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Il violino di Federico Mecozzi sul "tetto" di Rimini per diffondere un messaggio di speranza

Il sindaco: "Oggi che siamo tutti fragili, colpiti al cuore, Rimini vuole mandare un semplice messaggio di fratellanza e solidarietà"

Nel giorno in cui in tutto il mondo si celebrano i 250 anni dalla nascita di Ludwig Van Beethoven, il comune di Rimini lancia un messaggio di speranza usando i linguaggi universali della musica e della luce, attraverso un video inedito con una personalissima interpretazione della celebre corale del quarto movimento della Nona Sinfonia, eseguita dal violinista e polistrumentista Federico Mecozzi, da undici anni al fianco di Ludovico Einaudi. E’ on line da mercoledì il video di questa esecuzione emozionante dove in piedi, sul tetto del grattacielo di Rimini, troviamo i musicisti come su un palco sospeso che si affaccia sul cielo di una notte e di un’alba indefinita, sotto l’occhio di un drone che si allontana sempre di più, verso le luci della città, sotto il vuoto.

Una visione ispirata di un inno necessario in questo tempo sospeso, che vuole mandare un messaggio universale di speranza attraverso i linguaggi della musica e della luce. Protagonisti del video sono le luci della città, la notte che si fa giorno, la musica, l’altezza che crea il senso del vuoto e della fragilità, ma che allo stesso tempo incarna simbolicamente una grande antenna dalla quale lanciare verso tutto il mondo, dal punto più alto della città, un augurio collettivo che possa arrivare la fine di questa terribile pandemia. Ad esibirsi con Federico Mecozzi anche i suoi musicisti: Anselmo Pelliccioni (violoncello), Veronica Conti (violoncello), Cristian Bonato (produzione, synth, harmonium), Stefano Zambardino (pianoforte, synth), Massimo Marches (chitarra, synth), Tommy Graziani (percussioni). Il brano interpretato da Mecozzi e dai suoi musicisti è da oggi disponibile su tutte le piattaforme digitali.

“Proprio in questo buco della storia – commenta il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi – in una evoluzione possibile dei prossimi giorni ancora più limitante di una vita normale, è necessario in ogni modo stringersi come comunità e provare a vedere un orizzonte e una luce. Beethoven considerava la musica come l’arte più nobile ed elevata per poter esprimere l’inesprimibile. Come oggi, dove immaginare speranza sembra quasi impossibile. Beethoven scrisse questa musica quando ormai era completamente sordo, e questo, invece di abbatterlo, lo ha spinto a scrivere una musica, diventata l’inno d’Europa, che trasmette forza e umanità. Oggi che siamo tutti fragili, colpiti al cuore, Rimini vuole mandare un semplice messaggio. “Sl’è nota us’ farà dè”. Prendiamo il messaggio che i nostri vecchi, cioè le nostre radici, cioè la nostra terra, ci hanno trasmesso anche in tempi di rovina e distruzione: provare a tenere duro è un modo per provare a uscirne insieme. Un messaggio di fratellanza e solidarietà in questo tempo sospeso”.

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