Il Sindaco di Saludecio Giuseppe Sanchini interviene sulla Valconca

"In Valconca serve una società di sviluppo territoriale autonoma e non in mano a chi la Valconca non la considera propria"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RiminiToday

"Ancora una volta si coglie l'occasione per  fare notare che nei tavoli di amministrazioni della Valconca, manca Saludecio. Ma se gli altri amministratori fanno un incontro per rilanciare la Valconca a due mesi dalle elezioni, quando oramai da un punto di vista operativo gli amministratori uscenti non  possono più fare niente, mi sembra più una manovra elettorale. L'Unione della Valconca dov’era quando si trattava di chiedere il rispetto degli accordi di programma alla Provincia nei mesi scorsi (fondi FASS DUP)? Oppure quando bisognava chiedere perché i soldi dati dalla Comunità Europea sono tutti finiti sulla costa e non nell'entroterra? E' stata chiusa la Cantina sociale Valconca. Perché l'Unione e il suo Presidente non hanno mai preso posizione?

Perché l'Unione e il suo Presidente non chiedono il rispetto del Ptcp Provinciale che prevede la perequazione degli oneri di urbanizzazione a favore dei Comuni dell'entroterra? La costatazione che faccio io è che è mancata tutta la Valconca, e non solo Saludecio. La nostra Amministrazione ha avuto il coraggio di chiedere e di fare molto di più di altri enti vicini. Che si sono solamente accodati al volere del partito dimenticandosi di portare avanti gli interessi delle loro collettività. Vogliono fondersi o annullarsi in una Unione che toglie il respiro e la voglia di fare agli amministratori, dimostrando tutta la mancanza di attaccamento a storia, tradizioni, cultura.

In Valconca serve una società di sviluppo territoriale autonoma e non in mano a chi la Valconca non la considera propria. In altre province come Ravenna queste società esistono già. Serve un grande cambiamento epocale: un cambiamento radicale anche tra gli amministratori. Chi è sulla breccia da decenni, che non ha coraggio e non crede o non vuole credere nel potenziale del proprio Comune, e che continua, nel 2014, a rispettare gli ordini di bottega, deve andare a casa

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