Montevecchi contro il Rimini Summer Pride: "Utero in affitto reato universale”

Il consigliere santarcangiolese: “Anche quest’anno i vari carri, tra cui quello di “Non una di meno” hanno mostrato tutta la loro statura culturale attraverso “gemiti e simulazioni di orgasmi”, per non parlare dei cartelloni che recitavano “Porti aperti come i nostri culi”"

“Abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una manifestazione politica che, strumentalizzando tutto con la scusa dell’omofobia, si schiera dalla parte delle adozioni gay, dell’indottrinamento gender nelle scuole e dell’abominevole pratica dell’utero in affitto e della compravendita dei bambini, considerati oggetti come se fossero bambolotti da acquistare in un negozio di giocattoli da una donna mercificata”. Risponde così il giovane videoblogger riminese e consigliere comunale clementino Matteo Montevecchi agli esponenti di sinistra locali che hanno sostenuto il Summer Gay Pride di Rimini e continua: “Anche quest’anno i vari carri, tra cui quello di “Non una di meno” hanno mostrato tutta la loro statura culturale attraverso “gemiti e simulazioni di orgasmi”, per non parlare dei cartelloni che recitavano “Porti aperti come i nostri culi” e dei soliti slogan triti e ritriti contro Salvini e Fontana”. E continua “Piaccia o non piaccia, continueremo a batterci contro la barbarie dell’utero in affitto e contro l’ideologia che vorrebbe sostituire mamma e papà con il genitore 1 e il genitore 2. E perché no, pure con il genitore 3, 4 e 5, perché se tutto è “love is love”, manca poco alla deriva del poliamore: ma noi saremo l’argine e difenderemo con le unghie e con i denti l’articolo 29 della nostra Costituzione”. Inoltre Matteo Montevecchi ci tiene a precisare: “Nel nostro paese grazie al diritto pubblico e privato ci si poteva già appellare a tutti i diritti che si volevano, anche senza l’istituto ad hoc delle unioni civili, basterebbe informarsi. Mancavano solo la reversibilità della pensione e l’adozione gay, cosa che vogliono a tutti i costi perché considerano il bambino un “diritto” e non più un “soggetto di diritto” che ha sua volta ha dei diritti, tra cui quello di crescere con una mamma e un papà e non quello di essere reso orfano, in modo arbitrario, di madre o di padre per soddisfare i capricci di qualche lobby. Non vorrei sconvolgere nessuno, ma le persone non sono e non saranno mai dei diritti di qualcuno, mettetevelo in testa”. Poi conclude: “Arcigay e tutti i movimenti LGBTQI vogliono far credere di rappresentare tutte le persone con tendenza omosessuale. Non è così. In tanti non condividono le loro battaglie ideologiche e si tengono ben distanti dai vari Pride. A loro, i primi ad essere strumentalizzati, va tutta la mia solidarietà”. 
 

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