Mercoledì, 19 Maggio 2021
Politica

Coronavirus, Renzi (FdI): "L'Ausl ha sprecato mesi preziosi. Troppi errori, servono più Usca"

Il consigliere di Fratelli d'Italia punta il dito anche sul mancato potenziamento dell'assistenza domiciliare per i malati Covid

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Gioenzo Renzi interviene sull’emergenza sanitaria e ribadisce che "dinnanzi alla seconda ondata dei contagi Covid 19, gli Ospedali della Provincia di Rimini, sono di nuovo congestionati e a rischio di saturazione con l’aumento continuo dei pazienti ricoverati e in terapia intensiva".

Prosegue Renzi: "L’Ausl ha sprecato mesi preziosi, dall’esperienza vissuta a marzo e aprile, senza prepararsi al ritorno della pandemia. Ha aspettato la seconda ondata Covid, per approvare e compiere i lavori di riorganizzazione dei “percorsi protetti” nei Pronto Soccorso di Rimini, Riccione, Novafeltria, e creare nuovi posti e impianti di terapia sub-intensiva. Nel corso della nuova emergenza l’Ausl ha riconvertito i “reparti” dell’Ospedale di Infermi di Rimini (Medicina 1 e la Chirurgia del Padiglione Flaminio) e dell’Ospedale Ceccarini di Riccione in aree Covid, spostando il personale senza una specifica formazione, a scapito delle cure e visite specialistiche di altri ammalati che sono la maggioranza. Continuano le lunghe “file” di auto al “drive” dell’Ospedale, per l’esecuzione dei “tamponi” e ritardano i “risultati” per la concentrazione delle analisi nel Laboratorio Unico di Pievesistina a Cesena".

Il consigliere di Fratelli d'Italia commenta anche il mancato potenziamento dell'assessistenza domiciliare, utile ad evitare il collasso degli ospedali, "è rimasta quella dei mesi scorsi, nonostante la propaganda del Presidente della Regione, Bonaccini, che aveva sbandierato l’obiettivo del 10%. Eppure, molti ricoveri in Ospedale potrebbero essere evitati con l’utilizzo delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca), varate con il decreto Cura Italia, già il 17 marzo scorso. Le Usca, attivate dai medici di medicina generale, intervengono   rapidamente sui sospetti o contagiati dal Covid 19, per eseguire il tampone, l’ecografia polmonare, misurare l’ossigenazione, consegnare i farmaci, controllare l’andamento della cura. La tempestività dell’intervento consente di accertare il contagio del virus, e di somministrare precocemente la cura al paziente, consentendogli di frenare l’infiammazione polmonare e di beneficiare a casa di una maggiore tranquillità psicologica".

La Regione sollecita l'Ausl sulle visite a casa

E ancora sull'assistenza domiciliare e le Usca, Renzi continua: "Con riferimento alla nostra interrogazione di giovedi scorso, le Usca operanti nel territorio della Provincia di Rimini sono solo 9, costituite da 1 medico, supportato nella preparazione da un infermiere e da un operatore socio sanitario. Il numero per essere considerato “sufficiente”, dovrebbe essere “modulato” in base alle richieste di intervento dei medici di medicina generale. Purtroppo, risulterebbero solo una ventina le visite giornaliere effettuate attualmente dalle Usca. L’impiego delle Usca e la cura del virus a casa, secondo le esperienze in altre città, è compatibile nel 95% dei casi,  in particolare per gli anziani.  Le Usca sono centrali nella cura Covid e non richiedono una tecnologia costosa, come il ricorso alle terapie intensive. I malati di Covid si possono curare a casa, l’ospedale rimane l’estrema “ratio”. Con adeguata programmazione e organizzazione, a seguito dell’esperienza vissuta a primavera, poteva essere evitato l’attuale congestionamento degli Ospedali, che pone in serie difficoltà la diagnostica e la cura di altre patologie".

"Dall’inizio dell’emergenza covid fino allo scorso luglio - è la replica dell’Ausl della Romagna - sono stati assunti, solo per l’ambito territoriale di Rimini, 406 unità di personale; dal primo luglio in poi sono entrate in servizio, sempre per Rimini, ulteriori 116 persone; i contratti attivati per il covid, che erano in scadenza alla fine di quest’anno, sono stati prorogati per 36 mesi. Sul fronte delle cure territoriali, la Romagna è stata una delle prime realtà a mettere in campo le Usca, partite proprio da Rimini, con lo scopo di effettuare diagnosi precoce e follow up dei pazienti a domicilio. Le Usca a Rimini contano su 40 medici complessivamente, con 9 medici attivi ogni giorno; tale assetto permette, al momento, di rispondere nell’arco di 24 ore a tutte le richieste di intervento: uno standard che si conta di mantenere potenziando il servizio a seconda dell’andamento della curva epidemiologica. Ovviamente i processi di riorganizzazione degli assetti del personale per adeguarli all’evolversi del quadro epidemiologico vanno intrapresi quando quest’ultimo muta, e non prima. E lo si sta facendo con la massima attenzione a contemperare la presa in carico dei pazienti covid con le prestazioni da erogare a tutti gli altri utenti".

"Stesso ragionamento - aggiunge l'Ausl - vale per le modifiche alla rete ospedaliera e dei posti letto, salvo gli investimenti strutturali che invece, a differenza di quanto scrive il consigliere, sono stati effettuati in tempi più che congrui. Basti pensare, proprio su Rimini, ai posti letto di terapia intensiva e sub intensiva del quarto piano del Dea predisposti già dall’estate scorsa. Contestualmente proprio a Rimini è stata aperta, in via Ovidio, la prima Cra Covid, struttura in grado di ospitare 20 pazienti fragili, risultati positivi a covid ma con sintomi leggeri. E attraverso una campagna di screening sierologici ripetuta periodicamente su ospiti e operatori delle case per anziani, si è stati in grado di individuare e circoscrivere tempestivamente alcune positività quando ancora i pazienti erano asintomatici. Più in generale l’attenzione mirata all’individuazione precoce dei casi, grazie alle indagini epidemiologiche e all’effettuazione di un elevato numero di tamponi (con una media settimanale di circa 18mila già nel mese di agosto, fino all’attuale di circa 31mila) ha consentito di individuare la maggioranza dei casi in uno stadio molto precoce tanto che la Romagna ha una percentuale di pazienti asintomatici tra le più alte, e Rimini, col 54 per cento, in particolare. Una situazione, quella descritta, che pone la Romagna tra i territori, anche in Regione, con una situazione meno drammatica, e a fronte della quale l’accusa mossa da Renzi di aver “perso mesi senza organizzarsi” davvero non ha riscontro alcuno nella realtà dei fatti".

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