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Il Partito Democratico chiede di fare in fretta. "Ius scholae? E' una legge che porterà solo vantaggi"

La segreteria "dem": "Questa legge rappresenta l’occasione di riconoscere finalmente che ogni bambino che frequenta le nostre scuole è una risorsa per l’Italia a prescindere da dove provenga”

“Ius scholae? Sì e presto!” anche il Partito democratico di Rimini, si esprime a favore del progetto di legge, per voce della Segretaria comunale, Fiorella Zangari e la responsabile Scuola della Segreteria comunale, Elisa Marchioni.
“Questa settimana riprenderà il dibattito in Parlamento sulla legge che semplifica la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana per i bambini e ragazzi nati o arrivati in Italia prima dei 12 anni, che abbiano completato uno o più cicli scolastici per almeno 5 anni” riassumono Zangari e Marchioni; “è una legge che porterà solo vantaggi: basti guardare allo sport, dove di fatto già da qualche anno i giovani atleti stranieri che vivono qui, vengono considerati italiani a tutti gli effetti perché altrimenti non potrebbero gareggiare da professionisti. Il mondo dello sport ha precorso la legge, considerando tutti italiani per non perdere talenti: questo è un messaggio potente per ogni ambito”.

“Questa legge rappresenta l’occasione di riconoscere finalmente che ogni bambino che frequenta le nostre scuole è una risorsa per l’Italia a prescindere da dove provenga”, proseguono le due referenti del Pd di Rimini; “ed è proprio la scuola il luogo che costituisce il punto di partenza, il trampolino di lancio per tutti e per ciascuno.” “Per una inclusione vera, serve una reale parità che al momento non c’è: sono circa un milione e mezzo in Italia i minori stranieri che beneficerebbero degli effetti della legge subito, e che al momento provano il disagio di sentirsi sempre divisi a metà, studiano Dante e la storia italiana, vivono qui e spesso conoscono molto poco della terra di origine dei genitori, e finiscono per non sentirsi mai davvero a casa. In Emilia Romagna, e anche a Rimini, abbiamo classi in cui sono inseriti tra l’8 e il 10% di studenti di origine straniera, ma si arriva a classi con oltre il 30%. Ciascuno di loro è un nome, un volto, una storia".

“Questa legge, concludono Zangari e Marchioni, rappresenta la possibilità di cambiare le cose. Rendere la realtà più giusta partendo dal riconoscere il ruolo della scuola, perché ciò che studiamo, ciò che impariamo, la comunità in cui ci inseriamo grazie ad essa, contribuisce in modo decisivo a fare di noi ciò che siamo. Non è la carta di identità. La legge consentirebbe a tutti di essere alla pari. Perché ciascuno possa dare il meglio che ha, alla pari, insieme".

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