La presentazione del Meeting 2018 è stata ospitata nel Cinema Fulgor

Dopo la presentazione romana con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il cardinale Sako e il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston

Dopo la presentazione romana con il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il cardinale Sako e il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, il Meeting di Rimini si presenta alla sua città. “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice” sarà il titolo della XXXIX edizione, un tema suggestivo e sfaccettato, alla base di un’edizione particolarmente ricca di contenuti e di novità anche strutturali.

La presentazione del Meeting è stata ospitata nel rinnovato Cinema Fulgor, luogo evocativo di atmosfere felliniane, a ricordare lo stretto rapporto che intercorre tra il Meeting e la città in cui è sorto fino a diventare un evento internazionale. All’appuntamento di sabato 30 giugno alle 18.30 in Corso d’Augusto erano presenti, oltre alla presidente Guarnieri, Emma Petitti assessora al Bilancio della Regione Emilia Romagna, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, il vescovo di Rimini monsignor Francesco Lambiasi più Ignacio Perez Carbajosa, docente di Antico Testamento nella Facoltà di Teologia dell’Università San Dámaso di Madrid, Spagna ed Emmanuele Forlani, consigliere di amministrazione della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli. La serata è stata presentata dal portavoce e responsabile Comunicazione del Meeting Eugenio Andreatta.

Un’edizione particolarmente ricca, si diceva. La presentazione del Fulgor è stata ritmata da brevi contributi video che hanno evidenziato varie facce della manifestazione, dallo spettacolo inaugurale “Attraverso il mare del desiderio”, liberamente tratto da ‘La Scarpetta di Raso’ di Paul Claudel, che si terrà domenica 19 agosto nell’invaso del Ponte di Tiberio, alle mostre su Giobbe e sul disegnatore della Marvel Gabriele Dell’Otto, ai nuovi spazi dedicati al Sessantotto e ai pianeti dei sistemi extrasolari, fino al rapporto sempre più consolidato tra Meeting e mondo arabo, in particolare l’Egitto, attraverso la Biblioteca di Alessandria.

«Il Meeting per l’amicizia tra i popoli lavora da quasi 40 anni sul dialogo, l’incontro tra gli uomini e la costruzione della convivenza, della pace e del bene comune», ha affermato nel suo saluto l’assessora Petitti. «Proprio mentre la tecnologia riduce i tempi e avvicina gli spazi tra le persone, sembrano riproporsi distanze maggiori e l’incomunicabilità tra gli uomini che iniziano a perdere il senso dello stare assieme unendo i propri bisogni con solidarietà e nell’accogliere l’altro da sé alla comunità. Stanno tornando approcci statalisti e nazionalismi che tendono a voler superare l’Unione europea nata proprio per svolgere un ruolo diplomatico di pace e di concordia internazionale». Possa il Meeting» si è augurata Emma Petitti «rimettere al centro la persona umana, «fonte di ricchezza e diversità da tutelare oltre lo Stato ed i mercati con l’approccio della sussidiarietà. Sono certa che anche il tema di questa edizione “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”, ci offrirà interessanti spunti di riflessione. Grazie agli organizzatori e ai tanti volontari, che sono l’anima del Meeting, per portare Rimini e l’Emilia-Romagna nel mondo».

«Nel dare il benvenuto della comunità riminese all’edizione 2018 del Meeting», ha esordito il sindaco Gnassi, «rimarco il filo rosso che lega la presentazione ufficiale di questo grande evento ai cambiamenti della città. Il teatro Galli, oggi il cinema Fulgor, parte di quello straordinario Museo Fellini che entro il 2020 esalterà il genio senza tempo del regista attraverso la chiave del sogno e della creatività». Se la fortuna del Meeting, ha osservato il sindaco, è rimanere fedeli ai propri valori originali pur cambiando ogni giorno dal 1980, «ora la sua contemporaneità si intreccia con quella di una Rimini in una fase dinamica, che concretizza una nuova fase di sviluppo, incentrata sul valore universale della cultura e delle relazioni. Non c’è dunque casualità e forse qualcosa di più di una felice coincidenza. C’è la Storia e ci sono le storie che hanno percorsi diversi ma tutte all’interno dello stesso viaggio e dello stesso cammino. Questo è il Meeting, questa è Rimini. Benvenuti».

Per monsignor Francesco Lambiasi «ogni anno il Meeting è una ventata di aria fresca nella calura estiva della riviera riminese. Lo è grazie alla sua capacità di creare dialogo e incontro, altresì a livello internazionale, e grazie anche alla sottolineatura della centralità della persona». Per il presule l’edizione 2018 si presenta come tale, con un titolo «capace di suscitare sin dal suo enunciato curiosità, interesse e riflessioni». «Aggregazione positiva e creativa di tante persone», riprende il vescovo di Rimini, «il Meeting catalizza tantissimi giovani, che hanno nella manifestazione riminese una possibilità in più per dimostrare tutto il loro valore. Gli incontri, le proposte artistiche, le mostre della kermesse rappresentano poi un’occasione preziosa di crescita per la città di Rimini, per il territorio della Provincia e della Diocesi e per ogni persona che si accosti a tale appuntamento in maniera libera, aperta e fiduciosa».

Di “Move to Meet”, la nuova area tematica del Meeting dedicata alla mobilità di tutti, ha parlato Forlani. «Siamo partiti da tre domande: chi si muove oggi? come si muove? E soprattutto: perché si muove?», ha detto il consigliere di amministrazione della Fondazione Meeting. «C’è una forte domanda di spostamenti sempre più brevi e sempre più veloci e – requisito ormai indispensabile – sempre più connessi. Con l’area Move To Meet si cercherà di capire come sta cambiando l’esperienza che ognuno di noi fa del proprio viaggio». Sono stati coinvolti protagonisti di primo piano del mondo della mobilità, alcuni sono anche partner dell’iniziativa. «Con il nostro Advisory Board, composto da personalità autorevoli, figure istituzionali e imprenditori», ha aggiunto Forlani, «stiamo affrontando un percorso narrativo, uno storytelling della mobilità quotidiana. Sono convinto che visitare questa nuova area aiuterà i visitatori a riflettere e forse anche a vivere più coscientemente un’esperienza, quella del viaggio, che occupa gran parte delle nostre giornate».

Sulla grande mostra dedicata alla figura di Giobbe (il titolo sarà C’è qualcuno che ascolta il mio grido. Giobbe e l’enigma della sofferenza) ha parlato il curatore Ignacio Carbajosa. «Negli ultimi tre secoli, la domanda sul male e la sofferenza è diventata domanda sulla bontà e l’esistenza stessa di Dio. Come mai un Dio che è buono può permettere i disastri naturali o la sofferenza dei bambini?» Il libro biblico di Giobbe, tra le opere più riprese dalla letteratura contemporanea, ripropone il problema in un modo efficace e attuale. «Nella mostra riecheggia il grido di Giobbe in dialogo col grido dei nostri coetanei fino ad arrivare al litigio tra Giobbe stesso (e con lui l’uomo moderno) e Dio». La risposta divina, ricorda il teologo spagnolo, non è una spiegazione, ma una presenza buona. «Dio non fornisce risposte, mette Giobbe davanti allo spettacolo della creazione che rimanda a una presenza creatrice che lui aveva dato per scontata. Con Gesù poi, volto della misericordia del Padre, entra nella storia una Presenza buona che ci permette di guardare in faccia le nostre sofferenze e di uscire dalla solitudine».

La parola infine a Emilia Guarnieri: «Il Meeting quest’anno metterà a tema storie, esperienze, tematiche, in cui è evidente che il legame è ciò che fa la differenza. Legame con il destino, con la realtà, con gli altri popoli… il titolo suggerisce il legame tra la felicità dell’uomo e il cambiamento della storia. Un uomo che vive con gusto la sua vita tende a proiettarsi positivamente nella storia e a costruire. Così è nata l’Europa ai tempi di san Benedetto, così è rinata nel dopoguerra, così è rinata l’Italia (e la nostra città) dopo le distruzioni della guerra». Oggi, ha ricordato la presidente della Fondazione Meeting, viviamo un tempo in cui prevalgono divisioni e contrapposizioni, in cui la paura vince sulla fiducia. «È un tempo in cui la solitudine uccide. Il bisogno di cambiamento abbandonato a se stesso spinge ad abbattere l’esistente, valori, istituzioni, rapporti, nell’utopia che si possa sempre ricominciare da zero». Diversa la prospettiva suggerita dal titolo del Meeting di quest’anno: «La fiducia si ritrova solo guardando con stima ciò che già c’è, mettendo in rilievo esempi, storie positive, testimonianze, esperienze di costruzione sociale in cui il desiderio del cuore si manifesta. Perché il vertice della positività è il desiderio del cuore».

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