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Sigismondo Pandolfo Malatesta, breve storia del Signore di Rimini

Gran principe mecenate, abile condottiero o spietato Signore di Rimini? Sigismondo Pandolfo Malatesta è una delle figure più misteriose del Rinascimento italiano

Sigismondo Malatesta è una delle figure più misteriose del Rinascimento italiano. Chi era, dunque, questo ambiguo personaggio che fece di Rimini una corte raffinata, nonchè un prestigioso centro culturale ospitando i più grandi artisti dell’epoca?

Scopriamolo in questa reve narrazione della sua vita e delle sue gesta.

I primi anni di Sigismondo

Figlio illegittimo di Pandolfo III Malatesta e dell’amante Antonia da Barignano nacque a Brescia nel 1417. Fu signore di Rimini e Fano dal 1432, mentre suo fratello Domenico Malatesta lo fu di Cesena. 

Ma partiamo dal principio.

A dieci anni rimase orfano di padre e, insieme ai due fratelli, si trasferì a Rimini alla corte dello zio Carlo Malatesta che accolse i nipoti sotto la sua protezione ottenendo la legittimazione dal papa. 

Lo zio morì nel 1429 lasciando il potere al primogenito Galeotto Roberto che due anni dopo abdicò in favore del giovane fratello Sigismondo che divenne Signore di Rimini.

In quanto tale ed essendo un grande patrono delle arti, Sigismondo trasformò Rimini in un importante centro culturale ospitando artisti e intellettuali di fama come Platone, l'Alberti, Piero della Francesca, Agostino di Duccio, Matteo dè Pasti, Roberto Valturio, Basinio di Parma e numerosi altri.

Le tre mogli di Sismondo

Sigismondo si sposò tre volte: la prima moglie fu Ginevra d’Este sposata nel 1434, morta in circostanze misteriose, secondo alcuni uccisa dallo stesso Sigismondo.

Dopo Ginevra, nel 1442 si risposò con Polissena, figlia di Francesco Sforza, suggellando così l’alleanza fra Malatesta e Sforza. La dote di Polissena fu Mondavio, capoluogo di Vicariato con giurisdizione su ventiquattro castelli, che subito Sigismondo fece abbellire e fortificare. Dopo pochi anni muore anche Polissena e si parla di uxoricidio anche se al vaglio degli storici queste accuse non trovano il minimo fondamento.

Dopo sette anni dalla morte della seconda moglie, nel 1456, Sigismondo sposò l’amante Isotta degli Atti, animatrice di una corte raffinatissima.

Cavaliere, mecenate, capitano della Chiesa

Nel 1433, dopo essersi distinto combattendo come mecenate per i migliori offerenti, venne nominato Cavaliere dall’imperatore d’Occidente di passaggio da Rimini. Due anni dopo, il 18 marzo 1435, Eugenio IV lo arruolò per sei mesi alla condotta di 200 lance della Chiesa, con il ruolo di capitano generale. Diventò così uno dei più abili capitani delle armi pontificie e fu nominato gonfaloniere della Santa Sede.

Fu più volte assoldato dai Papi, dei quali era vicario, comandò le truppe veneziane nella campagna contro la Repubblica Ambrosiana e contro Francesco Sforza, nonché quella del 1465 contro l’Impero Ottomano. Aiutò anche i fiorentini nella resistenza all’invasione di Alfonso V d’Aragona. Ebbe pessimi rapporti con il vicino Federico da Montefeltro, duca di Urbino: fra i due il linguaggio delle armi precedeva e seguiva quello degli insulti reciproci. 

Nel 1437 ebbe inizio la costruzione di Castel Sismondo e partecipò al concilio di Ferrara e poi Firenze per la Riunificazione delle chiese d’Oriente e d’Occidente. A lui si deve anche la creazione di uno dei monumenti simbolo della città di Rimini e dell’intero Rinascimento: il Tempio Malatestiano di Leon Battista Alberti.

Nel 1444, al termine di una brillante campagna militare, conquistò Senigallia e Mondavio. Ma, sempre bisognoso di fondi per finanziare i suoi grandiosi progetti, fu talvolta spregiudicato in guerra, pronto anche a cambiare bandiera in favore di chi gli garantisse il migliore appannaggio. Come accadde quando nel 1447, dopo aver abbandonato Alfonso d’Aragona, si alleò con i fiorentini aiutandoli a respingere con successo l’invasione aragonese nei loro domini e questo gli procurò molti nemici e una pesantissima campagna diffamatoria fino all’esclusione dei benefici della pace di Lodi nel 1454.

La rottura completa si ebbe con la presa di alcuni castelli che il Papa avrebbe voluto fossero ceduti al suo eterno rivale Federico da Montefeltro. I contrasti lo portarono ad affrontare l’esercito papale, guidato da Federico da Montefeltro e a soccombere.

Gli ultimi anni

Da quel momento dovette assistere allo smembramento dei suoi territori, che cadevano sotto i colpi dell’esercito della Chiesa guidato dal suo nemico.

 Stritolato dalla coalizione, Sigismondo fu privato di tutti i suoi domini e conservò la sola città di Rimini. Nel 1464 andò in Morea, a combattere contro i Turchi. Soltanto dopo la morte di Pio II, Sigismondo Pandolfo poté tornare in patria e riconciliarsi col nuovo Papa Paolo II. Stanco ed ammalato, Sigismondo si spense il 9 ottobre del 1468, a soli 51 anni d’età. Il suo corpo venne sepolto nella tomba del Tempio Malatestiano, incompiuto, come il suo progetto di ingrandimento dello Stato.

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