Elezioni Cattolica, Giovanna Ubalducci: "Le promesse di Gambini sul lungomare Spinelli sono inesistenti"

"Il 'referendum' riguardante il lungomare Rasi Spinelli non si può fare, secondo il vigente Statuto di Cattolica"

Giovanna Ubalducci, candidato sindaco per Cattolica

Giovanna Ubalducci, candidato sindaco a Cattolica, sostenuta dalle liste Amare Cattolica e Insieme per Cattolica interviene sulla campagna elettorale e sugli slogan “inquietanti e che avevano il solo scopo di “fare presa” sul lettore perché in realtà non veniva data nessuna comunicazione utile anzi. Permettetemi quindi di fare alcune doverose considerazioni che negli utimi dibattiti per questioni di tempo non può essere usufruito il diritto di replica. Nella campagna elettorale del candidato Gambini ogni promessa pare lecita ed ovviamente allettante, ma non è così infatti ha recentemente affermato di voler sottoporre a “referendum consultivo” l'assetto del lungomare Rasi Spinelli. All'art. 72 lettera g) dello Statuto Comunale, che contempla “Limiti del Referendum” è previsto che il referendum non è ammissibile per: “i provvedimenti che coinvolgono direttamente o indirettamente, scelte di carattere urbanistico, compresa la pianificazione attuativa".

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Giovanna Ubalducci sottolinea: "Non vi è dubbio che l'assetto del lungomare Rasi Spinelli rientri a pieno titolo in una scelta di carattere urbanistico, per la quale non è ammissibile il referendum consultivo proposto dal candidato Gambini. Non è dato ovviamente sapere le motivazioni che abbiano indotto Gambini a promettere attività inammissibili, resta il fatto inconfutabile che il “referendum” riguardante il lungomare Rasi Spinelli non si possa fare, secondo il vigente Statuto di Cattolica. Nel medesimo solco di inattuabilità si pone quanto proposto dal Candidato Gambini circa la questione del conflitto di interessi riguardante i pubblici amministratori. Il conflitto di interessi si configura quando un soggetto è portatore di interessi propri o della propria famiglia che contrastano con quelli dell'ente che amministra. Al fine di risolvere la spinosa questione il Candidato Gambini ha proposto l'istituzione di una ”Commissione sul conflitto di interessi” idonea ad emettere “pareri” su scelte di assessori e consiglieri [forse ha dimenticato il sindaco]; tali pareri avrebbero valore di “sentenze” riguardanti procedimenti e delibere in cui vi sia un conflitto di interesse. Sarebbe prevista, inoltre, la figura di un “garante” terzo, chiamato a presiedere la “commissione” la cui nomina verrebbe a cadere su un rappresentante dell'opposizione o addirittura su figure esterne alle istituzioni. Circa l'opportunità di una ”Commissione” di tale natura, è agevole rilevare che tale commissione, se fosse “consiliare”, verrebbe a trovarsi a sua volta in conflitto di interessi, venendo meno quella autonomia e terza età di giudizio che nessun “garante” esterno può attribuire. Ma anche se si ipotizzasse una sorta di commissione “esterna” cui venissero deferite le questioni riguardanti conflitti di interesse degli amministratori pubblici, questa opererebbe come un sorta di “arbitro nominato per contratto” idoneo ad emanare “sentenze”. Ciò è consentito in ambito privatistico, dalla volontà delle parti, ma è del tutto inammissibile in ambito pubblicistico. Le regole civilistiche che possono valere per il consiglio di amministrazione di una società privata, sono del tutto inapplicabili per i procedimenti istituzionali riguardanti gli amministratori pubblici, siano essi consiglieri comunali o assessori o sindaci. La legge ha previsto le modalità cui debbono attenersi i pubblici amministratori in caso di conflitto di interesse. Quanto proposto da Gambini si pone in netto contrasto con il Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti Locali (D.lgs. n. 267 del 2000) che all'art. 78 comma 2 prescrive che “gli amministratori di cui all'art. 77 comma 2 (e cioè sindaci, consiglieri comunali, componenti delle giunte comunali) devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado.” Pertanto la proposta del Candidato Gambini risulta un macchinoso ed inutile specchietto per le allodole, non attuabile, in contrasto con una norma di carattere pubblicistico che già disciplina i conflitti di interesse dei pubblici amministratori".

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