Impronta digitale elettronica per i disabili motori, Arlotti interroga il Governo

Anche il Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione) ha riconosciuto pienamente questo problema burocratico e legislativo, ricorda il deputat

E’ il momento di riconoscere legalmente l'impronta digitale quale firma per chi non ha l’uso delle mani. E’ ciò che chiede l’interrogazione presentata dal deputato Pd Tiziano Arlotti al Governo per rispondere alle necessità delle persone con disabilità motorie che a causa di patologie gravemente invalidanti sono impossibilitate nella vita quotidiana ad accedere autonomamente a pratiche pubblico-amministrative che  necessitano della firma di proprio pugno.

“Ad esempio le compravendite di immobili, i contratti d'affitto o di locazione, le scritture private – esemplifica Arlotti –. Al momento le soluzioni alternative alla normale firma, come la firma digitale, non sono in grado di superare la barriera burocratica che rende i cittadini con tali disabilità motorie completamente dipendenti da terzi che possano esercitare il ruolo di tutore, come previsto in questi casi dalla legge”.

Anche il Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione) ha riconosciuto pienamente questo problema burocratico e legislativo, ricorda il deputato. “La risoluzione Onu sulla disabilità approvata da 187 Paesi su 187 il 31 dicembre del 2006, ha sancito l’handicap non più solo come condizione sanitaria, ma anche come fenomeno di esclusione sociale, indicando sistemi e metodiche per fronteggiarla. Come è evidente tale handicap di tipo pubblico-amministrativo, pone di fatto le persone disabili in una condizione di esclusione sociale che va ad aumentare le situazioni di disagio psicologico che non di rado questi cittadini sono costretti a subire”.

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Il problema potrebbe essere invece superato agevolmente con il riconoscimento legale dell'impronta digitale quale firma. “Non potendo essere falsificata, avrebbe la garanzia di assoluta sicurezza e autenticità – conclude –. Per questo ho chiesto iniziative urgenti al Governo, anche attraverso il dipartimento Pari opportunità, e al ministero per la Semplificazione e Pubblica amministrazione per affrontare finalmente questa problematica e riconoscere legalmente l'impronta digitale quale firma”.

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