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Giovedì, 11 Agosto 2022
Politica

Patrick Zaki, Emma Petitti lancia l'appello: “Non c’è più tempo, lo vogliamo subito in Italia”

La presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna chiede che Zaki possa tornare in Italia anche prima dell'udienza del 27 settembre

«Non c’è più tempo. Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna arrestato ingiustamente oltre due anni fa in Egitto è ancora sotto processo: la prossima udienza sarà il 27 settembre dopo il rinvio dello scorso giugno. Ma non possiamo aspettare oltre: è necessario continuare il nostro impegno, da Bologna, dalla sua Università, dall’Emilia-Romagna, per chiedere il completo proscioglimento dalle accuse e permettergli la piena libertà, per rivederlo nuovamente a Bologna a terminare gli studi».

Questo il nuovo appello della presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Emma Petitti.

«Patrick non è libero – sottolinea Petitti –. Era il 7 febbraio 2020 quando Patrick Zaki venne arrestato all’aeroporto del Cairo dalle autorità egiziane mentre tornava dai genitori per un breve periodo prima di iniziare il secondo semestre del suo primo anno di Master. Ingiustamente accusato di "propaganda sovversiva" lo studente dell’Università di Bologna ha iniziato il suo calvario con il trasferimento nel carcere di Mansura. I continui appelli, le mobilitazioni da parte delle istituzioni europee e della società civile, hanno sollevato il caso a livello internazionale, un’onda che ha generato una risonanza tale da portare l’8 dicembre 2021 alla sua scarcerazione. Ma non alla sua libertà».

«L’immagine di Patrick che riabbraccia la madre e la sorella ci ha toccato nel profondo. Fu un momento bellissimo, un passo in avanti, a tratti insperato, visti i continui rinnovi delle ordinanze di custodia cautelare che hanno tenuto con il fiato sospeso l’intera comunità per più di un anno. Ma i rinvii continuano e il nostro studente non è ancora libero».

«Ora è il tempo di non abbassare la guardia – conclude la presidente –, di non fare passare questa caldissima estate in silenzio. Continuiamo a lottare per Patrick Zaki, per la sua libertà, per la sua vita. Chiediamo che Patrick possa tornare in Italia ora, anche prima della udienza del 27 settembre, per finire i suoi esami del primo anno e fare le sue ricerche. Una società civile e moderna deve poter garantire e tutelare la libertà di pensiero e di parola. Sono questi i nostri valori. Questa è la democrazia. #patricklibero».

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