Traffico di esseri umani dietro il ritrovamento del cadavere a Montalbano

La vittima prima di morire aveva cercato disperatamente di avvertire i parenti e chi guidava il camion

C'è un traffico di esseri umani dietro il ritrovamento del cadavere di uno sconosciuto, avvenuto nel settembre del 2018 a Montalbano, e per il quale i carabinieri hanno arrestato un cittadino pakistano. Le indagini, durate oltre un anno, ha permesso di scoprire una tratta di clandestini che avveniva sotto gli occhi degli inquirenti visto l'esiguo numero di persone che ogni volta veniva movimentata tra la Grecia e l'Europa entrando dall'Italia nel porto di Brindisi. Tutto è iniziato con la scoperta dei poveri resti nei pressi del centro ippico di San Giovanni in Marignano quando, alcuni passanti, erano stati attirati da un forte odore di putrefazione. Sul posto erano accorsi i carabinieri che avevano recuperato il cadavere privo di documenti in avanzato stato di decomposizione tanto da non riuscire ad individuare, sul momento, il sesso e l'etnia.

Il giallo del cadavere di Montalbano

Gli accertamenti avevano permesso di scoprire che, il corpo, era lì dalla metà di agosto e la stessa autopsia aveva confermato che la data del decesso era compatibile con quel periodo. Il forte eco mediatico avvenuto dopo il ritrovamento aveva poi spinto due signori pakistani provenienti dalla Grecia a presentarsi presso i carabinieri sostenendo di essere rispettivamente il padre e il cugino della vittima, Hussain Maalik, raccontando che faceva l'allevatore di ovini nella regione greca dell'Attica. Il giovane 26enne, secondo il racconto dei parenti, avrebbe voluto entrare in Italia.

Sempre secondo i parenti, la vittima era entrata in contatto con dei trafficanti di esseri umani che dietro il pagamento di 5mila euro avrebbero potuto organizzare il viaggio. I due malviventi, che operavano nel trasporto di cavalli da corsa, erano specializzati proprio nel nascondere gli stranieri sul van degli animali e fargli attraversare i confini. A raccontare la vicenda ai parenti era stato lo stesso Hussain raccontando loro che sarebbe partito il 25 agosto del 2018. Il prelievo del dna ha poi permesso di effettuare i riscontri del caso e, quindi, dare un nome ai poveri resti confermando la versione dei parenti del 26enne.

Le indagini dei carabinieri sono così proseguite sulla base del racconto dei parenti della vittima e, grazie al numero di cellulare di Hussain, si è potuto ricostruire la sua rete di telefonate. Allo stesso tempo, è stato accertato che nel centro ippico di San Giovanni in Marignano si era tenuto un concorso ippico dove vi avevano partecipato alcuni stallieri pakistani che erano entrati in contatto con la vittima. L'inchiesta ha poi fatto emergere che i contatti tra i trafficanti di esseri umani e gli aspiranti clandestini avvenivano attraverso i social network e, allo stesso tempo, durante il viaggio venivano nascosti nei camion per il trasporto dei cavalli tra le balle di paglia.

Il viaggio di Hussain è stato tracciato dai carabinieri grazie ai segnali del cellulare che, alla fine, si sono interrotti a San Giovanni in Marignano. Allo stesso tempo, sono stati individuati altri stranieri clandestini che, come la vittima, erano arrivati in Romagna seguendo lo stesso percorso. Un viaggio di 3 o 4 giorni che, per chi si imbarcava coi trafficanti, veniva trascorso stipati in un angolo del camion tra i cavalli e le balle di fieno. Grazie al loro racconto è stato possibile rintracciare sia il van, che nel frattempo era a un concorso ippico ad Arezzo, che le cause del decesso di Hussain avvenuto per asfissia. Dagli accertamenti, inoltre, è emerso che la vittima bloccata nel camion aveva cercato disperatamente di contattare il guidatore quando ha iniziato a sentirsi male. Con un Whatsapp vocale aveva chiamato il guidatore del camion dicendo "Io sto morendo qua, non lo so. Fratello Ifran dove sei?".

Ad essere indicato come il trasportatore di esseri si è così scoperto che si trattava di Alì Irfan, pakistano 33enne, che arrivato a San Giovanni in Marignano ha trovato il corpo del 26enne. Spaventato, quindi, si è disfatto del cadavere gettandolo nel fosso di Montalbano dove è stato poi ritrovato dai carabinieri. Sarebbero almeno 5 gli stranieri che, con lo stesso metodo, sono arrivati in Italia. Ad Alì Ifran, arrestato dai militari dell'Arma in Grecia, sono stati contestati i reati di occultamento e soppressione di cadavere e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

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