Elezioni regionali, la "ricetta" di Nadia Rossi per il Pd in dieci punti: "Serve più orgoglio e zero correnti"

Il decalogo della candidata che rilancia il "Pd Pride" e invita a portare il dibattito fuori dalla Rete e non cavalcare le lamentele degli avversari

A dieci giorni dal voto Nadia Rossi convoca cittadini ed elettori. Un incontro che la candidata ha organizzato mercoledì sera per parlare di Pd Pride e dare la scossa. "In questi giorni si parla tanto del futuro del Partito Democratico, del nuovo percorso che si dovrà
affrontare a partire dal 27 gennaio, all’indomani delle elezioni regionali viste per molti come una sorta di spartiacque. Io non so cosa ci prospetterà l’immediato futuro, se il Partito Democratico cambierà veste o nome, ma so per certo qual è la situazione attuale e ho chiare quali a mio parere devono essere le basi per imprimere, a livello locale così come sul piano nazionale, una scossa ad
un partito di cui essere orgogliosi. Io mi candido per un altro mandato in Consiglio Regionale anche per questo: per lavorare a trasformare il PD in una forza progressista più grande e più moderna”.

Così la consigliera regionale Nadia Rossi, candidata alle prossime elezioni regionali del 26 gennaio, spiega il Pd Pride, dieci punti per fare svoltare il partito, un decalogo presentato nella sede del comitato di Rimini, che nasce per cercare di portare nuovo entusiasmo. "Vorrei dare il mio contributo sulla base non di chissà quale ricetta particolare, ma sulla base delle parole che ho ascoltato negli ultimi anni non solo da parte di iscritti o simpatizzanti, ma anche da parte di coloro che magari sarebbero tentati di darci fiducia per arginare l’avanzare dell’arroganza delle destre e della politica dell’odio, ma che sono ancora scettici. Di quelli che nonostante riconoscano il buon governo nelle amministrazioni locali, ma che comunque sono sfiduciati.
Da queste impressioni, ne è nato una sorta di decalogo, che parte proprio dal maggiore ascolto e che soprattutto vuole dire basta alle correnti, che non fanno altro che farci sprecare inutilmente energia e che come risultato hanno solo quello di allontanare. Spero di poter sottoporre questa sorta di decalogo anche al segretario Nicola Zingaretti, atteso a Rimini venerdì, perché pensando al
Pd del futuro possa tener conto anche di questi punti, che altro non sono che la sintesi delle impressioni raccolte tra la gente. Il Partito Democratico ha bisogno del nostro affetto, ma anche di uno scappellotto che lo riporti alla realtà”.

Pd Pride, 10 punti per fare svoltare il Pd
Parlare meno con i vertici e più con le persone comuni. Sono le seconde ad aver bisogno dell’ascolto di un partito democratico, prima e più degli amministratori delegati;
Portare il dibattito fuori dalla Rete. Bisogna superare l’illusione di poter convincere le persone battibeccando su Facebook e cercare modi per parlare con loro nella realtà;
Togliersi gli avversari dalla testa. Serve un’identità forte e autonoma, non le lamentele per le sbruffonate degli avversari (che, anzi, li aiutano);
Considerare la politica come un bene, non come un male sociale. La politica fa andare avanti istituzioni fondamentali e deve poter condividere con dignità il proprio lavoro per i cittadini;
Riconquistare un ruolo nelle fabbriche e nelle periferie. Serve parlare di sostanza con chi ci lavora e ci vive: tutela sociale, retribuzione, qualità degli ambienti di lavoro e di vita;
Sostituire il testosterone con la condivisione. E’ tempo di superare la seduzione dell’uomo forte e mettere avanti l’idea di una leadership collettiva;
No ai giovani come semplice vetrina. Non possiamo delegare la politica solo ai ragazzi che hanno riempito le piazze negli ultimi mesi: il nostro lavoro è ascoltare, risolvere problemi e creare opportunità per tutti;
Basta con le correnti! Offrono all’esterno l’idea di una tensione costante che, questa sì, respinge elettori, simpatizzanti e volontari;
Basta con le correnti!/2. Frammentano in tanti rivoli e voci un’offerta politica di qualità che scaturisce dalla grande esperienza democratica nelle istituzioni;
Basta con le correnti!/3. Tra hashtag e nomi brillanti se ne perde talvolta il conto, e le gaffe sono dietro l’angolo.

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