Spostamento campo nomadi, alta la tensione alla vigilia del Consiglio Comunale

Si scaldano gli animi in vista del dibattito il segretario nazionale della Lega Nord, Jacopo Morrone: "Attesi centinaia di cittadini"

Si scaldano gli animi in vista del dibattito di giovedì sera sul futuro del campo di via Islanda e ad avanzare una richiesta precisa al primo cittadino riminese è il segretario nazionale della Lega Nord, Jacopo Morrone, che sollecita Gnassi “a spostare per l’occasione in un'altra sala, più capiente, il consiglio comunale di domani.” “Sono previste centinaia di persone, tra membri del comitato e semplici cittadini” prosegue Morrone definisce il tema delle aree rom “un progetto delicato e controverso”. “Per questo motivo credo sia opportuno trovare una soluzione alternativa al canonico salone comunale per dare l’opportunità a tutti di partecipare e inserirsi, con i dovuti tempi e modi, nei momenti del dibattito”.

Morrone riserva un ultimo auspicio in relazione alle “recenti defezioni in aula dell’Amministrazione Gnassi”. “Mi auguro che domani sera nessuno manchi all’appello o maturi gli ennesimi ritardi, a cominciare dal Sindaco Andrea Gnassi – conclude Morrone – troppo spesso lui o la Lisi si sono dati di nebbia per evitare un confronto diretto con i riminesi. Domani hanno l’occasione di riscattarsi dando prova della volontà di questa Giunta di invertire la rotta e ascoltare finalmente i propri cittadini.”

"Solo una corale protesta di diverse centinaia di riminesi potrà fermare la volontà di Gnassi di collocare i cittadini "Sinti" in diverse micro aree sparse per la città - aggiunge il consigliere Gennaro Mauro di Uniti Si Vince. - La minoranza consiliare ha fatto tutto quello che poteva per bloccare questo provvedimento, ora spetta ai cittadini mobilitarsi per  manifestare il proprio sdegno.  Invito tutti a manifestare civilmente con un sit-in colorito e chiassoso ma senza intemperanze e lasciarsi coinvolgere da provocazioni, anche da parte di chi vuole tacciare la protesta come razzista. Che esiste una forte contrarietà in città è un dato di fatto incontrovertibile, la dimostrazione e lo stucchevole atteggiamento dei consiglieri di maggioranza, che in queste settimane si sono adoperati litigando per escludere le aree in cui hanno un specifico interesse elettorale. Un atteggiamento inqualificabile quello della politica del centrosinistra che guarda alla salvaguarda del proprio orticello, Sinti ovunque ma non sotto casa mia".

"Bisogna partire da una considerazione oggettiva - prosegue Mauro. - I cittadini "Sinti" pur rivendicando le proprie origini non hanno più nulla dei loro costumi, comportamenti e tradizione, non sono più nomadi, non sono più dediti all'artigianato, sono pochissimi  i giostrai, chi lavora fa i medesimi lavori degli altri cittadini riminesi, dall'operaio al lavapiatti. Il Sinti di oggi non è quello dell'inizio del secolo scorso e di cinquant'anni fa. E quindi non possono pretendere di vivere isolati e in gruppi familiari come nel lontano passato, devono integrarsi con la comunità riminese, accettarne le regole e i comportamenti, e pertanto devono soggiornare all'interno di un'abitazione come tutti. Non si può pretendere di avere delle aree pubbliche su cui ottenere a spese della collettività un modulo abitativo assimilabile ad una villetta. Non è solo una questione economica che la collettività deve affrontare, ma sopratutto una necessità di mettere in azione un processo di effettiva integrazione all'interno di una comunità cittadina, quella riminese sempre aperta e tollerante a tutte le culture e sensibilità valoriali. 
Le microaree rischiano di diventare altri monumenti di "differenziazione e isolamento", potenziali ambiti di degrado e per questo visti con preoccupazione dai cittadini che vivono nelle vicinanze". 

"Quello che il centrodestra vuole mettere in discussione - conclude il consigliere di Uniti Si Vince - è il modello di integrazione adottato da questa amministrazione, che crea dei perenni emarginati che vivono in condizioni pietose sotto la soglia di povertà. Un modello che divide la città, che crea delle disparità di trattamento a sfavore dei cittadini italiani. L'amministrazione comunale parla dell'emergenza del "monumento del degrado" di via Islanda solo per i "Sinti", dimenticando che vivono almeno 50 romeni, anche loro non nomadi. Sono residenti riminesi di diritto o di fatto, saranno messi nelle stesse condizioni delle centinaia di senzatetto che hanno ricoveri di fortuna in parchi, stazione ferroviaria, case disabitate?  Oppure ci saranno altre aree o strade dove le roulotte e camper saranno parcheggiate?  Sono figli di un dio minore, non interessano alla cattolicissima Lisi, per loro non ci sono finanziamenti da parte della regione, possono essere lasciati al proprio destino. Strano modo di fare accoglienza e integrazione".

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