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Vittoria del No, Forza Italia Rimini: "Renzi ha perso per la sua arroganza"

Il commento del capogruppo in consiglio comunale, Carlo Rufo Spina, all'indomani del risultato referendario

"Renzi si dimette pronunciando il suo discorso più bello, un messaggio vero, non costruito, da statista". Esordisce così il capogruppo nel consiglio comunale di Rimini di Forza Italia, Carlo Rufo Spina, all'indomani della vittoria del No al Referendum Costituzionale. "La riforma era fatta male, ammettiamolo; dal punto di vista tecnico creava un brutto Senato, a maggioranze variabili e slegate dalle elezioni politiche, in grado di bloccare le riforme costituzionali elaborate dai vincitori del voto nazionale - prosegue Spina. - Non deve funzionare così. Intendiamoci, non sarebbe stato un dramma se avesse vinto il Sì (almeno si sarebbe tolta la nefasta potestà concorrente) e non è un dramma ora che ha vinto il No (ci teniamo la Costituzione attuale, che dovremo riformare bene). Ma Renzi non ha perso per il merito della riforma, ammettiamo anche questo. Ha perso lui, politicamente, ha perso per la sua arroganza".

"Ha perso - è l'analisi del capogruppo di Forza Italia - perché non ha mai fatto politiche coerenti: non ha fatto politiche di sinistra (per fortuna!), ma neanche di destra, non ha soprattutto fatto politiche liberali (Cottarelli è stato gentilmente congedato); in verità ha fatto politiche più che altro populiste (provvedimenti spot, non di sistema, assistenzialismo spiccio, 80 euro qua, 500 euro là, politiche nulle e solo di tamponamento (assistenziale) sul più grave problema dei nostri giorni: l’immigrazione), e qui sta l’ironia: Renzi è molto più simile a Grillo di quanto si possa pensare, è un Grillo “costituzionale”, che non spaventa i mercati, che va bene all’Europa, perché tanto non fa crescere l’Italia, non la cambia, ma la gestisce in modo sostanzialmente accettabile e alla Ue e ai mercati in fondo va bene, anzi va meglio perché un’Italia siffatta non alza mai la voce, non ne è in grado".

"Ha perso per la sua arroganza di dire che con lui stava andando tutto alla grande, che l’economia stava riprendendo, che le nuove assunzioni erano alle stelle, che lui aveva rottamato tutti e poteva fare quello che voleva, anche – fanculo (vedete il Grillo che è in lui) – anche eleggere da solo il Presidente della Repubblica e riformare sempre da solo la Costituzione; poteva – sempre fanculo tutti – tenersi un ministro inguaiatissimo e sputtanato per il caso Etruria come la Boschi, che non era un ministro qualsiasi ma Il Ministro forte del suo Governo, quella che appunto la riforma costituzionale l’ha scritta e che gestiva il rapporto con la sua enorme maggioranza parlamentare dove – ammettiamo anche questo – problemi non ce n’erano, perché era granitica, anche al Senato, perché Alfano e Verdini dovevano la loro sopravvivenza politica a Renzi, quindi gli avrebbero votato qualsiasi cosa, qualsiasi provvedimento coraggioso, qualsiasi scelta impopolare ma giusta, e qui sta l’incapacità di Renzi: non avere sfruttato questo enorme patrimonio parlamentare per cambiare davvero, per snellire lo Stato vorace, elefantiaco e bizantino, che non è il Senato – ma perché ci ha presi in giro fino alla morte con la stronzata del ping pong? Boh? – ma è tutto il resto, sono i ministeri, le tasse, la PA, le privatizzazioni e le dismissioni mancate, la fine dell’assistenzialismo, i costi standard in sanità, a voglia quanta roba c’è che non c’entra niente con la costituzione. Ma la sua arroganza – vedi anche sostanziale “incapacità” – lo ha condotto altrove, nei meandri tortuosi e incomprensibili di una riforma capestro, una riforma sostanzialmente inutile per la quale non ha senso fare “all in” politico, ma proprio qui sta l’arroganza del personaggio".

"Avrebbe potuto dire al Paese: “guardate: non vi prometto grandi cose, non ci trasformiamo in 100 giorni nella Germania. Vi prometto che la situazione non peggiorerà, vi prometto che il debito non aumenterà. Farò alcune riforme importanti e di sistema: tasse, PA, dismissioni e vendita delle 8000 partecipate e dei relativi CdA (altro che 200 senatori!!), riordino dei ministeri. Non farò provvedimenti spot o assistenzialismo per avere facile consenso. Io non sono stato votato e per questo nei prossimi 4 anni farò in modo di rendere più snella ed efficiente la macchina ordinaria dello stato e degli enti pubblici. Poi alle prossime elezioni mi presenterò con un programma più politico, tutto mio e voi allora deciderete se votarmi o meno”. Avrebbe potuto (e dovuto) fare così. Non lo ha fatto. Ha usato altre carte: arroganza, facile consenso, nessuna soluzione ai grandi temi, crescita negativa per 2 anni e sostanzialmente zero questo, gravi conflitti di interesse e assoluta “intoccabilità” per il suo ministro più rappresentativo. Ma di che parliamo? Queste cose, queste scelte, questa politica si pagano. Ieri è solo arrivato il conto".

"Renzi non è finito. Rimane segretario del Pd (quanto è stato importante per lui mantenere la carica!). Ora giustamente si dimette e non accetterà un nuovo incarico perché vuole che siano altri a sputtanarsi al governo in questo anno che ci separa dalle elezioni. Cercherà la sua rivincita al momento del voto nazionale (il primo per lui). Avversari dentro il Pd non ne ha. L’uscita di scena poi, col discorso da statista, è stata addirittura grandiosa. Penso che molti che hanno votato No, sentendolo, si siano anche già pentiti. Chi potrebbe prendere il suo posto nel Pd? D’Alema, che sghignazzava ridicolo e patetico per la sconfitta del rivale? Ma per favore! Al confronto Renzi, con tutti i suoi limiti, è un gigante. Cuperlo, Orfini o Speranza? Ma non scherziamo! Allora forse l’unico avversario leggermente e timidamente credibile sarebbe quel Bersani che tanto forse fa ancora presa nello zoccolo duro di sinistra, con possibili sorprese di uno più giovane – ma egualmente radicato – come Bonaccini. Credo comunque che neanche costoro riusciranno a scalfire la leadership di Renzi. Piuttosto che una affermazione degli avversari di Renzi vedo più probabile una scissione nel Pd, che sarebbe tuttavia la sua rovina (e quindi non ci sarà)".

"Ora dobbiamo prepararci a un governo sempre Pd + Alfano e Verdini che ci porterà al voto fra un anno, più o meno. Dovremo necessariamente scrivere una nuova legge elettorale, dato che l’Italicum non contempla il Senato e la dovremo scrivere osservando i principi di costituzionalità più volte espressi dalla Corte. Resto dell’idea che ripristinare i collegi sarebbe la scelta più saggia. Io sono da sempre per l’uninominale secco all’inglese, ma so che in Italia è pura utopia. Ora una chiusa da segretario locale di Forza Italia. Finora ci siamo faticosamente rinnovati a livello locale. So che è stato fatto quasi ovunque. Molto bene. E abbiamo anche tenuto agli urti elettorali. Nel prossimo anno dovremo però strutturarci e rinnovarci a livello nazionale. I big del parlamento hanno ormai dato. Basta, da qui non se ne esce. Hanno già dato, si deve cambiare pagina. E cambiando dobbiamo attingere dalle forze dinamiche e solari che ovunque, come un tumulto, stanno risvegliando da Nord a Sud il nostro mondo assopito, disperso e deluso con le politiche liberali e popolari che ci servono e che Renzi ha sempre mancato. Quello dovrà essere il nostro programma. Questa sarà la nostra vittoria di domani".
 

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