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Il bilancio fa tribolare la giunta Gnassi, il Pd: "Serve tutta la maggioranza"

Il consigliere comunale del Pd, Giovanni Pironi, che già in passato si era scontrato con il primo cittadino in merito alla variante al Piano urbanistico, ha espresso il voto negativo in Commissione in merito al bilancio

Spaccatura all'interno della giunta del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi. Il consigliere comunale del Pd, Giovanni Pironi, che già in passato si era scontrato con il primo cittadino in merito alla variante al Piano urbanistico, ha espresso il voto negativo in Commissione in merito al bilancio. "Non possono esserci dubbi che il bilancio di previsione 2013 del Comune di Rimini risponda alle linee di mandato dell'amministrazione e alle attese della città", afferma il segretario provinciale del Pd, Emma Petitti.

"Con i circoli del Pd lo stiamo presentando proprio in questi giorni nei diversi quartieri per condividerlo in assemblee pubbliche con i cittadini, ricevendo positivi riscontri - aggiunge l'esponente democratica -. Per questo è impensabile che la maggioranza venga a mancare in questo momento sulla manovra finanziaria centrale per il proseguimento dell'attività amministrativa. Quello del Comune di Rimini è un bilancio che, nonostante i finanziamenti statali cancellati, non arretra sul welfare e garantisce i servizi riducendo la pressione fiscale. E non sono molti gli enti locali che hanno abbassato l'imposizione fiscale e allargato le agevolazioni in questo periodo difficile".

Conclude Petitti: "Il bilancio del Comune di Rimini è uno strumento che vuole mantenere la coesione sociale in maniera sostenibile in una fase complicatissima per gli enti locali, per le famiglie e per le imprese. Ad un bilancio così importante, redatto nel solco delle scelte che il Comune di Rimini sta portando avanti, non può e non deve venire meno il sostegno di tutta la maggioranza".

Sul bilancio è intervenuto anche l'assessore al Bilancio, Gianluca Brasini, amareggiato dalla "presa di posizione pubblica dei sindacati. E anche un po’ stupiti, quasi che questa presa di posizione pubblica sugli organi d’informazione risponda ad altre esigenze più che a uno spirito costruttivo e di confronto come, sedendoci al tavolo, abbiamo sempre pensato. Se è questo il terreno, quello a chi è “più duro e puro”, allora avremmo potuto tranquillamente risparmiarci sia l’incontro già avuto non più tardi del 31 maggio scorso, sia quello in programma giovedì prossimo. Perché noi, a questo confronto ci abbiamo creduto tanto da recepire in larga parte le indicazioni avanzate dalle organizzazioni sindacali (presentate con un documento nel febbraio 2013 e, ancor prima, nel dicembre 2012 dal sindacato dei pensionati) in merito alla equità, non arretramento sui servizi sociali erogati, riduzione del carico fiscale, lotta all’evasione, riduzione Imu sugli immobili produttivi, contenimento addizionale Irpef (a Rimini la più bassa in Emilia Romagna tra i comuni capoluogo)".

"Così come stupiscono i giudizi estemporanei, ed anche superficiali, nei confronti di quei 29.000 riminesi con reddito sotto i 15.000 euro che, grazie alle scelte di questa Amministrazione, saranno esentati dall’Irpef - espone l'assessore -. Una fascia più in difficoltà, a cui l’Amministrazione ha prestato attenzione, dove, certo, possono annidarsi anche sacche d’evasione ma che, come abbiamo già dimostrato dati alla mano, riguarda per l’80% dipendenti e pensionati. A volte, rileggendo le dichiarazioni, sembra quasi che gli incisi, qua e là virgolettati dei rappresentanti del sindacato (“i tagli di Roma”, “è cambiato il mondo in questi ultimi anni”), siano solo intercalari e non fatti concreti che scaricano sui comuni e sui loro cittadini tutta la drammaticità di questo momento".

Brasini ricorda "come siano 18 i milioni di euro di risorse cancellate dallo Stato a questo Comune e come, nonostante questo, senza inasprire la pressione fiscale (siamo uno dei pochi comuni a non inasprire le aliquote), siamo riusciti a mantenere inalterato il nostro impegno sul welfare (anche compensando i tagli regionali), a non inasprire la pressione fiscale, a non svendere il territorio per incassare facili oneri d’urbanizzazione da investire nella spesa corrente e non in opere pubbliche, a mettere in campo una politica finanziaria virtuosa a cancellazione dei debiti sulle generazioni future attraverso l’estinzione di mutui.”

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