L’assessore Massimo Pulini in quarta Commissione per fare il punto sul fondo Gruau

Sulla base di questa relazione, nel mese di agosto il sindaco Andrea Gnassi ha inviato alla Procura della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna e alla Procura della Repubblica di Rimini una formale segnalazione

E’ stata convocata lunedì una seduta della IV Commissione Consiliare incentrata sul fondo di opere dell’artista e illustratore di moda Renè Gruau, conservate al Museo della città. L’assessore alla Cultura del Comune di Rimini, Massimo Pulini, ha illustrato ai componenti della commissione l’indagine conoscitiva disposta a maggio 2014, compilata dal dirigente comunale Fabio Mazzotti e consegnata all’amministrazione a luglio.

Da tale verifica è emersa la perdita di 35 opere dal fondo Renè Gruau (disegni, dipinti, manifesti, litografie e supporti di vario tipo a nome dell’artista e illustratore di moda), costituitosi presso il Comune di Rimini a partire da metà degli anni Novanta, causa una non adeguata attività di archiviazione e custodia sino al 2009. Sulla base di questa relazione, nel mese di agosto il sindaco Andrea Gnassi ha inviato alla Procura della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna e alla Procura della Repubblica di Rimini una formale segnalazione.

Nel suo intervento in commissione, l’assessore Pulini dopo aver ricordato la figura di Gruau, ha ripercorso le tappe che hanno portato alla creazione del fondo dedicato all’artista, iniziato nel 1993 con i primi lasciti e che assunse dimensioni di rilievo intorno al Duemila, con la creazione formale nel 2002 del Fondo vero e proprio.

L’archivio Gruau, come spiega il dirigente Mazzotti nella sua relazione, proviene in gran parte da donazioni dello stesso artista o di suoi familiari avvenute nel tempo. “Considerati i fatti emersi – ha spiegato l’assessore Pulini - la spiegazione più probabile di questo ammanco sta nella mancanza di capacità nell’archiviare e proteggere il materiale che ha composto il fondo e di registrare le movimentazioni del materiale stesso. E’ possibile che lì si annidino azioni di recupero non registrate che oggi contribuiscono a creare questo vuoto; un ammanco che, abbiamo accertato, risale a prima del 2009”.

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