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Salasso Imu per le associazioni no-profit, Petitti presenta interpellanza urgente al Governo

Il deputato Pd riminese Emma Petitti ha presentato nei giorni scorsi, insieme ai colleghi emiliani, un'interpellanza urgente sul regime fiscale Imu per le associazioni di promozione sociale

C'è poca chiarezza sulle esenzioni dall’Imu per le strutture del no-profit, senza contare che la possibile retroattività dell’imposta genererebbe confusione e cifre astronomiche da pagare all’improvviso. Per questo il deputato Pd riminese Emma Petitti ha presentato nei giorni scorsi, insieme ai colleghi emiliani, un'interpellanza urgente sul regime fiscale Imu per le associazioni di promozione sociale. "La questione riguarda anche nel nostro territorio decine e decine di realtà associative gettate nell'incertezza da una norma poco chiara rispetto al precedente regime dell'Ici - spiega Petitti -. Esperienze associative e mutualistiche che contribuiscono a tenere e a costruire coesione sociale, come Circoli Arci, Case del Popolo, Società di Mutuo Soccorso e tante altre".

Fin dall’istituzione della vecchia Ici, nel 1992, era prevista l’esenzione per gli immobili di proprietà di enti no-profit adibiti ad attività di utilità sociale, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, culturali, ricreative e sportive, ricorda la parlamentare. "Il governo Monti ha poi introdotto (con il DL 1/2012) nuovi e ulteriori limiti per prevenire eventuali abusi, ma che invece finiscono per rendere tutta la materia più confusa e opinabile.  L'esenzione è infatti subordinata alla condizione che le attività vengano svolte con «modalità non commerciale», con l’effetto di rendere assoggettabili all’Imu anche quelle attività di un circolo associativo che sono invece esenti ai fini delle imposte sul reddito e dell’Iva. Oltretutto con effetti retroattivi e senza alcun confronto preventivo coi rappresentanti delle associazioni".

Il regolamento emanato alla fine del 2012 non ha chiarito i dubbi, prosegue Petitti. "Ancora oggi la materia resta oscura: nonostante le vivaci proteste delle organizzazioni di terzo settore, gli ordini del giorno e le interrogazioni parlamentari, nessun provvedimento ha sanato questa situazione. La conseguenza è un vero e proprio salasso per tante associazioni costrette in alcuni casi a versare migliaia di euro di Imu, somme insostenibili per realtà che si reggono solo sull’impegno volontario dei soci e che rischiano di cessare l’attività o eliminare servizi di importanza vitale per tanti cittadini". L'interpellanza chiede dunque al Governo di adoperarsi affinché gli enti non commerciali siano tenuti al pagamento dell'Imu solo per gli immobili (o porzioni di essi) effettivamente destinati ad attività commerciali e con modalità coerenti coi presupposti della tassazione delle attività svolte dai medesimi enti in ambito di reddito e di IVA.

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