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Commercio di animali, si attiva il deputato Arlotti: "Tutelare gli allevatori"

A livello nazionale sono oggi circa 3.000 le attività del settore animali, acquari e ornicoltura (erano invece 10mila dieci anni fa), di cui una decina in provincia di Rimini, per un fatturato di alcuni milioni di euro

Rimodulare le sanzioni per chi infrange la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (Cites), affrontare in modo adeguato il problema del mercato nero e favorire l’allevamento amatoriale e sportivo degli animali in condizioni controllate. E’ la richiesta contenuta nell’interrogazione presentata dal deputato Pd riminese Tiziano Arlotti al ministro dell’Ambiente con l’obiettivo tutelare allevatori ed operatori del settore nel rispetto dell’ambiente e degli animali, alla quale è stata data risposta nei giorni scorsi in VIII Commissione.

“Con la raccomandazione del 2007 la Commissione europea ha indicato agli Stati membri le linee guida sulla protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante il controllo del loro commercio e appositi registri – ricorda Arlotti -. Gli Stati membri devono garantire che siano irrogate sanzioni per le infrazioni commesse adeguate alla natura e alla gravità delle stesse, allo scopo di combattere il commercio illegale. Attualmente però in Italia le norme e le sanzioni Cites sugli animali in via di estinzione non distinguono quelli selvatici da quelli nati in cattività, la cui provenienza lecita è garantita tramite microchip o anello, mentre mentre il problema rappresentato dal mercato nero, responsabile per l’80 per cento del commercio illegale e stimato in 5 miliardi di euro, non è affrontato in un modo adeguato. L’Italia rimane così l’unico Stato membro che non si è ancora adeguato alla raccomandazione della Commissione”.

A livello nazionale sono oggi circa 3.000 le attività del settore animali, acquari e ornicoltura (erano invece 10mila dieci anni fa), di cui una decina in provincia di Rimini, per un fatturato di alcuni milioni di euro. L’interrogazione di Arlotti chiede di includere, in seno alla Commissione Cites presso il ministero, anche i rappresentanti del mondo associativo e non profit specializzati e realmente operativi nel settore di fauna e flora.

Nella risposta data in Commissione il ministro riconosce che “i soggetti tenuti alla compilazione dei registri sono esposti ad una sanzione che pare effettivamente non calibrata in relazione alle molteplici irregolarità che si possono rilevare. Condividendo l’opportunità di dare impulso ad una nuova articolazione delle sanzioni che siano proporzionate alla gravità delle violazioni, si sta già lavorando per promuovere una proposta normativa tesa a modificare il comma 6 dell’art. 5 della legge 150/92″.

E’ inoltre “in via di emanazione un apposito decreto direttoriale, adottato d’intesa con il Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, con il quale viene ampliato il numero di specie di uccelli esentate dall’obbligo di registrazione che, pertanto, passerebbero dalle attuali 23 a 35″. Infine, per l’inclusione dei rappresentanti del mondo associativo e non profit, il ministro ipotizza la costituzione di un tavolo informale di consultazione con la partecipazione dei portatori di interesse delle varie filiere commerciali interessate dall’applicazione delle norme Cites.

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