Spaccio di cocaina al Coconuts, chiesta la condanna dei fratelli Paesani

Secondo l'accusa gli indagati dell'operazione "Titano" erano in grado di vendere 1,5 chili di "neve" in una sola serata

Pesanti condanne quelle chieste dal pubblico ministero al gip nei confronti degli indagati dell'operazione "Titano" che, nel giugno del 2015, scardinò un giro di spaccio di cocaina e vide eseguire dal personale della Squadra mobile di Rimini 18 custodie cautelari in carcere, 8 arresti domiciliari, 2 divieti di dimora nel comune di Rimini ed 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nel vortice erano finiti anche i fratelli Paesani, Fabio e Lucio, titolari del Coconuts dove, secondo gli inquirenti, si svolgevano le "notti bianche" e dove si arrivava a spacciare 1,5 chili di "neve" in una sola serata. Per i due imprenditori sono stati chiesti rispettivamente 6 e 4 anni di reclusione col rito abbreviato mentre, il loro legale, ne aveva chiesto l'assoluzione in quanto si sono sempre dichiarati innocenti respingendo tutte le accuse. Altri indagati, incece, hanno chiesto il patteggiamento. Il giudice emetterà la sentenza il prossimo 2 aprile.

L'indagine della Mobile era partita nel luglio del 2013 e, per un anno, ha permesso di documentare quanto avveniva all'interno della discoteca. Secondo quanto emerso, a far partire l'inchiesta sono state le dichiarazioni di uno degli attuali indagati il quale era vittima di un'estorsione per una partita di cocaina non pagata. Dalle intercettazioni è così emerso un mondo parallelo al divertimento e che, nella 'neve', aveva il proprio epicentro. Tre i gruppi criminali che, sostanzialmente, mandavano avanti un giro di affari da decine di migliaia di euro: il primo era composto da riminesi, il secondo da albanesi e sudamericani quasi tutti residenti nella Repubblica di San Marino e, il terzo, da stranieri residenti tra le Marche, la Romagna e la Lombardia.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il Coconuts rappresentava la piazza privilegiata per il consumo di sostanza supefacenti, prevalentemente cocaina e marijuana. Una situazione, accompagnata a quella di alcune risse ed accoltellamenti avvenuti fuori dal locale, che aveva portato il Questore di Rimini a sospendere la licenza sulla base dell'articolo 100 del Tulps per 30 giorni. Pesanti accuse, con il Tar che aveva però ritenuto sproporzionato il provvedimento della Questura.


 

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