Elezioni, Pizzolante è sconsolato: "Il risultato è impietoso"

Sergio Pizzolante candidato al collegio uninominale di Rimini per il centrosinistra, perde il treno per Montecitorio: e' andata "molto male", non cerca scuse

"Il risultato e' impietoso. In questi casi non sai nemmeno se hai diritto di parola. Ti chiedi se ha un senso dire, dichiarare". Sergio Pizzolante candidato al collegio uninominale di Rimini per il centrosinistra, perde il treno per Montecitorio: e' andata "molto male", non cerca scuse. La proposta politica "vincente" a Rimini e a Riccione "e' stata costruita in Italia male, molto male e contro il tempo". Non c'e' stato infatti un "racconto all'altezza", a cui si aggiungono "un retro terra di errori macroscopici" e "una immagine non rimediabile all'ultimo momento". Pizzolante si smarca da "ministeri, pennacchi, scelte sbagliate di persone e proposta, fughe, divisioni, ambiguita'. Poco, quasi nulla, di tutto questo mi riguarda". Per lui "nessun tentennamento" sulla "costruzione di un nuovo progetto politico alla riminese o alla Macron". Ma poi cita De Andre': "Provate pure a credervi assolti, siete comunque coinvolti". Alla fine, prosegue, "abbiamo salvato il Paese perdendo noi stessi. Contro il tempo perche' questo e' il tempo del populismo senza argine". E, stigmatizza, e' "un tempo terribile". In Italia le forze populiste ed estreme hanno raggiunto "livelli di consenso come in nessun altro Paese al mondo".

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E responsabilita' ne ha anche il mondo dell'informazione "se per anni racconti, sui giornali e in televisione, la politica come un mondo di ladri e incapaci". C'e' un "vento contro fortissimo, non contano le persone, le storie, le cose fatte". Ora Pizzolante riflettera' su cosa fare e stara' vicino all'esperienza di Patto civico e al sindaco di Rimini Andrea Gnassi. "Mi ha fatto male l'accusa rivoltami di aver esercitato una sorta di ricatto nei suoi confronti per la mia candidatura. Come mi fa male l'accusa di trasformismo", conclude, ma si tratta delle conseguenze di quello che Mattia Feltri definisce "la dittatura dell'attimo: non importa quello che sei, quello che hai fatto, quello che pensi. Basta un attimo, una scelta o un pensiero non compresi o volutamente non compresi e meriti parole e gesti violenti, capaci di deformare la tua vita". (fonte Dire)

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