Presentati a Rimini i primi risultati di due importanti studi cardiologici

Lo scompenso cardiaco colpisce oltre 1 milione di nostri connazionali, condizionando significativamente qualità e durata della vita

Primi risultati del Blitz Hf - Studio Anmco-Fondazione per il Tuo cuore - per far crescere la qualità della gestione dei pazienti con scompenso cardiaco in Italia. Lo scompenso cardiaco colpisce oltre 1 milione di nostri connazionali, condizionando significativamente qualità e durata della vita. Gli studi osservazionali, i dati amministrativi e la pratica clinica indicano che i percorsi di diagnosi e cura tra ospedale e territorio nello scompenso cardiaco nel nostro paese sono ancora parzialmente inadeguati così come c’è la necessità di migliorare l’utilizzo dei trattamenti raccomandati dalle linee guida.  

“Lo studio ha coinvolto oltre 100 centri della Rete Nazionale dell’Anmco – afferma il professor Michele Gulizia, chairman dello Studio e Presidente della Fondazione per il Tuo cuore – ed ha arruolato oltre 7000 pazienti con Scompenso acuto e cronico. I primi dati raccolti permettono di affermare che i Centri Cardiologici della Rete Anmco hanno ancora una volta dimostrato i loro elevati standard di cura di questa complessa malattia”. “Lo Studio osservazionale multicentrico BLITZ HF promosso da Fondazione per il Tuo cuore e Anmco – sottolinea Andrea Di Lenarda, Presidente Anmco - ha l’obiettivo di migliorare l’adesione alle principali raccomandazioni delle attuali linee guida europee in pazienti ricoverati per scompenso cardiaco acuto o in visita ambulatoriale per uno scompenso cardiaco cronico. Questo è stato possibile grazie ad uno strumento informatico innovativo (oltre ad incontri formativi tradizionali) grazie al quale gli investigatori sono stati guidati alla miglior cura per i loro pazienti”.

Attraverso questi strumenti educativi i pazienti potranno ricevere i farmaci indicati per la loro malattia, al dosaggio più efficace, beneficiando così in termini di sintomi ed aspettativa di vita. Questo grande progetto che si concluderà nel 2019 non solo permetterà di migliorare la gestione dello scompenso cardiaco nel nostro paese ma è in linea con i contenuti del Piano Nazionale della Cronicità del Ministero della Salute che punta a implementare i percorsi di cura tra ospedale e territorio ed a migliorare la gestione ambulatoriale delle malattie croniche nel nostro paese. 

Le malattie cardiovascolari sono la principale cause di morte nel mondo, responsabili di circa il 30% della mortalità globale. I pazienti con storia di infarto miocardico (IMA) sono ad alto rischio di andare incontro a recidive di eventi cardiovascolari e a mortalità precoce, specialmente nei primi anni dall’evento indice. Recenti dati provenienti da registri e database amministrativi di diversi paesi suggeriscono che tra i pazienti sopravvissuti ad un anno dall’IMA, circa il 20% va incontro ad un evento cardiovascolare maggiore entro i successivi tre anni.  Le attuali linee guida internazionali raccomandano, nei pazienti con storia di IMA, l’utilizzo di diverse strategie farmacologiche e non farmacologiche, oltre alla modifica dello stile di vita e al controllo dei diversi fattori di rischio. Nonostante queste raccomandazioni derivanti da solide evidenze scientifiche, dati di mondo reale suggeriscono che i pazienti con storia di IMA, soprattutto dopo i primi mesi dall’evento indice, non ricevono tutte le terapie raccomandate e ciò potrebbe essere una causa importante dell’elevata  frequenza di recidive e ricoveri ospedalieri, nonché di mortalità a lungo termine. 

Per tali motivi, La Fondazione per il Tuo cuore dell’Associazione Nazionale Cardiologi Ospedalieri ha ideato e condotto lo studio Eyeshot (EmploYEd antithrombotic therapies in patients with acute coronary Syndromes HOspitalized in iTaly) POST-MI, un registro nazionale, multicentrico, osservazionale sull’utilizzo a lungo termine di diverse strategie farmacologiche e non farmacologiche raccomandate dalle attuali linee guida in pazienti con storia di IMA. I risultati di questo importante studio a cui hanno aderito 165 cardiologie ben distribuite su tutto il territorio nazionale, sono stati presentati venerdì a Rimini durante il 49° Congresso Nazionale dell’Anmco. Sono stati inclusi nel registro 1633 pazienti consecutivi dimessi (dopo un ricovero ordinario o in regime di day hospital) o gestiti a livello ambulatoriale presso le Cardiologie aderenti al progetto nell’arco temporale di 3 mesi con diagnosi di pregresso infarto tra 1 e 3 anni dall’evento indice. ‘Grazie alla rete cardiologica dell’ANMCO ed all’entusiasmo dei ricercatori ospedalieri italiani abbiamo ottenuto un gran numero di informazioni utili sull’attuale trattamento dei pazienti sopravvissuti al primo anno dall’infarto’ ha dichiarato Leonardo De Luca, chairman dello studio

EYESHOT POST-MI

Tra i pazienti inclusi, il 20% era di sesso femminile, il 23% presentava un’età ≥75 anni, il 28% era diabetico, il 74% dislipidemico, il 18% una storia di multipli episodi infartuali ed il 93% una pregressa rivascolarizzazione miocardica. Considerando gli esami strumentali eseguiti negli ultimi 12 mesi precedenti l’arruolamento, un ecocardiogramma transtoracico era stato eseguito in più della metà dei pazienti, una coronarografia in circa un terzo dei casi ed un test per la ricerca di ischemia miocardica inducibile in 1 paziente su 5. Per quanto concerne le terapia farmacologiche raccomandate, i beta-bloccanti sono stati utilizzati nel 82% dei casi, gli ACE inibitori o sartani nel 75% e le statine nel 93%. Particolarmente interessanti sono stati i dati sulla persistenza della doppia terapia antiaggregante (Dapt), raccomandata dalle linee guida internazionali per almeno un anno dall’episodio infartuale e nei pazienti ad alto rischio suggerita per ulteriori 3 anni. 
 

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