Acque sotterranee: a Rimini un principio attivo di fitofarmaci superato

L'Ue mette sotto la lente di ingrandimento la situazione delle acque della Penisola: serve maggior tutela

risorse idriche - direttiva Ue

È una direttiva di Parlamento e Consiglio europei a istituire il quadro di riferimento per l’azione comunitaria in materia di acque ai fini della tutela e della gestione delle risorse idriche. In Italia si prefigge finalità importanti, che sono:

- impedire un ulteriore deterioramento, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici;
- agevolare un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche disponibili;
- mirare alla protezione rafforzata e al miglioramento dell’ambiente acquatico, anche attraverso misure specifiche per la graduale riduzione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite di sostanze prioritarie, fino all’arresto o alla graduale eliminazione;
- assicurare la graduale riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee e impedirne l’aumento;
- contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità.

In particolare l’Emilia-Romagna vede il proprio territorio ripartito in tre diversi distretti idrografici: il Distretto Padano, dell’Appennino Settentrionale e dell’Appennino Centrale, in capo rispettivamente alle Autorità di Bacino del Fiume Po, del Fiume Arno e del Fiume Tevere, cui compete il ruolo di coordinamento per la redazione del Piani di Gestione (PdG). La Regione ha partecipato all’elaborazione del primo ciclo dei Piani di Gestione, adottati il 24 febbraio 2010 dai Comitati Istituzionali delle rispettive Autorità di Bacino. Tali Piani devono essere aggiornati entro il 2015: le Autorità hanno quindi avviato il processo di partecipazione pubblica per il 2° ciclo di pianificazione 2015-2021.

In questo quadro articolato e territorialmente complesso, risulta importante sfruttare l’opportunità del riesame e dell’aggiornamento dei Piani per dare un nuovo impulso alle politiche di tutela delle risorse idriche, promuovendo un cambiamento culturale di approccio al problema che contribuisca ad esaltare il ruolo dei cosiddetti servizi ecosistemici (riduzione delle piene, depurazione naturale delle acque, fruizione delle stesse), superando la visione utilitaristica delle acque che si è venuta a creare negli ultimi anni.
Per quanto riguarda, nello specifico, il territorio di Rimini, ne è stata fatta menzione a proposito delle acque sotterranee.
L’identificazione e la caratterizzazione dei corpi idrici sotterranei è stata effettuata sulla base dei criteri individuati dalla Direttiva 2000/60/CE e dal D.Lgs. 30/2009; in tutto sono stati identificati e delimitati 145 corpi idrici sotterranei.

I corpi idrici di pianura sono stati individuati suddividendo gli acquiferi sulla base della profondità, in una porzione superiore ed una inferiore. Questa suddivisione verticale ha un preciso significato geologico ed è motivata da una diversa pressione antropica sulle due porzioni individuate. A loro volta le due distinte porzioni si articolano in diversi corpi idrici: conoidi alluvionali libere, confinate superiori e confinate inferiori; pianura alluvionale appenninica confinata superiore e inferiore; pianura alluvionale e deltizia padana confinata superiore e inferiore. In pianura, inoltre, sono presenti due corpi idrici freatici, quello fluviale e quello costiero, che sovrastano la porzione di pianura del territorio regionale ed hanno uno spessore che raggiunge al massimo i 10-15 metri. Nella parte collinare-montana sono stati individuati i corpi idrici, laddove le unità geologiche sono sede di acquiferi.

Lo stato “quantitativo” è l’espressione del grado in cui un corpo idrico sotterraneo è modificato da estrazioni dirette e indirette. In pianura, tale stato rappresenta la sommatoria degli effetti antropici e naturali, ovvero prelievo di acque e ricarica naturale delle falde medesime, e viene calcolato utilizzando le misure di livello delle falde. Per i corpi idrici montani, lo stato quantitativo è stato valutato considerando le misure di portata delle sorgenti monitorate e trascurando le estrazioni forzate.

I dati relativi allo stato quantitativo evidenziano che il 79% dei corpi idrici è in stato “buono”: si tratta di acquiferi collinari e montani, di fondovalle, freatici e profondi di pianura alluvionale.
Il restante 21% è in stato quantitativo “scarso”, ovvero a rischio di non raggiungere l’obiettivo fissato dalla normativa. Si tratta di gran parte dei corpi idrici di conoide alluvionale appenninica, dove si concentrano i maggiori prelievi acquedottistici e quelli irrigui non sono trascurabili, soprattutto nel periodo estivo.

Lo stato “chimico” viene rappresentato dalla qualità delle acque, che può essere influenzata sia dalla presenza di sostanze inquinanti, attribuibili principalmente ad attività antropiche, sia da meccanismi idrochimici naturali che ne modificano la qualità in termini di ione ammonio, solfati, ferro, manganese, arsenico, boro. Tale stato si basa sul non superamento degli standard di qualità e dei valori soglia definiti a livello nazionale con il D.Lgs. 30/2009.

I dati relativi allo stato chimico evidenziano che il 68% dei corpi idrici è in stato “buono”: si tratta di acquiferi collinari e montani, di fondovalle e profondi di pianura alluvionale.

Il rimanente 32% è in stato chimico “scarso”: si tratta soprattutto di corpi idrici di conoide alluvionale appenninica e, in misura minore, di collinari montani e freatici di pianura. In questi ultimi, a diretto contatto con la maggior parte delle attività antropiche, le sostanze che vengono rinvenute, e che non permettono il raggiungimento dello stato “buono”, sono principalmente nitrati e fitofarmaci; in alcune stazioni vengono rinvenuti anche composti organoalogenati. Per le conoidi alluvionali appenniniche, interessate dallo stato chimico “scarso”, le principali criticità sono rappresentate da nitrati e organoalogenati: i primi derivanti dalle attività agricole e zootecniche, i secondi da attività di tipo civile e industriale, svolte nell’ambito della fascia collinare e di alta-pianura corrispondente alla zona con maggiore urbanizzazione. La presenza di tali sostanze inquinanti, in questo contesto territoriale caratterizzato da numerosi prelievi, può compromettere nel tempo gli usi pregiati della risorsa. Lo stato “scarso” dei corpi idrici montani riguarda la presenza di cromo VI in alcune stazioni del piacentino e parmense e il superamento di un singolo principio attivo di fitofarmaci nel riminese. Per i corpi idrici montani, la presenza di cromo VI può essere ricondotta all’origine naturale dello stesso nelle rocce presenti nel bacino idrogeologico (ofioliti). In attesa di verificare tale ipotesi, lo stato del primo triennio di questi corpi idrici viene indicato cautelativamente in classe “scarso”.

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