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Scandalo rimborsi in Apt: in 6 anni spesi 41mila euro per cene e aperitivi

La consigliera regionale Raffaella Sensoli (MS): "Chi è che avrebbe dovuto vigilare? Chiediamo le dimissioni della presidente Zanetti"

Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S, ha ottenuto la lista dei rimborsi chiesti e ottenuti dall’ex capo ufficio stampa di APT Fabio Grassi dal 2010 ad aprile del 2016. “Il 20% delle spese sostenute per la promozione turistica per i giornalisti italiani da APT era rappresentato da rimborsi allo stesso Grassi per cene e pranzi offerti a giornalisti. Nell’accesso agli atti oscurati tutti i nomi degli ospiti”. Pranzi a base di piadine (con conti che spesso superavano anche i 90 euro per due coperti), aperitivi all’autogrill, cene in ristoranti thailandesi o americani che, evidentemente, hanno poco a che fare con la promozione turistica delle tipicità dell’Emilia-Romagna. C’è questo e molto altro nell’elenco dei nuovi rimborsi spese chiesti e ottenuti dall’ex capo ufficio stampa di APT Fabio Grassi, resi pubblici oggi in una conferenza stampa da Raffaella Sensoli, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che sul caso “Vacanzopoli” a settembre aveva già presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti.

La lista, frutto di un accesso agli atti ottenuto con estrema difficoltà da parte della consigliera viste le continue proroghe e omissioni di APT, contiene l’elenco dei rimborsi accordati a Grassi nel periodo che va da gennaio 2010 a dicembre 2013, più i primi 9 mesi del 2016 (quelli del 2014 e 2015 erano stati già diffusi a luglio e dai quali è partita l’inchiesta della magistratura) per un totale di più di 30mila euro, ovvero quasi il 20% delle spese totali sostenute da APT per effettuare gli educational tour per tutta la stampa italiana nello stesso arco temporale. Se a queste cifre si sommano anche quelle relative ai due anni già diffusi, si scopre che l’ex ufficio stampa di APT in sei anni di attività ha chiesto e ottenuto rimborsi per più di 41mila euro.  

“Come i dati che abbiamo ottenuto confermano, la mole di cene e pranzi pagati da APT a Grassi per incontrare veri o presunti giornalisti in questi ultimi anni è stata enorme – spiega Raffaella Sensoli. – In pratica un quarto dei soldi spesi da APT per la promozione turistica dell’Emilia-Romagna tra i media italiani era destinata a questo scopo. Ecco perché ci chiediamo se l’indagine interna che ha portato a termine APT, e le sue relative sanzioni (6 mesi di sospensione più 5200 euro di multa per 20 pranzi e cene irregolari), abbiano preso in considerazione anche gli anni precedenti al 2014. Sia perché l’ammontare dei rimborsi sembra essere molto più grande, sia perché ci sarebbero diversi casi critici che meritano quantomeno di essere approfonditi”. 

Scorrendo il lungo elenco delle spese rimborsate a Grassi si può notare come l’ex capo ufficio stampa di APT fosse solito ospitare a pranzo o a cena colleghi giornalisti nell’ambito dei cosiddetti educational tour riservati alla stampa italiana. L’8 aprile del 2010, per esempio, Grassi pranza con un giornalista in un chiosco di piadine a Rimini spendendo 95,50 euro. Il 19 maggio del 2013, invece, ospita un altro giornalista, impegnato in un non meglio precisato tour in Riviera, in un ristorante thailandese. Non mancano poi le colazioni e gli apertivi (il 22 luglio del 2013 c’è un rimborso di 20,61 euro per un pranzo con giornalista al bar della Terza Torre a Bologna, sede della Regione Emilia-Romagna) oppure i caffè offerti a tre giornalisti il 17 aprile del 2012 per un totale di 10 euro. Nell’elenco c’è anche il rimborso per un pranzo con giornalista effettuato all’autogrill il 18 gennaio del 2012 da 28,50 euro e la cena in un ristorante americano all’interno di un centro commerciale di Savignano sul Rubicone con uno scontrino di 34,50 euro. “Anche se si tratta di cifre sicuramente esigue, quello che ci chiediamo è quale tipo di promozione turistica ci possa essere dietro un caffè offerto a un gruppo di giornalisti o addirittura la cena in un locale asiatico – puntualizza Raffaella Sensoli. – Possibile che in tutti questi anni all’interno di APT nessuno abbia mai sollevato questo interrogativo, contestando questo tipo di rimborsi? Crediamo che su questo aspetto la presidente Zanetti debba chiarire la sua posizione. Non sarebbe accettabile, infatti, se una parte consistente di soldi pubblici stanziati per promuovere il turismo tra i media italiani, poi in realtà sia stata utilizzata semplicemente per pagare un pranzo o una cena a dei giornalisti”.

L’elenco dei rimborsi accordati a Grassi è molto lungo e casi come quelli sopracitati si ripropongono anno dopo anno con una cadenza quasi settimanale. Almeno fino all’aprile del 2016 quando, improvvisamente, il flusso si interrompe. Basti pensare che nei primi 7 mesi di quest’anno (ovvero prima della denuncia pubblica del M5S sullo scandalo “Vacanzopoli” ma nel bel mezzo dell’interessamento al caso delle spese sostenute da APT per gli educational tour attraverso un dettagliato accesso agli atti), la quota dei rimborsi chiesti da Grassi si è praticamente azzerata, passando dagli 8.346 euro del 2010 agli appena 571 del 2016, con una variazione percentuale negativa del 93%.

APT, rispondendo alla richiesta di accesso agli atti, ha deciso di oscurare i nominativi dei giornalisti ospitati, rendendo così impossibile qualsiasi tipo di verifica sulla loro effettiva presenza o meno ai pranzi e alle cene citate, così come era stato fatto dopo la nostra prima denuncia pubblica. Nella lettera inviata alla consigliera regionale Raffaella Sensoli, e che fa da corredo ai dati sulle spese per gli educational tour, si fa riferimento all’indagine in corso da parte della magistratura, paventando il diritto alla riservatezza di tutti soggetti coinvolti nella vicenda. “Una decisione che contestiamo visto che i dati derivanti da un accesso agli atti devono essere consegnati al consigliere regionale integralmente e senza alcuna censura, come stabilisce la legge – specifica Raffaella Sensoli. - Chi non lo facesse commetterebbe un atto illegittimo ed essendo pubblico dipendente verrebbe meno ai suoi doveri d’ufficio la cui violazione comporta il reato di cui all’art. 328 del Codice Penale. Un caso che, sommato al grave ritardo con il quale questo elenco ci è stato fornito, la dice lunga sulla assoluta trasparenza dimostrata da parte di APT che, al momento, non ci ha ancora fornito nemmeno i dettagli dell’indagine interna che ha portato alla sospensione di Grassi”.

“Quello che vorremmo sapere è se prima del nostro interessamento al caso i controlli in APT sui rimborsi chiesti e ottenuti da Grassi venivano effettuati o meno – conclude Raffaella Sensoli. – Analizzando i dati non possiamo non rilevare che pur continuando a investire denaro sugli educational tour e l’ospitalità di giornalisti italiani (solo nel 2015 sono stati spesi più di 34mila euro) la cifra delle spese rimborsate a Grassi è passata da una media di 7/8mila euro l’anno ad appena 571 del 2016. Dubbi che la presidente Liviana Zanetti in questi mesi non ha mai risolto del tutto, nonostante le numerose nostre sollecitazioni. Per questo non ci resta che ribadire ancora una volta la nostra richiesta di dimissioni immediate dei vertici di APT oltre che una presa di posizione forte da parte dell’assessore Corsini. Sostenere, come ha fatto la presidente Zanetti pochi giorni fa, ‘che la vicenda Grassi per APT si è già esaurita’, non è accettabile, tanto più alla luce dei dati e delle cifre di cui siamo entrati in possesso. Se si compara la multa di soli 5200 euro comminata all’ex capo ufficio stampa con la mole di rimborsi ottenuti dal 2010 ad oggi (più di 40mila euro) crediamo che sia necessario effettuare degli altri approfondimenti. Non vorremmo che per la fretta di chiudere questa scomoda vicenda, fossero state commesse delle leggerezze. In tal caso si potrebbe prefigurare anche l’ipotesi di un danno erariale sul quale non mancheremo di chiedere alla Corte dei Conti di indagare”.

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