Decreto "Sblocca Italia" e turismo, Petitti (Pd): "Aumenta la confusione"

L'emendamento da me presentato allo 'Sblocca Italia' e recepito dal Governo riguarda l’articolo 17: con la sua approvazione si cancella un'ambiguità che avrebbe potuto creare aspettative di trasformazione di strutture ricettive in appartamenti". Lo afferma il deputato riminese del Pd Emma Petitti

"Il dibattito in corso sui provvedimenti inseriti nel decreto 'Sblocca Italia' e riguardanti il turismo, ed in particolare gli alberghi, rischia di prestarsi a confusione. Infatti nel decreto vi sono 2 articoli che riguardano le strutture ricettive: l’articolo 17 e l’articolo 31. L'emendamento da me presentato allo 'Sblocca Italia' e recepito dal Governo riguarda l’articolo 17:  con la sua approvazione si cancella un'ambiguità che avrebbe potuto creare aspettative di trasformazione di strutture ricettive in appartamenti". Lo afferma il deputato riminese del Pd Emma Petitti.

"Sul tema dei Condhotel, previsto invece nell’articolo 31 del decreto, avevamo presentato in Commissione un emendamento proprio per eliminare il rischio della speculazione immobiliare e della trasformazione in pura residenza senza poter usufruire dei servizi alberghieri. Il provvedimento non è passato, ma la battaglia continuerà alla Camera e se il Governo non recepirà l'emendamento ne dovrà rispondere. Peraltro la previsione dei Condhotel nello 'Sblocca Italia' appare quanto meno inopportuna, in quanto questa nuova classificazione alberghiera è già prevista nella legge 106 (il Decreto Franceschini "Cultura e turismo" approvato dal Parlamento), che demanda al Governo il relativo decreto attuativo in accordo con la Conferenza delle Regioni", chiarisce Petitti.

"Se si vuole diversificare l’offerta alberghiera e creare nuove opportunità di investimenti occorre procedere con i provvedimenti attuativi delle leggi già approvate, e non scrivere ulteriori norme che in questo caso, invece di sostenere la riqualificazione dell’offerta alberghiera italiana, di fatto portano ad aumentare la confusione normativa e il rischio di conflitti di competenze con i territori, insieme al rischio di vanificare le aspettative degli imprenditori turistici e di dare spazio ad una vera e propria speculazione immobiliare trasformando numerosi alberghi (soprattutto nelle aree piu’ pregiate turisticamente) in appartamenti", chiude.

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