della scuola pubblica – accusa il presidente dell’associazione partigiana -, l'ossessione nel cercare di parificare partigiani e repubblichini, l'esistenza di un parlamento di nominati, oggi la soppressione di fatto del calendario civile di un intera nazione, fanno assomigliare sempre più questa strategia al piano di rinascita della loggia massonica P2, al quale il nostro presidente del consiglio era iscritto”.

 

L'Anpi di Rimini richiede la cancellazione di questa proposta: “se così non fosse – annuncia -, ci rivolgeremmo a tutto il Paese, istituzioni, sindacati, partiti politici, associazioni e chiunque abbia a cuore la nostra repubblica. Il problema è la perdita di orizzonte politico e culturale che una tale decisione determina, con questo cambiamento verrebbe meno il senso di Stato, di Popolo e di Repubblica”.

 

“E ciò, oltre che essere l'avvilimento di una percorso storico secolare, causerebbe la perdita di quella coesione sociale – avverte l’Anpi -, che avrebbe, quella si, enormi costi, anche economici. Come hanno dimostrato i referendum contro la riforma costituzionale e più di recente per acqua e nucleare, il valore della Libertà rimane il fine unico di una democrazia compiuta e come tale va celebrato nei modi consoni a questo grande valore”.

 

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