menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Da Rimini una proposta di legge per salvare le botteghe alimentari nei piccoli centri

Secondo i dati della Camera di Commercio nel 2012 hanno chiuso in provincia di Rimini 461 attività commerciali contro i 286 nuovi esercizi. Nei primi due mesi dell'anno le attività del al dettaglio cessate sono state 142

Di fronte ad una crisi dei consumi che si fa sempre più intensa occorre tutelare i servizi commerciali primari di vicinato, le “botteghe” di alimentari che soprattutto nei piccoli comuni e nelle frazioni garantiscono la distribuzione e la commercializzazione diffusa. E' questo lo spirito del disegno di legge sottoscritto dal deputato riminese Emma Petitti (membro della Commissione attività produttive della Camera) in stretta collaborazione con la Confesercenti locale, e firmato tra gli altri da Tiziano Arlotti.

Elaborato insieme all'associazione di categoria nazionale, il testo prevede in particolare la concessione di agevolazioni fiscali a favore di tali esercizi commerciali. Secondo i dati della Camera di Commercio nel 2012 hanno chiuso in provincia di Rimini 461 attività commerciali contro i 286 nuovi esercizi. Nei primi due mesi dell'anno le attività del al dettaglio cessate sono state 142, una media di 2,5 negozi ogni giorno. La crisi è più dura per gli esercizi specializzati alimentari, le cui vendite sono calate del -7,7 per cento nel quarto trimestre 2012, e che hanno subito un'accelerazione allarmante del fenomeno di chiusura e abbandono delle attività (quasi -8% nell’ultimo biennio).

“Il ruolo dei negozi alimentari situati nei centri storici, nelle comunità montane e nelle zone rurali è considerato primario per il fondamentale servizio che rendono ai cittadini. La proposta di legge – spiega Emma Petitti – prevede misure speciali e in particolare agevolazioni fiscali agli esercizi commerciali che svolgono attività primaria: estensione del regime forfettario semplificato, aliquota unica al 20 per cento, riduzione al 10 per cento delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) su luce, gas e rifiuti, agevolazioni sull'imposta IMU. Le botteghe alimentari sono un patrimonio dei nostri centri storici e dei nostri borghi. Lo scopo del disegno di legge è favorire gli insediamenti nei piccoli centri, aiutare queste attività a diventare maggiormente concorrenziali nei confronti delle più grandi realtà, incentivare l’imprenditoria giovanile e favorire processi virtuosi di integrazione delle filiere locali. Il lavoro compiuto insieme a Confesercenti è un modello che intendiamo seguire con tutte le associazioni di categoria per il lavoro della X Commissione: su tutti i temi che riguardano le attività produttive le categorie verranno coinvolte in un apposito tavolo”.

Nello specifico, la proposta "Agevolazioni fiscali per il sostegno dei servizi commerciali primari" semplifica l'ammissione dei piccoli esercizi commerciali al regime di contabilità semplificata; introduce misure per l'alleggerimento della pressione fiscale sui negozi alimentari di vicinato, attraverso una serie di adeguamenti del regime cosiddetto dei “minimi”; prevede una serie di agevolazioni per l’investimento o l’ingresso in un’attività di commercio alimentare di vicinato prolungando i tempi di agevolazione fiscale forfettaria al 10 per cento fino a 5 anni, anziché 3; propone un abbattimento del 50 per cento dell'Imu ai contribuenti che danno in affitto i propri immobili ad esercenti negozi di vicinato e una riduzione dell’aliquota Iva al 10 per cento per quanto concerne i servizi, considerati essenziali, di fornitura di energia elettrica e gas per le imprese di vicinato.

“Il disegno di legge – aggiunge Arlotti - nasce dalla constatazione che ben il 62% dei comuni italiani rischia di rimanere senza esercizi commerciali alimentari, rendendo ad esempio difficile, se non impossibile, trovare anche pane, latte, carne da acquistare senza spostarsi di chilometri dalla propria abitazione. Si tratta di centri abitati, spesso con grandi tradizioni storiche, che manifestano i sintomi del 'disagio insediativo', nonostante l’alta funzione della gestione del territorio. Ne deriva un danno ingente alle attività economiche di filiera, che restano senza vetrine proprio in un territorio che spicca per la qualità e la valorizzazione dei prodotti tipici”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Benessere

I 5 DPI più efficaci per contrastare il Covid-19

Attualità

Famija Arciunesa premia i vincitori del concorso "Vota il presepe"

Attualità

"Fellini Calls", successo per la tre giorni dedicata al regista premio Oscar

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

RiminiToday è in caricamento