Confindustria Romagna: "Per l'emergenza sanitaria persi 87 milioni di euro sul fatturato estero"

Il presidente Paolo Maggioli: "L’ascolto delle nostre imprese, resta il primo passo per capire come agire lucidamente e quali istanze portare all'attenzione del Governo"

Il Centro studi di Confindustria Romagna, visto il protrarsi dell'emergenza sanitaria, ha effettuato un'indagine tra i propri associati tra il 4 e il 9 marzo, con domande mirate a capire l'impatto reale sull'economia del territorio della diffusione del coronavirus, prima a livello internazionale e poi nel nord Italia. All’indagine hanno risposto 195 aziende di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, che rappresentano il 22% della base associativa. "Nei momenti di difficoltà inedite caratterizzate da repentini cambiamenti, come quello che stiamo vivendo, la necessità di agire insieme responsabilmente, nel rispetto delle direttive, deve essere la priorità. L’ascolto delle nostre imprese, resta il primo passo per capire come agire lucidamente e quali istanze portare all'attenzione del Governo – spiega il presidente Paolo Maggioli - In questo momento straordinario abbiamo un canale diretto con Roma, nelle prossime ora sono attese le misure economiche, e questa fotografia è importante per riferire in tempo reale quello che sta accadendo nelle aziende del territorio". 

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In linea generale, la diffusione del Coronavirus a livello nazionale ha fatto passare in secondo piano i disagi derivanti dall’epidemia Cina: il 77,9% dei rispondenti ha registrato impatti sulla propria attività a causa della diffusione del Covid-19 in Italia. Prevale l’aspetto legato ad una diminuzione delle vendite in Italia (50,8%), rispetto alle difficoltà di reperimento di input produttivi (25,1%). La stima di perdita sul fatturato estero è in totale di 87 milioni di euro, che rappresenta per il nostro campione in media il 13% del fatturato aziendale. La perdita stimata sul mercato domestico è invece di 19 milioni, in media il 2,6% del fatturato aziendale. Missioni all’estero e in Italia il 64,6% ha registrato un danno per la mancata partecipazione a fiere o a eventi di promozione all’estero. Solo per il 3,1% si è reso necessario chiudere unità produttive o punti vendita all’estero. Il 72,8% dei rispondenti ha registrato invece un danno per la mancata partecipazione a fiere o a eventi di promozione in Italia. Lavoro agile misure straordinarie per la gestione del personale hanno riguardato il 37,4% del campione, con una netta preferenza per il ricorso allo smart working (23%).

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