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Il futuro dei nidi riminesi, il sindaco: "Ci impegneremo con nuovi corsi"

Il Consiglio Comunale di Rimini ha affrontato il tema dei servizi per l’infanzia 0-3 anni respingendo a maggioranza l’Ordine del Giorno presentato dal consigliere Giuliana Moretti

Il Consiglio Comunale di Rimini ha affrontato il tema dei servizi  per l’infanzia 0-3 anni respingendo a maggioranza l’Ordine del Giorno presentato dal consigliere Giuliana Moretti. Per il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, “non è più possibile affrontare temi come questi con una logica stretta di partito, dove il partito “X” sceglie la gestione diretta solo pubblica, quello “Y” il pubblico indiretto o quello “Z” che sceglie e sostiene il privato convenzionato e il partito “N” che sostiene il privato non convenzionato”.

“La società è più complessa di quattro opzioni codificate in tempi che non ci sono più e in una società con esigenze molto diverse dal passato – ha aggiunto -. Oggi le domande delle famiglie, i tempi ci devono portare a trovare soluzioni diversificate, un sistema di opportunità che non guarda questo o quel partito ma alle esigenze delle famiglie, che prima di tutto vanno salvaguardate con l’ “asticella alta” dei servizi proposti. Un’asticella alta sulla qualità, sui servizi per non avviare da un lato una deregulation, un “far west” verso ciò che di più importante e delicato ha una città: i suoi bambini”.

“Dall’altro per avere un sistema di servizi per i bimbi che veda intorno al nido tradizionale una costellazione più ampia di servizi integrativi – ha proseguito -: dai piccoli gruppi educativi alle tagesmutter, alle convezioni di sostegno alle famiglie, tenuta insieme da un rafforzato coordinamento pedagogico di cui il Comune si fa garante e da iniziative di formazione e di scambio comuni tra i diversi soggetti territoriali, pubblici, privati anche a gestione famigliare”.

“Un insieme di servizi che interagiscono tra loro per arrivare alla fine del 2012 all’obiettivo del 25% della copertura dei posti dai 22% attuali, aggiungendone altri 129 già quest’anno ai 912 oggi offerti dal sistema pubblico e privato per raggiungere l’obiettivo del trattato di Lisbona (33%) e ai 1500 posti dell’obiettivo di mandato – ha continuato il primo cittadino -. Il lavoro fatto ci dice che se proseguiremo così ce la faremo. Già quest’anno alcune esigenze delle famiglie possiamo affrontarle con 12 tagesmutter formate dai corsi comunali, per ognuna delle quali le nuove normative regionali pensano di aumentare da 5 a 7 i bambini da affidare”.

“Continueremo su questa strada impegnandoci con nuovi corsi – ha promesso Gnassi -. Oggi per raggiungere questi obiettivi è necessario riorganizzare il servizio con una nuova politica, sulla scia di quanto la Regione sta facendo sul tema dei servizi per l’infanzia e intervenendo il più possibile su tutti i settori su cui oggi è organizzato il servizio entro giugno con una nuova delibera. Noi affronteremo il tema della riorganizzazione complessiva del servizio. E proponiamo che tutti, da un lato all’altro della politica, affrontino senza velo ideologico i problemi della famiglia. Per questo proponiamo un gruppo di lavoro composto da tutti i gruppi consiliari per lavorare sulla riorganizzazione dei servizi 0 – 3 anni”.

“Il 22% dei posti è anche il retaggio storico del nostro sviluppo economico, che col lavoro stagionale dava sufficienti risorse per il resto dell’anno consentendo nell’inverno d’accudire i bambini – ha continuato Gnassi -. Oggi non è più così ed è per questo che siamo chiamati a gestire il cambiamento. Però basta coi giochini su chi è “il partito della famiglia”, specie da chi fino a ieri al Governo ha portato i fondi nazionali per le politiche della famiglia dal 346,5 milioni del 2008 ai 52,2 del 2011 o, per il fondo prima infanzia da 100 milioni a zero. Sul piano politico sarebbe troppo facile ricordare che chi chiede oggi al Comune è proprio chi ha tolto alle famiglie e agli enti locali”.

“Il tema dei nidi c’è tutto – ha aggiunto il sindaco - ma dobbiamo anche essere orgogliosi e consapevoli di quanto abbiamo fatto ad esempio nei servizi per l’infanzia tra i 3 e 6 anni dove, a fronte di una latitanza dello Stato che copre solo il 30% del servizio, abbiamo tra i comuni capoluogo il più alto tasso di scuole comunali di altissima qualità”.

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