Rimini, le coste erano verdi ma nessuno se lo ricorda

Dai dati raccolti da Legambiente sul consumo della costa romagnola appare evidente come l'urbanizzazione abbia cambiato per sempre il volto della costa, tanto da non riuscire ad immaginarla diversamente da come è ore.

Nella provincia di Rimini il consumo della costa ha praticamente mutato per sempre gli scenari paesaggistici della riviera romagnola. Anche se ha acquisito una nuova caratterizzazione, l’impatto ambientale con il quale l’intera costa ha subito il processo di trasformazione è da analizzare attentamente. È proprio ciò che ha fatto la Goletta Verde di Legambiente, che partendo dal Veneto ha costeggiato Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Sicilia tirrenica, Campania e Lazio per controllare i cambiamenti dei paesaggi costieri.

Nel dossier “Salviamo le coste italiane” stilato dall’associazione del cigno verde, i dati parlano chiaro. Sugli oltre 1800 chilometri di costa monitorata oltre il 55% risulta cementificato. I dati raccolti dalla nave osservatorio sono stati anche arricchiti dalla sovrapposizione delle foto satellitari storiche, che hanno dimostrato anche visivamente come siano avvenuti i cambiamenti, spesso ancora in atto.

Per quanto riguarda le coste romagnole è addirittura il 58,1% ad essere stato ricoperto di cemento, precisamente 82 chilometri su un totale di 141.  La nostra Regione, come in generale la costa adriatica nel suo complesso, non ha vissuto danneggiamenti di costa mastodontici negli ultimi anni, anche perché l’urbanizzazione della costa era già avvenuta in maniera massiccia negli anni del boom economico italiano di circa 40 anni fa. Fatto sta che edifici di carattere turistico, ma anche le cosiddette seconde case, sono innumerevoli in prossimità della costa. Da Cesena a Cattolica si è registrato un forte aumento anche alle spalle della costa negli ultimi 25 anni non giustificabile in base all’urbanizzazione avvenuta. Visivamente la costa appare come divisa in due nella fascia nord, al confine con il Veneto ancora sono riscontrabili ambiti naturalistici di alto pregio, mentre nella fascia sud il modello turistico intensivo romagnolo ha proseguito  con il cementificare lembi liberi, rendendo addirittura impossibile immaginare come il paesaggio si presentasse in precedenza. Fatto sta che oggi è un susseguirsi di alberghi, palazzi, case e stabilimenti senza interruzione.

Tutti questi dati sono sconfortanti se si pensa che nel 1985 si è legiferato per la tutela delle coste. La cosiddetta Legge Galasso, di fatto vietava la costruzione di nuovi edifici ad una distanza inferiore di 300 metri dalla costa. Tuttavia demandava le decisioni formali ai pareri paesaggistici redatti dai vari piani regionali che qualche falla hanno sempre mostrato.  Dopo quella data sono comunque spariti, solo in Emilia Romagna circa 7 km di costa, o sarebbe meglio dire che sono soffocati di cemento.

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