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Svuota carceri: "A Rimini si arriva anche a 190 detenuti, oltre il doppio della capienza"

"Giovedì la Camera ha approvato il decreto sulla tutela dei diritti dei detenuti e per la riduzione della popolazione carceraria su cui la Commissione Europea è ripetutamente intervenuta"

"Giovedì la Camera ha approvato il decreto sulla tutela dei diritti dei detenuti e per la riduzione della popolazione carceraria su cui la Commissione Europea è ripetutamente intervenuta. Dai dati aggiornati al 30 settembre 2013 risulta che le persone detenute in Italia sono 64.758, mentre la "capienza regolamentare" è di 47.615. Nel confronto con gli altri Paesi aderenti al Consiglio d’Europa, l’indice di sovraffollamento italiano (147 detenuti ogni 100 posti disponibili) è inferiore soltanto a quello di Serbia (157,6) e Grecia (151,7)”. L'analisi viene fatta dal deputato del Pd, Tiziano Arlotti.

“A Rimini (dati giugno 2013) nella casa circondariale dei "Casetti" erano presenti 168 detenuti (di cui 74 stranieri e 70 condannati in via definitiva). I detenuti in estate arrivano anche a 190 e comunque la presenza è quasi il doppio rispetto a quanto la struttura dovrebbe contenerne.  - sottolinea Arlotti - Da quando sono stato eletto al Parlamento ho fatto due visite al carcere di Rimini e mi sono ripromesso di visitare alcune strutture che le associazioni no profit e della cooperazione sociale hanno attivato da tempo nel territorio riminese, che anche sul tema della rieducazione, del recupero e del reinserimento sociale dei detenuti sono all’avanguardia a livello nazionale. La detenzione non può essere vista solo come espiazione della pena, ma deve essere considerata come il punto di partenza per una rieducazione del soggetto nel pieno rispetto del dettato costituzionale”, afferma il deputato.

“La Corte dei Conti nel 2013 ha svolto una relazione sulla materia che mi ha colpito soprattutto quando scrive letteralmente che “...si deve affermare con maggior vigore che investire in rieducazione e recupero dei detenuti fa risparmiare una valanga di soldi e porta alla sicurezza sociale” (sic). Inoltre, sulla questione del lavoro in carcere, mette in evidenza le difficoltà e la marginalità degli interventi che coprono solo il 20% dei detenuti. Solo il 2-3% inoltre operano non alle dipendenze della amministrazione. Eppure i dati confermano che l’inserimento dei detenuti nelle cooperative sociali abbatte il tasso di recidiva dal 70 al 10%! La Corte sprona inoltre lo Stato affinché promuova il più possibile il lavoro esterno dei detenuti che, oltre ad essere impegnati socialmente, si sentirebbero meno inclini a tornare a delinquere una volta liberi. Basti pensare che negli Stati Uniti, dove è prevista anche la pena di morte, c’è la più alta percentuale di popolazione carceraria con 2.228.424 detenuti e un'incidenza pari a 707 ogni 100.000 abitanti, contro i 110 dell’Italia. Oltreoceano la recidiva sfiora il 90%”, dice.

“Sabato scorso, ho visitato la Casa Madre del Perdono della Associazione Papa Giovanni XXIII a Taverna di Montecolombo, associazione all’avanguardia, per assistere ad una riflessione sul tema del perdono con due straordinari relatori, il vescovo di Rimini Monsignor Francesco Lambiasi e il professor Stefano Zamagni. E’ stato un incontro che mi ha toccato, in cui ho potuto constatare quale imponente forza sa mettere in campo il volontariato, troppo spesso ignorato dal pubblico, come rilevato anche dalla Corte dei Conti. Ma mi ha anche insegnato che i provvedimenti adottati, fra cui il decreto legge convertito oggi, non possono essere pensati solo per dare una risposta alla condanna e all'infrazione europea, ma devono avere una diversa incardinazione e un orizzonte sussidiario attualmente ancora molto timido. Credo sia questo il terreno su cui sarà opportuno impegnarsi a fondo e il mio impegno andrà sicuramente in questa direzione", conclude Arlotti.

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