Scuola primaria: guida ai nuovi giudizi, come si legge la nuova pagella

Al posto dei voti numerici tornano i giudizi alla scuola primaria. Scopriamo come leggere le pagelle dei propri figli

Si respira aria nuova nel mondo della scuola primaria: con il nuovo anno scompaiono i voti e arrivano i giudici che descrivono attitudini e competenze dell’alunno.

Alla fine degli anni ’70, con la legge 517/1977,  venne diversificata la pagella tra ordini di scuole: mentre le superiori mantennero il voto in decimi, alle elementari e alle medie furono introdotti i giudizi (ottimo, distinto, buono, sufficiente…) e veniva cancellata, dopo 50 anni di vita, la vecchia pagella con i voti.

Nel 2008 fu l’allora ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini a far tornare il voto in decimi nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado.

L’ultimo intervento è stata l’ordinanza del 4 dicembre 2020 in cui sono stati stabiliti i 4 livelli di apprendimento dei giudizi descrittivi.
Una riforma, voluta proprio per la scuola primaria, che doveva entrare in vigore da settembre, slittata a causa della pandemia e della chiusura delle scuole.

Per tutti i dubbi e per capire a cosa corrisponde un determinato giudizio, si potrà parlare con gli insegnanti. Intanto, vi diamo un vademecum per interpretare i giudizi.

I quattro livelli dei giudizi

I livelli individuati dal Ministero dell’Istruzione sono in totale quattro: 

  • Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.
  • Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.
  • Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.
  • In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente

Come si definiscono i livelli?

All’interno delle sue linee guide, il Ministero dell’Istruzione, offre anche indicazioni precise agli insegnanti in merito a come assegnare i diversi livelli:

  • giudizio descrittivo. È possibile individuare, nella letteratura pedagogico-didattica e nel confronto fra mondo della ricerca e mondo della scuola, quattro dimensioni che sono alla base della definizione dei livelli di apprendimento.

Le quattro dimensioni sono:

  • l’autonomia dell’alunno nel mostrare la manifestazione di apprendimento descritto in uno specifico obiettivo. L’attività dell’alunno si considera completamente autonoma quando non è riscontrabile alcun intervento diretto del docente;
  • la tipologia della situazione (nota o non nota) entro la quale l’alunno mostra di aver raggiunto l’obiettivo. Una situazione (o attività, compito) nota può essere quella che è già stata presentata dal docente come esempio o riproposta più volte in forme simili per lo svolgimento di esercizi o compiti di tipo esecutivo. Al contrario, una situazione non nota si presenta all’allievo come nuova, introdotta per la prima volta in quella forma e senza specifiche indicazioni rispetto al tipo di procedura da seguire;
  • le risorse mobilitate per portare a termine il compito. L’alunno usa risorse appositamente predisposte dal docente per accompagnare il processo di apprendimento o, in alternativa, ricorre a risorse reperite spontaneamente nel contesto di apprendimento o precedentemente acquisite in contesti informali e formali;
  • la continuità nella manifestazione dell'apprendimento. Vi è continuità quando un apprendimento è messo in atto più volte o tutte le volte in cui è necessario oppure atteso. In alternativa, non vi è continuità quando l’apprendimento si manifesta solo sporadicamente o mai.


 

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