Politica

Coraggiosa interviene sul 1° maggio: "Lavoro nero, donne precarie e giovani in fuga"

"Il lavoro di cura e domestico continua a restare in misura sostanziale sulle spalle delle donne"

Coraggiosa Rimini e Cattolica intervengono sulla Festa del 1° Maggio mettendo in luce problematiche ben precise: lanero, lavoro poco sicuro, inoccupazione femminile, fughe giovanili, lavoro precario, lavoro ridotto. "I dati statistici elaborati dall'Ufficio Studi della Regione Emilia-Romagna dimostrano che la contingenza creatasi a seguito della pandemia per Covid 19, sta impattando pesantemente sull'occupazione femminile incidendo su pregresse criticità quali:  diversità salariali tra uomini e donne, stabilità occupazionale, assenza delle donne nei luoghi apicali e decisionali a tutti i livelli. La pandemia  ha peraltro pesato prepotentemente sulla cosiddetta segregazione  occupazionale femminile che pone le stesse al di fuori del mercato del lavoro".

Prosegue Coraggiosa: "Forse il sistema finora sviluppatosi e che ora sta declinando nell’ampliamento delle disuguaglianze e nella povertà sempre più diffusa delle persone è un sistema che non può più reggere: il periodo che stiamo vivendo può rappresentare una sfida ed un'opportunità per promuovere un vero  Women new deal finalizzato alla promozione di un lavoro  femminile dignitoso e ben retribuito, in cui le donne diventino protagoniste  del processo di modernizzazione ed inclusione della società. Al contrario, oggi assistiamo ancora all’oppressione economica e allo sfruttamento lavorativo: donne, giovani, migranti, lavoratori del settore pubblico e del settore privato vivono e continuano a vivere sperequazioni e iniquità".

"Il lavoro di cura e domestico continua a restare in misura sostanziale sulle spalle delle donne: 23 ore contro le 7,38 ore maschili, un dato non troppo diverso da quello registrato nel resto del Paese (26 ore contro 7). E che per tutto tra marzo e giugno 2020  si sono verificate ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione con oltre 37 mila posizioni dipendenti perse, di cui oltre 22mila femminili, pari al 60%. Man mano che crescono sfinimento e insicurezza causati da queste condizioni vediamo che è  sbagliato il rapporto con il lavoro e con un sistema economico che basa il profitto sulla sofferenza degli altri privandoli di pari opportunità e dignità. Un sistema socio-economico improntato sull’oppressione e sullo sfruttamento di risorse scarse, contese e non equamente distribuite accentua le differenze tra chi può e chi non può, genera discriminazione tra uomini e donne, tra donne madri e donne single, tra giovani e adulti; giustifica le contraddizioni insite nelle relazioni sociali. Dobbiamo desiderare un sistema diverso, un sistema che sia  meno refrattario a tener conto della vita umana  e del benessere diffuso, in cui il lavoro sia dignitoso e  contribuisca a far crescere  istruzione e diritti. Dobbiamo desiderare semplicemente un sistema economico che dia valore alla vita e  rimetta la vita al posto che le spetta."

"Non è accettabile  che il mercato del lavoro, seppur in una regione virtuosa come l'Emilia-Romagna  registri ancora un gap  di genere a sfavore delle donne di circa 15 punti percentuali ed in cui alla maggior istruzione delle donne non corrisponde  una qualifica lavorativa adeguata; in cui   le donne sono relegate al lavoro part-time involontario, cioè non a loro favore, ma a favore del datore di lavoro e della flessibilità aziendale. Il sistema, così come lo conosciamo ora, genera Lavoro nero, insicurezza sul lavoro, inoccupazione femminile, fughe giovanili, lavoro precario, lavoro ridotto e abbiamo visto come in una situazione di emergenza tutto questo esplode fino a collassare lasciandoci nella paura, nell’impotenza e nella rabbia; ecco perché ora dobbiamo pensare a un nuovo modello economico che a partire proprio dall’eliminazione delle disuguaglianze può rivedersi nei suoi  significati sostanziali. Non possiamo cambiare la nostra vita quotidiana senza cambiare le Istituzioni e per questo ci vuole coraggio".

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