La guerra del ponte di Tiberio compatta le opposizioni e si sposta in Tribunale

Si alzano le barricate sul progetto di riqualificazione, il sindaco Gnassi accusato di trasformare Rimini in un circo

La battaglia per salvare il bimillennario ponte di Tiberio di Rimini dallo "scempio" coalizza opposizioni politiche, studiosi e intellettuali riminesi contro due nemici: il sindaco Andrea Gnassi e la Soprintendenza. Il primo reo di trasformare la città in un "circo", la seconda di avere avallato il progetto per l'invaso del ponte quantomeno con negligenza. Il Comitato contro i lavori comprende attuali ed ex esponenti del Movimento 5 Stelle come la consigliera regionale Raffaella Sensoli e l'europarlamentare Marco Affronte; membri dell'opposizione in consiglio comunale come Gioenzo Renzi di Fratelli d'Italia e Carlo Rufo Spina di Forza Italia; Fortunanto Stramandinoli di Sinistra Italiana; l'ex parlamentare Ds Ennio Grassi. Il portavoce è Davide Cardone, anche lui ex pentastellato, che alla stampa annuncia, dopo il confronto con la Soprintendenza e la richiesta di accesso agli atti, la decisone di "ricorrere alle vie legali", con un esposto in Procura per illecito penale.

"Non si tratta di una questione di cortile come qualcuno insinua", argomenta, in ballo c'è un patrimonio "non solo di tutti i riminesi ma del mondo". Il Comitato ha già aperto un sito Internet, ponte.altervista.org, e una pagina Facebook, Tiberio14dc, "un vero e proprio archivio di conoscenza". Ne fa parte anche il filologo Moreno Neri che per gli interventi sulle mura per installare le passerelle, 100 buchi di mezzo metro quadrato, parla di "negligenza e incuria. Non hanno niente a che fare con l'ambiente in cui sono inseriti". Dito puntato sia contro l'Amministrazione che contro la Soprintendenza dunque, mentre all'appello mancano studi e conoscenza. 

"Contestiamo gli interventi distruttivi", sintetizza Neri, mentre lo storico Gianni Remondini definisce "incredibile la carenza di conoscenza storica sul ponte", servirebbe "un comitato di studiosi e geologi per risalire alle sue condizioni originarie". Remondini, e non è il solo, critica anche la decisione del museo Fellini nella rocca Malatestiana: "La fellinizzazione di Rimini è stupida", il regista "rendeva ridicola" la città nei suoi film. Per questo "scateneremo contro l'Amministrazione anche lo storico Tommaso Mantovani e il critico d'arte Philippe Daverio". Intanto l'esposto in Procura a cura dell'avvocato Giordano Varliero. Ci sono, spiega il legale, una "serie di problematiche" legate al danneggiamento di un patrimonio storico, al rischio per la foce del fiume Marrecchia, alle passerelle che verranno installate e alle mura. Il Codice dei beni culturali vieta, prosegue, attività che deteriorano o distruggono un bene, oppure incompatibili con la sua destinazione e la sua conservazione.

Inoltre ci sono le questioni relative al decreto regio del 1904 che vieta costruzione a meno di 10 metri da un argine. Dunque l'intervento al ponte è un "illecito penale punito con l'arresto e l'ammenda". Ora "speriamo che la procura si attivi e il pm chieda il sequestro preventivo". Ovviamente oltre alla questione giuridica, c'è quella politica. L'ex diessino Grassi stigmatizza la mancanza di confronto da parte dell'Amministrazione: "L'esposto è una necessità e ora si apriranno altri fronti sugli edifici storici". A Rimini, aggiunge, "fa notizia il taglio dei capelli di Gnassi, ma la città appartiene ai cittadini non agli amministratori. Il sindaco non chiede niente, c'è un deficit di democrazia". Quello a ponte Tiberio, conclude, è un "intervento circense" e la Soprintendenza "non dà la documentazione che chiediamo". 

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