Napolitano al Meeting: "Viviamo un angoscioso presente"

"Ormai da settimane, da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono state colpite da una crisi di fiducia, siamo immersi in un angoscioso presente", ha detto Napolitano parlando dal palco della Fiera

Giorgio Napolitano sale sul palco del Meeting di Rimini con un look a cui non siamo abituati, senza cravatta e col bottone della camicia slacciato. Accolto da un fragoroso applauso comincia il suo discorso ammettendo subito che "ormai da settimane, da quando l'Italia e il suo debito pubblico sono state colpite da una crisi di fiducia, siamo immersi in un angoscioso presente, nell'ansia di risposte urgenti". Tuttavia "non troveremo via d'uscita durevoli senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro”.

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Ad ascoltare il presidente, oltre a migliaia e migliaia di giovani e meno giovani, anche alcuni volti noti dell'economia, della politica e della cultura italiana, a cominciare dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, arrivato a sorpresa a Rimini (la sua presenza non era prevista), che all'arrivo del presidente al Meeting si è fermato con lui per un breve colloquio.

LE CELEBRAZIONI DEI 150 ANNI - “D'altronde – ha aggiunto Napolitano – anche nel celebrare i 150 anni dell'Unità nazionale, abbiamo teso un filo che congiungesse il passato, il problematico presente e il possibile futuro dell'Italia. Siamo partiti dal sentimento che si doveva e poteva suscitare, attraverso una riappropriazione diffusa delle vicende e del significato del processo unitario”.

CORAGGIO E SUSSIDIARIETA' - Napolitano ha poi invocato il coraggio “della speranza, della volontà e dell'impegno, operoso e sapiente, fatto di spirito di sacrificio e del massimo impegno creativo”. Un impegno che deve venire da tutte le fasce della società “secondo quella concezione della sussidiarietà che ne ha fatto un motore decisivo per la costruzione e il cambiamento del nostro paese”.

Il capo dello Stato ha voluto sottolineare qual è la posta in gioco: “ridare vigore allo svliuppo economico, sociale e civile, far ripartire la crescita in condizione di stabilità finanziaria, senza perdere terreno nella competizione globale”. Dare fiducia, però, “non significa alimentare illusioni”.

LA CRITICA ALLA CLASSE POLITICA - La fase attuale, ha detto, incrocia “questioni che noi spettava affrontare da tempo”; bisogna liberarsi “da approcci angusti e strumentali”. Poi l'affondo verso la classe politica italiana. Prima quella di governo: “possibile – ha detto Napolitano - che da un lato si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione perchè le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato anche attraverso semplificazioni propagandistiche?”.

Quindi la critica all'opposizione: “Possibile che ogni criticità di questo paese sia stata ricondotta alla colpa del Governo e della coalizione su cui si regge? Lungo su questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano”.
 

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