Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica

Elezioni, intervista a Ceccarelli: "La Rimini di ora? Fragile e senza certezze. Quella che voglio sarà sicura e confortevole"

Si parte con l’ex sindaco di Bellaria Igea Marina Enzo Ceccarelli, che ha accettato la sfida nella corsa per la carica di primo cittadino con una coalizione di centro destra

A un mese dal voto per eleggere il nuovo sindaco di Rimini i candidati allo specchio con 7 domande che spaziano tra passato, presente e futuro. Si parte con l’ex sindaco di Bellaria Igea Marina Enzo Ceccarelli, che ha accettato la sfida nella corsa per la carica di primo cittadino con una coalizione formata da Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Popolo della Famiglia, Rinascimento e le due liste civiche "Noi amiamo Rimini" e "Frisoni con Ceccarelli". Ceccarelli spiega i motivi di questa decisione insieme ai suoi obiettivi.

Cosa l’ha spinta a candidarsi?
“Quando si è iniziato a preparare la campagna elettorale per le amministrative di Rimini ho messo la mia esperienza amministrativa e da imprenditore a disposizione degli amici del centrodestra. Da primo sindaco di centrodestra eletto in provincia di Rimini ho pensato che questa esperienza potesse essere utile. Poi, durante questo percorso, il mio nome è emerso come quello che poteva rappresentare la sintesi tra le varie anime della coalizione e mi è stata fatta la proposta di candidarmi a sindaco. A quel punto ne ho parlato con la famiglia, ne abbiamo discusso apertamente e alla fine ho deciso di dire sì, anche perché mi sento pronto a questa responsabilità”.

Quali sono le priorità e cosa farebbe nei primi 100 giorni da sindaco?
“Quella dei 100 giorni è uno dei temi che la politica italiana ha mutuato da quella americana. In realtà, proprio in base alla mia esperienza amministrativa, ritengo poco serio fare una serie di promesse e dire che in 100 giorni cambierò la città. Nei primi cento giorni si pongono le basi per un percorso amministrativo. Ma sono anche consapevole che dobbiamo già pensare da subito a risolvere problemi immediati, soprattutto in ottica della prossima stagione turistica. Sicurezza, mobilità, parcheggi ed eventi sono fondamentali per non arrivare impreparati. Quest’anno la città, davanti a tanti turisti, si è presentata come un infinito cantiere per cinismo elettorale. Si volevano fare le inaugurazioni prima del voto di ottobre e a nessuno sono interessate le condizioni di disagio in cui sono stati costretti a lavorare i nostri operatori. Sulla sicurezza poi dobbiamo instaurare subito rapporti strutturali e corretti con le istituzioni statali e con le forze dell’ordine per arrivare ad una politica dei rinforzi strutturale, senza dover arrivare alla prossima primavera con il solito dibattito sui “rinforzi”. Un altro aspetto fondamentale dei primi cento giorni sarà fare una ricognizione attenta su tutti i dossier in atto e su tutti i conti del Comune e delle partecipate, per non trovarci spiacevoli sorprese. Quindi sarà la giunta, basata su competenze ed esperienze, a gettare le basi sui grandi piani di rinnovamento di cui ha bisogno la città che dal nuovo anno devono cominciare a marciare speditamente”.

Come si immagina la rimini del futuro?
“La Rimini attuale è fragile e insicura. Tante opere e tante incompiute, tanta confusione e nessuna certezza. Tanto effimero e poca concretezza, tanto narcisismo e poco ascolto dei cittadini. La città che sogno è una città comoda, confortevole e sicura, come la casa che tutti speriamo di avere. Una casa dove so come muovermi, dove trovare le cose, dove mi sento sicuro, dove posso incontrare in armonia gli amici che arrivano da ogni parte del mondo. Una casa dove, anche quando ci sono tensioni, si discute e si trova una soluzione. Una casa in cui investo i miei denari e so che questo investimento sarà ripagato".

Quali sono i bisogni che raccoglie dalla gente che incontra?
“Contrariamente a quanto descritto dalla propaganda sento tante lamentele. Se fosse vero quello che si legge sull’amministrazione dovrei pensare che a Rimini si vive benissimo e tutti sono tranquilli. Invece il sentimento è ben diverso: periferie dimenticate, categorie economiche trascurate, una politica personale che ha dimenticato i cittadini. Ho già incontrato migliaia di persone e ho taccuini di appunti pieni di spunti. Inutile dire che la mia agenda è già pienissima da qui alle fine delle elezioni, tante sono le richieste di istituzioni, associazioni, comitato, gruppi di cittadini, imprenditori, autonomi per incontrarmi. E in tutti in questi incontri è difficile trovare qualcuno soddisfatto".

Qual è l’obiettivo? Vincere al primo turno o arrivare al ballottaggio?
“Vincere al primo turno. Tutto dipenderà dall’affluenza. Più gente andrà a votare più ci sono possibilità che il centrodestra vinca al primo turno. Per questo è importante che tutte le persone che vogliono cambiare questa situazione vadano a votare il 3 e 4 ottobre. Gli assistenti di Gnassi per motivi egoistici e personali si sono separati. La vicesindaco Lisi e l’assessore Sadegholvaad si presentano in schieramenti contrapposti dopo aver detto di correre assieme. Questa spaccatura politica la dice lunga di come la città è stata amministrata, Gnassi lascia un deserto, non solo culturale e morale, ma anche politico. Non riescono neppure a mettersi d’accordo".

Corre il rischio di governare una città dove ancora il covid avrà un suo peso, cosa ci lasciano questi due anni e come pensa vada affrontata questa ripartenza?
“Rimini è stata particolarmente colpita dal Covid proprio perché città di incontri, ma anche perché ha dovuto fare i conti con politiche dell’amministrazione schizofreniche. Prima si voleva tutto aperto, poi è diventato di moda dire tutto chiuso e si sono mandati vigili e droni ad inseguire una persona sola, in una spiaggia di 16 chilometri, che prendeva il sole. I dati del contagio potrebbero influenzare anche il voto. La vaccinazione dovrebbe, ma facciamo tutti gli scongiuri, garantire un autunno più tranquillo rispetto allo scorso anno. Tutti i nostri settori economici, in autonomia e con grande senso di responsabilità, ci hanno mostrato che si sono attrezzati per affrontare la pandemia e di essere in grado di produrre nonostante la pandemia. La forza e la capacità di queste persone mi fa guardare al futuro con ottimismo”.

I giovani sono stati tra coloro che più hanno sofferto gli effetti della pandemia, oggi cosa consiglierebbe a un ragazzo o una ragazza per immaginare il proprio futuro?
“Prima cosa di guardarsi dentro con sincerità. Cosa mi piace fare? A cosa sono portato? Qual è il mio talento? Posso fare di più? E dopo che sono arrivate le risposte guardare qual è il percorso migliore e seguirlo. Per questo noi come coalizione di centrodestra abbiamo dato tanto peso ai temi della famiglia, dell’educazione e dello sport per i giovani. Dobbiamo trovare il modo migliore di aiutare i giovani a trovare la loro strada. Ma forse la parola aiutare non è giusta, dobbiamo fargli trovare buoni percorsi che loro in autonomia devono percorrere. Sono convinto che ogni giovane abbia delle potenzialità e che queste, attraverso le strade più diverse, possono trovare la loro espressione. Per esperienza sono anche convinto che non vada disprezzata nessuna attività, che in ogni lavoro onesto una persona può trovare la propria realizzazione.  Adesso va di moda citare “il gusto del futuro”. Mi piace questa frase, io sessantenne mi lancio in una sfida incredibile, contro un potere decennale, che non vuole mollare nulla, eppure ogni mattina sono li fuori, assieme a tanti a combattere col sorriso. I nostri giovani devono assolutamente avere il “gusto del futuro”, lanciarsi, crederci, cadere, rialzarsi, senza paura”.

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