Provincia unica, Vitali: "Quale convenienza per Rimini?"

"Sulle Province, al di là del movimentismo locale, il coltello dalla parte del manico ce lo ha il Governo Italiano". Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini torna sull'argomento più discusso

Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini

“Sulle Province, al di là del movimentismo locale, il coltello dalla parte del manico ce lo ha il Governo Italiano”. Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini, torna con una lunga lettera inviata ai mezzi di informazione, a dira la sua sul tema della Provincia unica di Romagna. Vitali chiede al Governo di “diradare le nebbie e la confusione del primo generico impatto”.

Nel suo ragionamento Vitali parte della sicurezza, per frenare gli entusiasmi di chi sostiene a spada tratta l’ipotesi di Provincia unica. “On uno scenario anche di una ipotetica provincia Romagna – afferma il presidente -, Rimini potrebbe al massimo aspirare a sostituire la sua Prefettura con un ‘presidio di sicurezza’, magari in cogestione con Pesaro-Urbino e Ferrara. Non mi pare un grande guadagno per un territorio come il nostro che già soffre nei mesi estivi (e non solo) per la divaricazione nel rapporto che esiste tra area ad altissimo flusso turistico, confinante con un altro Stato, e dotazione degli organici delle forze di Polizia”.

Insomma, per Vitalia il problema è che “ancora una volta la nostra specificità non verrebbe riconosciuta ma anzi si trasformerebbe in una sorta di ‘colpa’ su base statistica da far espiare alla comunità”.

“Mi permetto di dire questo per mettere in luce come ancora non siano palesi gli effetti reali sui territori della proposta di riordino istituzionale e di spending review, così come viene dal Governo – afferma il primo cittadino della provincia -. Non si tratta di portare avanti battaglie di retroguardia. Anzi, a questo proposito sono rimasto molto perplesso, ascoltando l’allarme lanciato ieri dal Presidente dell’Unione Province Italiane circa il rischio riapertura per le scuole a seguito dei recentissimi tagli agli Enti locali”.

Per la sola Provincia di Rimini il taglio ulteriore a bilancio in fase avanzatissima è di 2,2 milioni di euro che salgono a 6 milioni di euro se si comincia da inizio 2012. Accanto a questo Vitali evidenzia le difficoltà amministrative che si moltiplicano: “si pensi solo cosa potrebbe comportare in termini di responsabilità amministrativa per dirigenti, funzionari e dipendenti pubblici un malaugurato incidente dovuto, ad esempio, alla riduzione delle manutenzioni stradali, obbligata dall’ultima sforbiciata senza preavviso dell’Esecutivo centrale”. Per questo il presidente ritiene che “il giusto porre l’accento sui problemi non può avere il retrogusto dell’avvertimento interessato”.

Quindi “per le Province, così come per i Comuni, l’unica strada percorribile è quella dell’ostinata, testarda determinazione nel riportare Governo, politica, partiti a discutere seriamente del riordino istituzionale, concentrandosi scientificamente su opportunità e effetti concreti, piuttosto che su slogan e scardinamenti territoriali ‘a priori’, peraltro entusiasticamente branditi da chi fino a ieri era altrettanto entusiasticamente fautore dell’esatto contrario”.

Il tema della razionalizzazione delle Province va dunque riportato a cosa dovranno fare, quali funzioni avranno, quale ruolo assumeranno, quali deleghe seguiranno le nuove amministrazioni provinciali, peraltro incerte anche sull’identità della loro natura (elettive o di secondo grado? Ancora non è dato a spaere).

Per questo Vitali sostiene che al momento “le ‘nuove’ Province non sono altro che scatole vuote, probabili titolari di un paio di deleghe (ambiente, manutenzione della rete stradale di competenza) per la cui gestione sarebbero più che sufficienti uffici decentrati”.

“In questo momento cominciare la discussione dalla fusione a 3 o a 2 o a 4 è cosa politicamente affascinante ma ha più o meno la stessa valenza del cominciare a costruire una casa a partire dal tetto – afferma il presidente, non senza una venatura polemica -. Personalmente sono aperto a ogni ipotesi riorganizzativa riguardante le Province che, tutelando le specificità, le eccellenze e quanto conquistato dal nostro territorio, garantisca servizi e opportunità più favorevoli e puntuali per le comunità di riferimento. E questo significa potere contare su funzioni che vadano oltre quelle abbozzate dal Governo. Come ho più volte detto in queste settimane, una provincia Romagna insieme a Ravenna e Forlì Cesena è per me ipotesi  concreta nel momento in cui essa possieda senso, forza, reale autonomia sulla base di deleghe piene e magari un mandato diretto degli elettori”.
 

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