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ANMIC Rimini: "Giornata Internazionale delle persone con Disabilità, chi se ne è accorto?"

Via Montefeltro, 57 · Ausa

Il 3 dicembre viene celebrata la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Un’occasione per favorire una diffusa consapevolezza delle condizioni di vita dei singoli e delle loro famiglie e a modificare gli atteggiamenti.
Purtroppo, secoli di segregazione e di invisibilità hanno creato una immagine luttuosa e deformata della disabilità erigendo un muro di pregiudizi, anche inconsapevoli, difficili da abbattere nei sentimenti e nelle coscienze delle persone. E i pregiudizi determinano e giustificano comportamenti personali e scelte politiche e sociali discriminanti.
Oggi, a condizioni idonee le persone con disabilità studiano, lavorano, praticano sport, vanno in vacanza. A condizioni idonee le persone con disabilità frequentano cinema, teatri, musei, ristoranti. A condizioni idonee hanno amici, formano famiglie…
Ma sono proprio quelle “condizioni idonee” che troppo spesso mancano o sono compresse dalla carenza o assenza di investimenti e risorse.
Secondo una recente indagine ISTAT vivono in Italia oltre 3 milioni di persone con gravi disabilità. Di queste solo un milione e centomila fruiscono di indennità di accompagnamento.
Oltre 200 mila adulti vivono ancora in istituto o in RSA e quindi in situazioni potenzialmente segreganti: a loro viene impedito di scegliere dove, come e con chi vivere. Molte altre persone sono segregate in casa, assieme alle loro famiglie a causa dell’assenza di supporti, di sostegni, di opportunità.
L’Italia spende poco per la disabilità: 430 euro procapite (dati Eurostat), posizionandosi al di sotto della media europea (538) nella parte bassa della classifica.
La spesa media annua dei Comuni per disabile è inferiore ai 3000 euro l’anno con una spesa giornaliera di 8 euro. 
Il 70% delle famiglie con persone con disabilità non fruisce di alcun servizio a domicilio. Meno di 7 disabili su 100 contano su forme di sostegno presso la propria abitazione. Ciò significa che nella maggior parte dei casi le famiglie gestiscono da sole ciò che i servizi non offrono, rinunciando a molto, spesso anche al lavoro. E questo riguarda in particolare e ancora migliaia di donne a cui è ancora oggi delegato forzosamente quel lavoro di cura che non conta su alcun riconoscimento né formale né sostanziale.
L’esclusione è più forte che mai nel mondo del lavoro: meno di un disabile su cinque lavora con ciò che ne deriva in termini di realizzazione personale e di mancato guadagno.
Non è un caso che la disabilità sia uno dei primi determinanti dell’impoverimento e della povertà. La condizione di disabilità sospinge verso la marginalità, erode giorno dopo giorno risorse alle famiglie e ai singoli.

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