Vietati i manifesti contro a pillola abortiva, Montevecchi (Lega): "Censura ideologica"

"Il Partito Democratico, al posto di ostacolare la libertà di espressione, dovrebbe trovare soluzioni alla drammatica crisi demografica"

"Ci troviamo davanti ad una vera e propria censura ideologica perpetrata da parte della Giunta del Partito Democratico di Rimini, ormai divenuta sistematica in tante città del nostro Paese". Interviene così il consigliere regionale riminese della Lega ER Matteo Montevecchi, in merito alla decisione dell'amministrazione comunale riminese di vietare l'affissione dei manifesti della campagna nazionale di Pro Vita e Famiglia sulla pillola Ru486. "Il falso messaggio che sta passando - rimarca Montevecchi - non è quello di Pro Vita come qualcuno cerca di far credere, semmai è quello mainstream che cerca di accelerare sempre di più il processo di desacralizzazione della vita umana e di banalizzazione dell'aborto, come se non si trattasse nemmeno più di un dramma. Ben venga invece il confronto, il dibattito affinché possa finalmente passare il messaggio che quella pillola non è affatto una caramella, non è innocua e indolore e che l'aborto non è un metodo contraccettivo".

Manifesti Pro Vita, il perché del divieto secondo la legge: "Campagna falsa e fuorviante"

"Pochi mesi fa - sottolinea Montevecchi - a Riccione si è svolta una bellissima mostra sulla vita del celebre genetista francese Jérôme Lejeune e sulla sua straordinaria testimonianza in difesa della dignità della vita, grazie ai ragazzi di ‘Centro21-Cuore21’, a cui presenziò anche il presidente dell'Assemblea Legislativa Emma Petitti (Pd). Ebbene, Jérôme Lejeune non aveva timore nel definire questa pillola ‘il primo pesticida umano’. Seguendo il controverso ragionamento della Giunta del Partito Democratico di Rimini quindi anche un evento del genere su Lejeune non dovrebbe essere permesso? Sarebbe davvero assurdo". Inoltre Montevecchi continua: "Oggi si rischia di essere etichettati e censurati per la sola 'colpa' di essere dalla parte della vita. Questo la dice lunga su coloro che, almeno all'interno del nome del loro partito, si fanno chiamare 'democratici', quando poi, come in questo caso, sono i primi a negare quella libertà che tanto invocano tramite decisioni liberticide come quest'ultima presa nei confronti dei manifesti di Pro Vita e Famiglia".

"Il Partito Democratico, al posto di ostacolare in tutto il Paese la libertà di espressione e di pensiero di chi non la pensa come loro o di chi semplicemente non rispetta i parametri politicamente corretti del pensiero unico, dovrebbe pensare bene di trovare soluzioni alla drammatica crisi demografica che vive il nostro paese, dato che nascono sempre meno bambini. Ogni anno tocchiamo il minimo storico delle nascite dall'Unità d'Italia ad oggi. Si dedicassero ad approvare le politiche pro family e pro life per cercare di invertire questa tendenza, invece di respingerle sempre e comunque in modo ideologico".


 

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