Smart working, l'attacco di Pecci: "Nel pubblico non funziona, si torni a pedalare negli uffici"

Il consigliere comunale della Lega: "on si comprende perché fuori dal Palazzo la vita sia tornata normale mentre in Comune è come se fossimo ancora in lockdown"

Il consigliere comunale della Lega Marzio Pecci interviene sullo smart working dei dipendenti comunali in riferimento alle lamentele di alcuni cittadini sulla ridotta operatività del personale. "Lamentele che meritano di non essere cestinato perché la Pubblica Amministrazione non può rimanere indifferente al PIL e la politica ha il dovere di intervenire subito e fare ciò che deve. In pratica deve sapersi assumere la responsabilità di indirizzo del lavoro negli uffici anche se la pratica è impopolare".

Attacca Pecci: "A Rimini è evidente come la maggioranza PD-Patto Civico-IV continui la pantomima dell'emergenza per lavorare a “scartamento ridotto”come ad esempio non svolgere i lavori di Commissione e di Consiglio Comunale nelle sedi deputate, ma in videoconferenza, per limitare la partecipazione di pubblico e giornalisti, o al Galli come se si trattasse di uno spettacolo teatrale. Infatti non si comprende perché fuori dal Palazzo la vita sia tornata normale mentre in Comune tutto procede come se fossimo ancora in lockdown e, quindi, in piena pandemia. E' ora che il Sindaco con la sua autorevolezza chieda ai propri dipendenti di tornare alla normalità e “pedalare” come dice il cittadino riminese. Non si può non rilevare che già da due mesi gli imprenditori privati hanno ripreso le loro attività in modo pieno cercando di recuperare quel PIL che oggi è sceso a -12,8%. Bar, ristoranti, alberghi,negozi, stabilimenti balneari, industrie sono tutti aperti per fornire “h24” tutti i servizi. Al contrario il Comune e molti Uffici Pubblici continuano a lavorare solo in smart working o su appuntamento".

Secondo Pecci durante il lockdown, "si è capito che lo smart working, come è ad oggi concepito, non funziona e non agevola né la ripresa del settore pubblico né la produttività nazionale che rimane la più bassa degli ultimi decenni. Nonostante l’evidenza negativa dei numeri in Parlamento il M5Stelle, con un emendamento, ha introdotto, nel decreto Rilancio, l'obbligo per la pubblica amministrazione di prevedere il 50% di smart working fino alla fine dell'anno per poi passare al 60%. Il provvedimento merita la più ferma censura e, per questo, diciamo che lo stato di emergenza non può andare oltre al 31 luglio 2020. Infatti conosciuti i difetti dello smart working, che era stato introdotto come strumento di flessibilità già nel 2017, possiamo concordare sul fatto che questo può diventare una innovazione positiva a condizione che vi sia una maggiore produttività e responsabilizzazione dei dipendenti nella gestione del loro tempo e degli spazi della loro prestazione".

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Chiosa il leghista: "La Pubblica amministrazione in Italia non funziona e la sua disgregazione conseguente allo smart working non farebbe che peggiorare la creatività e la qualità del settore, già molto bassa, con costi, certamente, superiori ai risparmi. Occorre, dunque, agire all'opposto approfittando della situazione per rilanciare la PA che, in parte, si potrebbe salvare solo con una seria agglomerazione, maggiore responsabilità, dirigenti capaci, brainstorming e premi personali per i più bravi che raggiungono gli obiettivi. Pertanto diventa urgente stabilire e concordare con le forze sindacali l'innalzamento dei parametri della produttività portandoli al doppio di quelli attuali e poi concordare le misure di controllo da eseguire e le sanzioni che in questo caso non potranno che essere rigide".

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