Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica

Crisi economica e pandemia, Coraggiosa Rimini: "A pagare non possono essere i lavoratori"

"Preoccupati per centinaia di persone del territorio che temono per il loro impiego"

Crisi economica e posti di lavoro a rischio. Sulla questione interviene Coraggiosa Rimini che evidenzia come in questi giorni in Italia e in regione si stia assistendo ad un forte dibattito sul tema, "dalla proroga del blocco dei licenziamenti, delle semplificazioni in materia di appalti. Coraggiosa Rimini considera socialmente molto pericolosa la posizione della Confindustria che promuove lo sblocco dei licenziamenti come unica soluzione alla crisi. Non dimentichiamo che dovranno arrivare finanziamenti di carattere sia generale sia specifici, destinati alle aziende e il potenziamento della forza lavoro dovrebbe essere elemento premiante e non di epurazione".

Prosegue Coraggiosa: "Ricordiamo che il provvedimento riguarda per il nostro territorio centinaia di lavoratori e lavoratrici se pensiamo che al 31 dicembre 2020 le ore di cassa integrazione utilizzate sono state pari a 20 milioni, alle quali aggiungiamo le ultime vertenze in ordine di tempo che riguardano le Industrie Valentini alle prese con un possibile acquirente e la difesa di tutti i posti di lavoro e le Officine Grandi Riparazioni di Rimini che sono vittime di mancate politiche industriali da parte di Trenitalia. Ricordiamo che in caso di licenziamenti le prime a pagarne le conseguenze saranno i giovani e le donne, le nostre compagne le madri, ancora una volta il genere femminile. Non è accettabile che dietro la pretesa di velocizzare le pratiche si nasconda il superamento (la cancellazione) di una norma del codice degli appalti che limita al 40% la possibilità di sub appalto e apra spazi al criterio del massimo ribasso".

Coraggiosa ricorda inoltre i morti sul lavoro e di come, anche la "condizione di centinaia di lavoratrici e lavoratori del nostro territorio che, negli appalti di servizi, vivono spesso inseguendo imprese che non pagano stipendi e aziende che svaniscono nel nulla, dove la frammentazione del lavoro è già di per sè fonte di maggiore precarietà e spesso di grave sfruttamento. Non può esserci un ritorno al passato ma occorre, come abbiamo scritto nel nostro programma che le Amministrazioni Locali istituiscano la Stazione Unica Appaltante e l'offerta economica più vantaggiosa anziché il criterio del massimo ribasso, oltre a tutte le clausole sociali e contrattuali".

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