Futuro delle Poste nei piccoli comuni, Vitali incontra i sindacati

I sindacati hanno espresso alle Amministrazioni Pubbliche i loro timori circa il futuro riassetto territoriale degli uffici di "Poste italiane" nella provincia di Rimini.

Martedì mattina il Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, e Giorgio Pruccoli, referente provinciale ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Sindaco di Verucchio, hanno ricevuto i rappresentanti sindacali locali dei lavoratori di poste italiane. I sindacati hanno espresso alle Amministrazioni Pubbliche i loro timori circa  il futuro riassetto territoriale degli uffici di “Poste italiane” nella provincia di Rimini.

L’Emilia Romagna è infatti tra le cinque regioni italiane interessate da parte della direzione nazionale di Poste Italiane ad interventi di riordino degli uffici e del personale che non corrispondono ai cosiddetti ‘criteri di economicità’ dell’azienda. Nello specifico, per quanto riguarda la provincia di Rimini, sarebbero a rischio 29 lavoratori e 3 uffici (San Clemente, Montecolombo, San Vito di Santarcangelo di Romagna). I sindacati hanno espresso il timore che si possa assistere ad un pesante ridimensionamento nell’offerta dei servizi con oggettiva penalizzazione della popolazione residente, specie anziana.

“C’è preoccupazione – ha spiegato Stefano Vitali, Presidente della Provincia di Rimini – soprattutto perché manca, da parte di Poste Italiane, un interlocutore locale con il quale avviare un confronto.  Auspichiamo quindi l’avvio di una fase di incontro e di approfondimento nella quale porteremo i nostri punti di vista che hanno come obiettivo imprescindibile quello di non penalizzare ulteriormente i cittadini dei piccoli centri e garantire a tutto il territorio il medesimo standard di servizio e qualità dell’offerta”.

“C’è, da parte dell’ANCI e delle amministrazioni locali – spiega Giorgio Pruccoli, referente provinciale ANCI – la volontà di partecipare in maniera attiva, da protagonisti, al tema del riordino di un servizio così importante per la qualità della vita delle nostre comunità. È stata ribadita la disponibilità a valutare quelle operazioni di ammodernamento dei servizi che, oltre ad essere necessarie, sono anche indispensabili per migliorare i servizi offerti alla cittadinanza. Non siamo invece favorevoli – continua Pruccoli – ad operazioni a puro scopo economicistico che, con il solo fine di risparmiare risorse, rischierebbero di smantellare la presenza di un servizio indispensabile proprio per quelle fasce di popolazioni più esposte, come gli anziani o gli abitanti delle piccole frazioni”.

«I disagi dei dipendenti di Poste Italiane si riverberano sulla clientela – spiegano i segretari di categoria –. Ad esempio, per quanto riguarda gli impiegati, la mancanza di investimenti sulle attrezzature con conseguenti blocchi del sistema informatico (come già accaduto) crea disagio all’operatore, ma soprattutto non gli consente di dare adeguata assistenza all’utente». Per quanto riguarda invece i portalettere, continuano le segreterie dei sindacati, «l’ipotesi di tagliare le zone significa che la zona tagliata viene ripartita tra le zone rimaste. Ciò significa che il portalettere deve occuparsi di una zona più grande e questo porta a una minore qualità del servizio».
 
L’ipotesi di Poste Italiane per la provincia di Rimini, come noto, è quella di tagliare 29 dipendenti, tra cui 22 zone di recapito e di chiudere 3 uffici. I sindacati hanno deciso due momenti di mobilitazione: sabato 29 settembre, in tarda mattinata, è organizzato un presidio davanti alla filiale di Poste Italiane all’Arco d’Augusto di Rimini, per sensibilizzare la cittadinanza sulle problematiche e sulla vertenza nazionale; venerdì 5 ottobre alle 20.30 in Sala Marvelli (sede della Provincia, via Dario Campana 64, Rimini) è organizzata un’assemblea aperta a cittadini e lavoratori delle Poste, tra sindacati e sindaci della provincia di Rimini.

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