Renzi al Meeting: "Non volevo venire per evitare i soliti titoli su come mi accoglievate"

E' quanto ha affermato il presidente del consiglio, Matteo Renzi, intervenendo in occasione della manifestazione in corso a Rimini Fiera

Al Meeting di Rimini "non volevo venire, lo dico con franchezza" e "non per un fatto ideologico. I miei predecessori a Palazzo Chigi hanno sempre scelto di venire", qualcuno perché considerava "questa come un'importante piazza politica da non perdere. Non volevo venire non per chissà quale paura", ma "non mi andava di trovare i titoli, che comunque troveremo, sull'accoglienza più o meno fredda o calda" al Meeting.

E'' quanto ha affermato il presidente del consiglio, Matteo Renzi, intervenendo in occasione della manifestazione in corso a Rimini Fiera. "Esiste una dimensione che prescinde dalla politica. Nella vita politica abbiamo avuto visioni opposte, ma vengo al Meeting lieto e grato", ha aggiunto poi il presidente del consiglio citando Graziano Grazzini.

Tuttavia, la scommessa sull'accoglienza calda o fredda, Matteo Renzi l'avrebbe vinta in quanto fa breccia nella kermesse estiva del popolo di Comunione e liberazione. Lo testimoniano gli applausi che hanno puntellato il suo intervento, ma anche i commenti a fine incontro di Emilia Guarnieri (presidente della Fondazione Meeting per l'amicizia dei popoli) e Giorgio Vittadini (presidente della Fondazione per la sussidiarieta'), che hanno diviso il palco con il premier per parlare di "Italia e la sfida del mondo".   Spiega l'agenzia Dire, che Guarnieri, a intervento del premier concluso, parla di "positivita'" mostrando di aver apprezzato il taglio scelto da Renzi. "Di fronte ad istituzioni che stanno cercando di tirare fuori il Paese dalla crisi e di camminare verso un bene comune- afferma Guarnieri- noi ci siamo in una collaborazione per quello che siamo, per quello che anche in questo Meeting abbiamo mostrato di essere e cioe' una realta' ideale capace di operare all'interno del Paese".

Renzi tuttavia evita di toccare gli argomenti di visione, come le unioni civili e "flirta" un po' con la platea: ricorda i propri trascorsi da boy scout, gli studi da liceale nella scuola privata, ma anche "le idee diametralmente opposte nella vita politica". Il feeling di Cl con il centrodestra berlusconiano viene richiamato più volte da Renzi, così come non manca qualche frecciatina a chi nel Pd ha in passato tenuto rapporti preferenziali con il movimento fondato da don Giussani. I "predecessori", li chiama Renzi, riferendosi sia a palazzo Chigi che al Pd: "Voi avete spesso applaudito gli uni, e a volte anche gli altri. Ma ritengo che il berlusconismo, e per alcuni aspetti l'antiberlusconismo, abbiamo schiacciato il tasto pausa al dibattito italiano e per 20 anni abbiamo perso occasioni clamorose".

"Qualche mio predecessore a palazzo Chigi ha considerato questo luogo come una importante piazza politica da non perdere mai. Ma anche qualche predecessore del mio partito ha sempre apprezzato il Meeting, magari più per l'aspetto legato alle opere". "Le riforme che stiamo portando avanti sono un corso accelerato per riportare l'Italia in pari". E tra queste riforme, ovviamente, ci sono innanzitutto quella elettorale e la revisione del Senato. L'Italicum, innanzitutto, che "è una rivoluzione, il primo tassello per riuscire finalmente a governare e non difendersi dagli assalti". Quindi, il superamento del bicameralismo: "Mi fanno ridere quelli che dicono: se non c'è elezione diretta dei senatori è a rischio la democrazia. Ma non è che devi votare tante volte per far funzionare la democrazia, quello è il Telegatto, non è il Senato. E' incredibile questa discussione".

Il premier replica anche a Matteo Salvini, che minaccia di bloccare l'Italia: "Ad agosto c'è la gara a chi la spara più grossa. Ho letto di un autorevole esponente che come proposta economica ha ha suggerito di bloccare per tre giorni l'Italia. Ma è 20 anni che bloccano l'Italia, oggi la scommessa è l'opposto". Basta, continua, con la "rissa ideologica", la ricetta che Renzi propone al Meeting è fatta di pragmatismo, in politica estera come per gli affari interni: gli Usa sono "la stella polare" per l'Italia, ma "è un errore tragico costruire l'Ue contro la Russia"; gli immigrati vanno salvati perché "non cederemo al messaggio che vuole trasformare l'Italia nella terra della paura. Non è buonismo ma umanità. Possiamo perdere tre voti ma prima ci occupiamo di come salvare vita"; le tasse vanno abbassate perché "è l'unico modo per essere veramente equi". Tutta roba che Renzi vuole lasciarsi alle spalle per rendere l'Italia "la terra delle possibilità, non dei rimpianti. Se l'Italia torna a fare l'Italia c'è spazio per l'Italia in Europa, c'è spazio per l'Italia nel mondo, c'è spazio per l'Italia per uscire dalla crisi".

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