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Anche Rimini dice no alla fusione di Hera con Acegas

Con 20 voti contrari e 9 astensioni, nella seduta di giovedì sera il Consiglio comunale di Rimini ha respinto la proposta di fusione di Hera con Acegas

Con 20 voti contrari e 9 astensioni, nella seduta di giovedì sera il Consiglio comunale di Rimini ha respinto, con votazione per appello nominale, la proposta deliberativa “aggregazione di Hera s.p.a. con il gruppo Acegas Aps e successivo ingresso, in Hera s.p.a., di “F.S.I. s.p.a.”. Poco prima la Quinta Commissione Consiliare Permanente aveva espresso parere negativo con 10 voti contrari, 3 astensioni ed uno favorevole.

Se a Ravenna il voto del consiglio comunale era stato favorevole, a Forlì il Consiglio comunale martedì scorso ha votato contro la fusione. Nella circostanza il sindaco Roberto Balzani aveva spiegato che si tratta di un voto simbolico, dal puro valore politico per rivendicare l'esigenza di un rapporto diverso con Hera. Tesi sostenuta da tutto il gruppo consiliare del PD e dell'Italia dei Valori, che compongono la maggioranza.

"L'aggregazione di Hera Spa con il gruppo Acegas Aps, il successivo ingresso in Hera del Fondo strategico Italiano (Fsi Spa) implicano diversi aspetti di cui occorre essere consapevoli. Occorre innanzitutto sgomberare il campo da un equivoco e distinguere fra l'obiettivo del progetto industriale, che mira a creare una delle aziende più importanti del paese rafforzando il ruolo pubblico grazie anche all'ingresso del Fsi, e la regolazione del sistema idrico ambientale, che non dipende dalle aziende, alle quali spetta la gestione dei servizi", esordisce il segretario del Pd, Emma Petitti.

"E' innegabile la valenza strategica dell'aggregazione dal punto di vista delle potenzialità industriali e competitive del nuovo soggetto a cui darà vita. Porterà alla creazione di un gruppo a pieno controllo pubblico, in grado di essere sempre più competitivo sia sul mercato dei servizi liberalizzati (diverrebbe la seconda utility italiana dopo A2A), come la vendita di gas ed energia elettrica, che su quello regolamentato del ciclo idrico e dell’igiene ambientale, sui quali sarà sempre più strategico migliorare qualità ed efficienza del servizio", continua Petitti.

"Non è inoltre irrilevante che il progetto industriale sia stato valutato positivamente dai sindacati Cgil, Cisl e Uil confederali dell'Emilia-Romagna, che hanno firmato nei giorni scorsi con il Comitato di sindacato di Hera il protocollo d'intesa sull'aggregazione definendola un importante progetto industriale capace di contrastare la crisi economica, garantire occupazione, migliorare i servizi per i cittadini e creare ulteriore valore per il territorio. Con il protocollo, i Comuni soci di Hera e i sindacati si sono tra l'altro impegnati a un confronto periodico che permetta di monitorare il conseguimento degli obiettivi dell’operazione", è l'opinione dell'esponente democratico.

"E non va dimenticato che il 26 luglio il Patto di sindacato dei soci pubblici che riunisce i Comuni capoluogo e che controlla il 58% di Hera aveva dato parere positivo sull'accordo quadro siglato fra Hera e Acegas-Aps sempre lo scorso luglio - continua Petitti -. Il Comune di Rimini, come gli altri soci, ha scelto dal 2003 di collocare Hera sul mercato azionario e la fusione con Acegas dovrebbe dare certezze sul valore della partecipazione, sulla competitività e sulla capacità di investimento, anche nella prospettiva di concorrere a gare per l’assegnazione dei servizi, a partire da quelle imminenti per il servizio di distribuzione gas. La mancanza di competitività potrebbe significare il deperimento del valore della società a danno dei soci, ossia dei Comuni. Se Hera dovesse perdere la gestione a favore di grandi gruppi, italiani o anche esteri, ne deriverebbe un danno sia come ricadute economiche sul territorio, sia come tutela occupazionale".

Non è poi in discussione la maggioranza pubblica dell'azienda: Hera e Acegas resteranno pubbliche, non c’è nessun cedimento al mercato o privatizzazione. Questo è quello che ci hanno chiesto i cittadini. I Comuni soci di Hera Holding Spa in particolare si sono impegnati a mantenere e, a garantire anche per il futuro, che la società quotata risultante dall’aggregazione avrà una loro partecipazione pari almeno al 51% delle azioni.
Questo dovrebbe sgomberare il campo anche dall'equivoco sulla regolazione del sistema idrico ambientale e sul contrasto fra la fusione e il referendum sull'acqua pubblica dello scorso anno. Le fonti sono infatti tutte in mano pubblica, le reti sono di proprietà degli enti pubblici, mentre il soggetto che effettua la distribuzione, Hera, è e come detto resterà a maggioranza pubblica", prosegue Petitti.

"L'operazione presenta però anche criticità che riguardano non tanto il merito, quanto il metodo seguito e il rapporto fra azienda e territori.
E' vero infatti che il passaggio in Consiglio è arrivato dopo le scelte che sono state già compiute, e che da luglio ad oggi si sarebbe potuto avere un confronto più ampio e diffuso fra Hera e tutti gli stakeholder, le associazioni e i movimenti - aggiunge il segretario del Pd -. E' vero anche che, aumentando i Comuni coinvolti nella società che nascerà a seguito dell'aggregazione, le singole quote di partecipazione pubblica dei singoli enti locali o delle loro holding subiranno un assottigliamento. Il timore è quello della riduzione del peso dei singoli Comuni soci nel rapporto con l'azienda, e del progressivo allontanamento di Hera dai territori e dai cittadini, che non possono essere considerati semplicemente “utenti dei servizi” da cui esigere tariffe".

"Proprio per questo i Comuni, in questa partita, non devono isolarsi rispetto alla maggioranza dei soci pubblici, cosa che determinerebbe un inevitabile indebolimento dei territori. E il territorio riminese intende fare sentire il proprio peso nel rivendicare investimenti consistenti e strategici, a partite dal piano di salvaguardia della balneazione e dal progetto Rimini isola, i cui effetti positivi non riguardano solo la città di Rimini, ma tutta la riviera - continua Petitti -. Altro aspetto importante, chiesto già nei mesi scorsi da Rimini, la necessità di una riduzione dei compensi dei manager Hera in linea con le aspettative di rigore e contenimento dei costi espresse dai cittadini".

"Il voto dei consiglieri PD a Rimini sulla delibera (che – va sottolineato - non riguarda uno dei punti del programma di mandato dell'amministrazione comunale) è stato l'espressione autonoma e responsabile di una scelta fatta sulla base di queste valutazioni, concrete, consapevoli dei pro e dei contro dell'! operazio ne, e di certo non populistiche", conclude l'esponente del Pd.

Secondo il consigliere regionale del Pdl, Marco Lombardi, "la fusione Hera – Acegas ha finalmente fatto scoppiare tutte le contraddizioni di un sistema politico amministrativo egemonizzato dalla sinistra che da anni usa le regole del mercato non per ampliare la concorrenza ma per allargare il proprio potere. Applicare le regole europee o semplicemente di buon senso per distinguere il soggetto che eroga un servizio pubblico (soggetto privato) da chi deve controllare (soggetto pubblico) che il servizio sia svolto bene ed a costi contenuti per i cittadini, significa migliorare l’efficienza e creare risparmi".

"Con Hera non è avvenuto così - continua Lombardi -. L’influenza politica sui suoi organi amministrativi è sempre stata evidente ed il suo strapotere tecnico- organizzativo rispetto all’organo che avrebbe dovuto controllare il servizio (ATO) era ed è imbarazzante. Se a ciò aggiungiamo che i Comuni, che dovrebbero controllare, sono soci e percepiscono gli utili, e che Hera è quotata in borsa e quindi deve rispondere ai criteri imposti dal mercato per non perdere valore azionario, capiamo perché oggi molti, anche a sinistra cominciano ed essere spaventati ed a ripensare all’intero modello".

"La nuova disciplina sull’ATO regionale prova ad aumentare il potere di controllo pubblico, ma se alle petizioni di principio non seguiranno fatti concreti ed una forte volontà politica, tutto il meccanismo risulterà vano - evidenzia ancora il consigliere regionale del centrodestra -. Noi come PDL riminese, abbiamo da sempre sostenuto l’opportunità per gli Enti Pubblici di vendere le azioni di Hera, sia per far fronte ad investimenti immediati e necessari, sia per rompere quel pericoloso cordone ombelicale tra il controllore ed il controllato. La sinistra ci ha sempre criticato in questa posizione salvo oggi fare una clamorosa marcia indietro".

"La crisi e la diminuzione di risorse pubbliche, non consente più alla sinistra di usare il mercato a suo uso e consumo e di improvvisarsi liberale - chiosa Lombardi -. Oggi se si aderisce alle regole del mercato queste vanno seguite fino in fondo e se il pubblico abdica al proprio ruolo di controllore della qualità e del giusto costo dei servizi pubblici locali, crea dei danni ai propri cittadini. In fine, il fatto che vari sindaci del PD abbiano votato contro a questa fusione pure essendo vincolati al voto del patto di sindacato, da un lato dimostra ancora una volta l’uso strumentale delle deliberazioni comunali, ma dall’altro certifica che la sinistra non può più tenere i piedi in due scarpe liberalismo economico e statalismo comunista non sono conciliabili ed i nodi stanno sempre più venendo al pettine".

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