Scuola

Classi con stranieri: in provincia di Rimini la migliore distribuzione regionale

Appena il 4% supera la soglia massima del 30% oltre cui si va in deroga. Numeri in calo rispetto l'anno scorso

Negli ultimi tre anni le classi nelle scuole di Rimini e provincia hanno costantemente avuto i migliori rapporti tra studenti italiani e studenti provenienti dall'estero. A confermarlo è l'ultimo report pubblicato dall'Ufficio scolastico regionale che analizza la presenza e l'incidenza delle sezioni e classi in deroga, dove si supera il limite del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole statali (infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo livello). In breve, i dati riguardano le singole classi/sezioni che superano la percentuale massima del 30% di bambini stranieri. Per disposizione ministeriale le classi devono essere costituite tenendo conto di questo limite massimo. Quando non è possibile, i dirigenti scolastici possono chiedere all'Ufficio scolastico la deroga al superamento della soglia del 30%. Tutte le richieste arrivate da scuole della provincia di Rimini sono state accettate dall'ufficio scolastico.

Venendo ai numeri pubblicati, nell'anno scolastico 2017-2018 Rimini risulta all'ultimo posto della graduatoria con solo il 4% di classi composte da “troppi” stranieri (76 classi su 1.915 totali), su una media regionale del 13%. All'estremo opposto c'è Piacenza, con un peso nettamente superiore di classi in deroga, il 24% (409 su 1.704). Le vicine Forlì-Cesena e Ravenna si assestano comunque intorno al 9%. Entrando nello specifico, la distribuzione più equilibrata delle classi risulta quella delle secondarie di secondo grado (0,6%), seguita dalle secondarie di primo grado (3,1%), primarie (6,1%) e infanzia (10,2%). Rispetto l'anno scorso Rimini, anche qui in netta controtendenza rispetto il quadro regionale, diminuisce le classi in deroga del 5%, passando dalle 80 del 2016/2017 alle 76 di quest'anno.

Si tratta di un fenomeno regionale con percentuali variabili fra loro. Le ragioni di tali fenomeni sono varie e non è facile dare un senso univoco ai fenomeni. Sicuramente Rimini viene premiata da una concomitanza di ragioni, tra cui: Rimini, rispetto agli altri territori, ha un'incidenza inferiore di minori stranieri (12% nella fascia 0-18, contro il 21% di Piacenza – all'estremo opposto della graduatoria – ai 16% di Ravenna o al 14% di Forlì-Cesena). Questo non è ancora sufficiente a spiegare distacchi così evidenti, anche rispetto alle province vicine, giustificabili anche perché la distribuzione dei minori stranieri nelle classi riminesi è più diffusa e quindi articolata meglio rispetto agli altri territori, sicché l'esigenza della richiesta della deroga è minima. In soldoni, sul territorio riminese si riesce a mettere in atto una distribuzione più omogenea che, evitando i picchi di concentrazione, sicuramente ha un effetto migliore sulla capacità di integrazione tra studenti italiani e stranieri.

“Il report racconta di scuole multietniche – è il commento di Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – in cui Rimini emerge per una migliore organizzazione logistica e territoriale. La parola d'ordine è integrazione, anche se la nostra è una presenza in larga parte già integrata, perché cresce il numero di minori nati e cresciuti da noi da famiglie di origine straniera, ma che parlano e padroneggiano l'italiano. Se venisse approvata la legge sullo ius soli, ad esempio, le classi in deroga sarebbero drasticamente ridimensionate. Rimane centrale, in ogni caso, il lavoro di integrazione svolto dalle scuole, dal Comune e dalle associazioni, sia per quanto riguarda i corsi di lingua italiana sia per quello riguardante la socializzazione e il sostegno. La direzione è quella giusta, cioè distribuire in maniera equilibrata gli studenti, favorendo una integrazione bilanciata contro la creazione di classi o scuole ghetto che andrebbe invece nella direzione opposta dell'isolamento e della separazione. A Rimini è un modello che nonostante alcune criticità funziona, anche grazie a tutto il lavoro fatto a monte con le famiglie e sul territorio”

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