Montecopiolo e Sassofeltrio dalle marche all'Emilia-Romagna, dopo sei anni la proposta di legge

Sono passati sei anni dal referendum con cui gli abitanti di Montecopiolo e Sassofeltrio hanno scelto di staccarsi dalla Regione Marche per passare all'Emilia-Romagna. Ma ancora oggi il ministro dell'Interno non ha presentato il disegno di legge

Sono passati sei anni dal referendum con cui gli abitanti di Montecopiolo e Sassofeltrio hanno scelto di staccarsi dalla Regione Marche per passare all'Emilia-Romagna. Ma ancora oggi il ministro dell'Interno non ha presentato il disegno di legge ordinaria necessario per la modifica dei confini dei territori coinvolti. Per questo il deputato Pd riminese Tiziano Arlotti si è fatto promotore della proposta di legge presentata come primo firmatario nei giorni scorsi alla Camera e sottoscritta tra gli altri anche dalla collega Emma Petitti.

“Per legge, entro sessanta giorni dalla data della comunicazione del risultato del referendum, il ministro dell’Interno avrebbe dovuto presentare al Parlamento il disegno di legge ordinaria – ricorda Arlotti -. I risultati sono stati comunicati nel luglio 2007, nel settembre dello stesso anno è scaduto il termine per l'adempimento senza alcun risultato. Un ritardo inaccettabile per le comunità interessate, che si erano espresse democraticamente a larghissima maggioranza. La proposta di legge che ho presentato vuole rispondere finalmente alle attese dei cittadini”.

La proposta sottolinea che alla base della richiesta di passaggio all'Emilia-Romagna da parte di Montecopiolo e Sassofeltrio vi sono non solo ragioni geografiche e storiche, ma anche rapporti economici, amministrativi, sanitari e di istruzione. “In particolare, dopo il passaggio dei 7 Comuni dell'alta Valmarecchia in territorio emiliano-romagnolo nel 2009, alcuni servizi (come l’ospedale di Novafeltria, i Vigili del fuoco, i Carabinieri, la Giustizia) fanno ora riferimento alla provincia di Rimini – sottolinea il deputato -. Ai residenti di Montecopiolo e Sassofeltrio non resta che usufruire dei servizi pubblici nella provincia di Pesaro e Urbino, più scomodi e lontani di quelli riminesi”.

Già nell'aprile 2012 la regione Emilia-Romagna aveva espresso all'unanimità il proprio parere favorevole all'aggregazione. Il passaggio dei due Comuni non comporterà fra l'altro trasferimenti amministrativi di ospedali, caserme e scuole, come invece accaduto per i sette comuni dell'alta Valmarecchia. “E' un atto doveroso – conclude Arlotti – rispettare la sovranità che la Costituzione attribuisce al popolo e che i cittadini hanno esercitato democraticamente”.

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